Scooter ( Muppet )

Scooter ( Muppet ) . Scooter  funge da “tuttofare” nelle dietro le quinte del Muppet Show, ed è uno dei principali personaggi dei Muppet, apparso fin dal primo episodio prodotto fino all’ultimo.Scooter compare quasi esclusivamente nel backstage con ruoli principali. Anche se di tanto in tanto ha eseguito numeri sul palco. Dalla quinta alla quarta stagione, Scooter è apparsoi prima della sigla dove ha il ruolo di avvisare l’ospite speciale che lo show sta per iniziare. Lui ha anche una sorella di nome Skeeter. Scooter è un giovane vago umanoide dalla pelle arancione e da un grande naso. Ha anche un paio di occhiali con occhi inglobati nelle lenti. Ha capelli di lana e indossa sempre una giacca verde lucida, con su scritto sul retro “The Muppet Show”. La prima apparizione di Scooter risale già al primo episodio del Muppet Show (dove ha già il ruolo principale), anche se l’ufficiale comparsa avviene nel sesto episodio della prima stagione. Una gag ricorrente riguarda il fatto che lo zio di Scooter, J.P Grosse, è il proprietario del teatro dei Muppet, è spesso sfruttato da suo nipote per ottenere ciò che vuole. Nel diciannovesimo episodio della quarta stagione, Scooter ha seguito un corso di corrispondenza leggendo un libro per diventare un supereroe. A volte, Scooter ha aiutato Miss Piggy nei suoi tentativi per far diventare Kermit romanticamente interessato a lei. Nel ventesimo episodio della terza stagione, Scooter ha venduto pass privati per il backstage di alcune fan di Sylvester Stallone. Questa azione fece arrabbiare Kermit. Nell’ottavo episodio della terza stagione, Scooter ha avuto il ruolo di dirigere lo show quando Kermit, accidentalmente, parte per un treno mentre lo spettacolo andava avanti. Scooter ha spesso interagito con Fozzie eseguendo insieme duetti musicali e sketch. Dopo il Muppet Show, Scooter fece apparizioni con ruoli minori nei film Ecco il film dei Muppet (1979), Giallo in casa Muppet (1981) e I Muppets alla conquista di Broadway (1984). Comunque, Scooter riebbe di nuovo un ruolo importante nella serie Muppet Babies, dove compare al suo fianco la sua sorella Skeeter (che non farà nessun’altra apparizione nelle produzioni Muppet). Negli anni ’90, dopo la morte del suo esecutore, Richard Hunt, Scooter uscì a far parte del cast dei Muppet e smise di comparire sullo schermo fino al 1999. Scooter iniziò a ricomparire a partire dal 1999 con il film I Muppets venuti dallo spazio, dove, però, ebbe solo brevi ruoli di lingua. Scooter ritorna ad essere un personaggio principale del cast con il film del 2011, I Muppet.

Orazio Cavezza

Orazio Cavezza .Orazio Cavezza (Horace Horsecollar), più noto come Orazio, è un personaggio immaginario  dei fumetti  e dei cartoni animati   ideato da Walt Disney e dal disegnatore Ub Iwerks . Ha esordito al cinema nel cortometraggio L’aratro di Topoloni (The Plow Boy) del 1929 e nei fumetti  nella striscia giornaliera di Topolino realizzata da Floyd Gottfredson e pubblicata sui quotidiani americani il 3 aprile 1930. Fu la prima spalla di Topolino nella serie di cortometraggi degli anni venti e trenta prima che venisse rimpiazzato da Pippo . È apparso come protagonista o comprimario in migliaia di storie a fumetti realizzate in vari paesi del mondo.Inizialmente è un vero e proprio cavallo con pochi tratti antropomorfi. Il cognome indica il collare di legno con cui il personaggio viene disegnato sin dai suoi esordi, tranne per un certo periodo nel quale venne sostituito da un cravattino, accessorio che poi verrà posto direttamente sulla cavezza quando, dalla metà degli anni settanta  ritorna ad indossarla. Un primo prototipo di Orazio è presente nel corto Gallopin’ Gaucho del 1928 , quando Topolino  nei panni di un gaucho  cavalca un intelligentissimo cavallo; così appare anche nel suo corto d’esordio, L’aratro di Topolino distribuito nei cinema americani il 28 giugno del 1929, dove dimostra di avere un carattere decisamente sopra le righe, una sorta di Snoopy in divenire piuttosto che il saggio e compito personaggio attuale; nella sua seconda apparizione, Topolino vince il bandito (The Cactus Kid, 10 maggio 1930), è ancora il cavallo di Topolino, ma già nel successivo corto Topolino pompiere  (Fire Fighters 20 giugno 1930), diretto da Bert Gillet , si erge su tutti come il capo dei pompieri nel tentativo, fallito, di salvare la casa in fiamme di Clarabella . Questa evoluzione del personaggio era già stata anticipata nei fumetti nella storia  Topolino nella valle infernale , pubblicata sui  quotidiani  statunitensi a partire dal 1º aprile fino al 20 settembre del 1930, inizialmente su testi di Disney e disegni di Win Smith , per poi passare a Floyd Gottfredson .Così come Gottfredson fece evolvere Topolino da monello da strada a personaggio maturo e adulto sempre in viaggio per una nuova avventura o alle prese con qualche mistero, anche il personaggio di Orazio evolve sia graficamente, divenendo un cavallo antropomorfo estremamente stilizzato e al suo esordio spicca soprattutto per la sua risata equina e per essere l’oggetto di ripetuti scherzi e battute da parte di Topolino; il personaggio diviene così la sua prima spalla, contraltare saggio e compito, spesso saccente (ma solo per non renderlo più attraente del Topo), del Topolino ancora monello degli esordi. Con il passare degli anni, grazie a Gottfredson, sulle strisce quotidiane Orazio acquista un vestiario completo e, con lo svilupparsi dell’idea di una città di Topolino, da opporsi alla Paperopoli di Barks , Orazio perde il titolo di spalla fissa (salvo poi riprenderlo in storie occasionali) in favore del più ingenuo Pippo ; acquista però un nuovo compito di riparatore aggiusta-tutto, ideale e perfetto per una città in crescita dove apre un piccolo negozio di riparazioni; in alcune occasioni sbizzarrisce il proprio ingegno, apportando modifiche agli oggetti o impegnandosi addirittura nell’ideazione di nuove invenzioni, divenendo l’equivalente di Topolinia dell’inventore di Paperopoli Archimede Pitagorico .È fidanzato con Clarabella grazie all’aiuto di Topolino in quanto lui è molto timido e non è stato semplice per lui dichiararsi, tanto che in Topolino cupido (1º dicembre 1931 – 9 gennaio 1932 ; in Italia su Nel regno di Topolino n.19  del luglio 1936), viene da lui aiutato consentendo a Orazio di dichiararsi.Negli anni novanta è protagonista insieme a Clarabella , di un ciclo di storie noto come Gli anni muggenti di Clarabella, ambientato negli anni trenta  ed ideato da Philippe Gasc , dove il personaggio è giornalista e fotografo . Le sue apparizioni divengono così meno frequenti rimanendo comunque una presenza costante nella vita di Topolino subendo un’evoluzione che lo ha portato a essere dal pallone gonfiato molto ingenuo delle prime strisce di Gottfredson al fidanzato con Clarabella che ha messo la testa a posto e gestisce una bottega di riparazioni. Più recentemente, è comparso soprattutto come protagonista di storie di media o breve lunghezza in affiancamento ad altri personaggi; il suo ruolo di spalla di Topolino è stato rispolverato in alcune storie di più lungo respiro.

 

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Grisu’

Grisu’ .Grisù il draghetto è un personaggio immaginario  protagonista di una serie  di cartoni animati  italiana ideata dai fratelli Nino e Toni Pagot nel 1964.La serie televisiva è composta da 52 episodi e venne trasmessa per la prima volta nel  1975 .Il protagonista è un giovane draghetto  di nome Grisù (dall’ominimo gas combustibile ) che, malgrado sia l’ultimogenito di una grande stirpe di draghi avvampatori, i Draconis, sogna di diventare pompiere  Il draghetto vive con il padre Fumè Draconis in Scozia , precisamente nella Valle Del Drago, meta turistica di cui Fumè è la principale attrazione. Ma Grisù è di tutta altra pasta: invece di vulcani  in eruzione e incendi distruttori, Grisù sogna le rosse autopompe dei pompieri nelle quali, malgrado le continue raccomandazioni del suo benefattore Sir Cedric McDragon, e di sua moglie Lady Rowena McDragon, non riesce ad entrare. Grisù comunque si dà da fare e svolge molti altri lavori tra i quali agente segreto, fuochista, regista, domestico, fantino, ingegnere nucleare e navale, e anche molti altri. Grisù odia il suo fuoco: pensa che sia un elemento inutile e dannoso, non vedendo i lati positivi di questo suo dono (il fuoco è energia), forse perché quando si emoziona incenerisce tutto. Spesso, quando si reca per far visita a Sir Cedric, incontra Torvo, un tordo  scozzese che abita vicino al nobile, il quale malgrado cerchi ogni volta di sfuggire al draghetto viene immancabilmente colpito da una fiammata. Inoltre Grisù fa spesso visita ai suoi parenti: al nonno Zampirone Draconis, agli zii Fumicerio, Piromanzio e Falò Draconis, alla zia Favilla Draconis ed a Loch Nessie.Nell’ultima parte della serie Grisù viene spesso inviato da Sir Cedric a svolgere missioni di tipo umanitario presso paesi sottosviluppati come Cavernizia, Gommuria, Rupe Foschia ecc. Grisù svolge il compito con grande dedizione. Ma proprio quando viene ringraziato per l’ottimo lavoro svolto, il piccolo Draghetto si commuove e sprigiona una potente fiammata che, solo ai suoi occhi, distrugge ogni sua fatica. In verità le sue fiammate hanno quasi sempre un esito positivo migliorando lo stile di vita degli abitanti del paese che Grisù ha aiutato. Ad un certo punto della serie Grisù assieme al padre fa una scoperta eccezionale: la stirpe di draghi non è nata sulla terra, bensì su un altro pianeta: il pianeta Dracone. L’arrivo delle creature sulla terra avvenne circa 2.000.000 di anni fa quando una squadra di astronauti draconiani scesero sulla Terra dove l’ ossigeno  li fece diventare da blu a verdi e generò il fuoco nei loro polmoni . In seguito a questa scoperta i due draghi si recano su Dracone dove scoprono che un’idra avvampatrice a tre teste di nome Flamagor terrorizza i poveri Draconiani. I due sconfiggono con facilità l’idra ed in seguito verranno seguiti sulla Terra da Krazy, draghetta figlia di Brogan, Re e Padre di tutti i draghi, e amichetta di Grisù.

Grisù Draconis: draghetto sofisticato, ritiene di essere un “draghetto progressista” e sogna di diventare pompiere. Egli ha svolto diversi lavori tra cui: postino, archeologo, astronauta, scienziato, coltivatore, spia, ferroviere, capitano navale, marinaio, fuochista, regista teatrale, guardia forestale, ma mai pompiere. Grisù non sopporta i modi bruschi del padre avvampatore.

  • Fumè Draconis: è un drago avvampatore di vecchia data, ama avvampare tutto e non sopporta l’aspirazione di pompiere del figlio. Ama il caldo, il fuoco ed odia l’acqua che è tremenda per i suoi reumatismi. Gli piace bagnarsi nel lago di pece bollente, ama la lava e tutto ciò che è caldo o bollente. Ama la letteratura italiana di Dante  e la musica, soprattutto la romanza  Di quella Pira ” dal Trovatore .   È molto ingenuo e brusco, e quasi egoista e testardo, ma in realtà è gentile e comprensivo. In un “flashback”  si scopre che anche lui, quand’era un giovane draghetto medievale, aspirava a diventare un pompiere ma finì per recedere quando i cavalieri si lamentarono che sarebbero finiti disoccupati. In tale occasione, il giovane Fumè fu anche accusato di essere un sovversivo.
  • Krazy: draghetta aliena. Proviene dal pianeta Dracone. A differenza dei suoi due ospiti non sputa fiamme dalla bocca. Krazy è piccola e non riesce a parlare, ma si esprime attraverso dei suoni di vario tipo.
  • Sir Cedric McDragon: È il proprietario dell’antro dove vivono Grisù e Fumè. Trova spesso raccomandazioni per far fare a Grisù i mestieri più disparati ma non per il corpo dei pompieri della contea. Riesce a incastrare Grisù e Fumè in diverse missioni di beneficenza che i draghi svolgono, talvolta, malvolentieri. Sir Cedric, di stirpe nobile, è molto famoso e piuttosto ricco, anche se in un episodio Grisù brucia per sbaglio 10 000 sterline dell’eredità dei McDragon.
  • Lady Rowena McDragon: Grassottella e benintenzionata dama dell’aristocrazia scozzese, moglie di sir Cedric.
  • Stufy: Cane di sir Cedric. Questo cane dotato di parrucca sullo stile di quelle dei giudici inglesi e molto loquace all’occasione dà consigli al giovane Grisù. Il suo ruolo, in questi casi, sta tra il guardiano e il maggiordomo.

FIONDA

FIONDA. La fionda è una piccola arma da lancio manuale costituita da una impugnatura che si biforca in due rami tanto da ricordare la forma della lettera Y. Ciascuna estremità dell’arma è unita da un laccio elastico al cui centro viene posta una toppa atta ad ospitare il proiettile. Già nell’antichità la fionda era usata come arma. La si trova nell’Eneide, impugnata da Mezenzio durante la guerra tra italici e troiani: con essa il tiranno etrusco colpisce a morte un giovane siculo (figlio di Arcente), che aveva lasciato la sua patria per aggregarsi a Enea.A seguito del processo di vulcanizzazione della gomma si è giunti alla produzione di sostanze che presentavano buone qualità elastiche e sufficientemente resistenti da resistere alla trazione. L’utilizzo di lacci di tale natura fu praticamente immediato ed è ipotizzabile che la diffusione dell’arma così modificata fosse ampia già agli inizi del Novecento. La scoperta di fibre dalle caratteristiche elastiche maggiori e l’utilizzo per l’impugnatura di materiali più leggeri e resistenti ha portato alla produzione di fionde con una capacità di lancio notevolmente superiore a quelle iniziali. Può essere montato un sostegno per il polso sul manico per evitare errori di tiro o ferite alle mani. Viene normalmente impugnata nella mano non dominante mentre i lacci elastici vengono tesi dall’altra mano fino alla tensione totale. L’obiettivo da colpire viene fissato in mezzo alla biforcazione dell’arma.Quando eravamo piccoli noi non esistevano tutte quelle paure ed inibizioni nei nostri genitori che invece oggigiorno sono presenti anche in noi stessi. La Fionda era uno dei regali più ambiti da noi dell’epoca e se nessuno ce la regalava …. poco male; i ce la costruivamo da soli, con rami di legno e camere d’aria per biciclette. Iniziava così la nostra “grande caccia” soprattutto in cerca di lucertole …..e piccoli animali.

Hula Hoop

Hula Hoop .L’hula hoop è un giocattolo  e un attrezzo di giocoleria  di materiale vario, solitamente di plastica e  di forma circolare. Lo svolgimento del gioco con l’attrezzo consiste nel calzarlo e farlo ruotare costantemente attorno al bacino .Gli esercizi sono molteplici per tipologia e difficoltà: l’attrezzo può essere fatto ruotare, oltre che al bacino, anche sugli arti inferiori o superiori a diverse altezze come attorno al collo . L’aggiunta di diversi hula hoop, inoltre, aumenta tecnicamente il livello di difficoltà dell’esecuzione dei movimenti, permettendo all’esecutore di compiere vere e proprie esibizioni. Per questo, spesso l’hula hoop è uno degli attrezzi utilizzati negli spettacoli circensi .Uno dei primi record di durata per l’hoola hoop è stato stabilito nell’agosto del 1960 dagli undicenni Paulette Robinson, Charles Beard e Patsy Jo Grigby a Jackson ( Mississipi ) , con 11 ore e 34 minuti. L’evento è stato sponsorizzato e trasmesso dalla stazione radio WOKJ.Mary Jane Freeze, di 8 anni, ha vinto una gara di durata il 19 agosto 1976  con 10 ore e 47 minuti.L’attuale record di durata è detenuto dalla statunitense Roxann Rose, con 90 ore, stabilito fra il 2 e il 6 aprile 1987. Se tra non molto non mi sentirete per qualche gg : non preoccupatevi. Vacanze…..Vintage.

Gioco delle Pulci

Gioco delle Pulci . Il gioco delle pulci è un gioco per due o più giocatori, nato in INghilterra  all’inizio del XIX secolo  e diffusosi prima negli Stati Uniti  (primi del NOvecento )  e poi nel resto del mondo (soprattutto negli anni cinquanta ). Nel mondo anglosassone   è noto soprattutto come tiddlywinks (che è il nome della variante ufficiale, di cui si fanno anche tornei internazionali) in altri paesi si chiama in modo analogo all’ Italiano  (per esempio, è lo jeu de puces in Francia ) . L’attrezzatura necessaria per il gioco consiste in un certo numero di serie di gettoni colorati (uno per ogni giocatore). I gettoni, generalmente in plastica, sono rotondi, del diametro di qualche centimetro, e hanno i bordi smussati. Possono essere fatti “saltare” premendoli con decisione (e un’opportuna scelta dell’angolazione) usando una piccola “paletta” (o un gettone di dimensioni maggiori); da qui il nome italiano di  pulci “. In modo analogo a quanto avviene per il gioco delle biglie , l’espressione “gioco delle pulci” definisce principalmente il tipo di attrezzatura; quali siano le regole del gioco tali pezzi vengono usati è un fatto molto variabile.La versione classica del gioco era probabilmente quella in cui i giocatori dovevano cercare di far saltare i propri gettoni all’interno di una scodellina. La principale variante introduce l’atto del “mangiare”, ovvero catturare un gettone avversario facendo in modo di ricoprirlo, in parte o del tutto, con uno dei propri. A questo filone appartengono anche le regole ufficiali internazionali.Il gioco fu inventato da J.Assheton Fincher nel 1889 ,  e commercializzato a partire dall’anno successivo dalla casa editrice di gioco John Jaques & Son di Londra  (il sito ufficiale di Jaques of London indica invece John Jaques II  come inventore). Il nome originale era Tiddledy-Winks. Il gioco ebbe un enorme successo a partire dal 1890 , diffondendosi rapidamente in Inghilterra e negli Stati Uniti . Inizialmente brevettato  da Fincher, oggi il gioco è di pubblico dominio .Le regole ufficiali del gioco, e il nome abbreviato tiddlywinks, furono introdotti nel 1955  da due studenti di Cambridge , Bill Steen e Rick Martin. Le regole furono impiegate per la prima volta per un match fra Cambridge e Oxford . Un recente gioco da tavolo  che ha avuto un discreto successo negli ultimi anni, X-Bugs , è un derivato delle pulci con l’aggiunta di elementi di strategia ; le “pulci” rappresentano “insetti alieni”, ciascuno con diverse caratteristiche, e sono commercializzate in confezioni contenenti diversi insiemi di pezzi, come i i giochi di carte collezionabili .

Super Tele

Il Super Tele è un modello di pallone in plastica . Sebbene in rete si trovi diffusa la notizia che vuole il Super Tele nato in Italia nel 1972 , uno studio più approfondito riproduce un catalogo della Mondo spa del 1967  , in cui il modello risulta già in vendita: il sito dell’azienda non lo menziona, ma cita il Super Santos , di fascia appena superiore, come prodotto creato nel 1962.Già dal 1948 la Mondo produceva palloni in quantità industriale, in seguito alla richiesta di oggetti promozionali da parte della Ferrero , e si può dire che negli anni sessanta, ed anche successivi, i suoi modelli monopolizzarono il mercato dei palloni da calcio di fascia bassa, che ebbero un’enorme diffusione, favorita anche dalla socialità infantile ed adolescenziale tipica del periodo, in cui i bambini, anche in numero ridotto o perfino da soli, tendevano naturalmente a giocare a calcio in qualsiasi luogo capitasse (cortili, piazzali condominiali, perfino in strada, i più fortunati avevano a disposizione prati, o i campi degli oratori parrocchiali). Un pallone di prezzo molto basso (per foratura o smarrimento la vita media di un pallone era di pochi giorni, era raro che superasse una durata di qualche settimana), dalle misure più o meno regolamentari ma tanto leggero da non causare danni agli oggetti ed alle infrastrutture circostanti, si adattò perfettamente alle necessità dei consumatori, a cui veniva proposto da una fitta rete di vendita al dettaglio: ovviamente negozi di giocattoli e supermercati, ma anche tabaccai, edicole, empori di piccoli centri e bancarelle. Inoltre la sua leggerezza lo rendeva utilizzabile anche dai bambini più piccoli, dell’età di tre o quattro anni, ormai compresi nel pubblico calcistico ed orientati verso disegni che richiamassero le massime serie.Inizialmente era prodotto in colore bianco, con una stampa a pentagoni neri che riprendeva il motivo dei palloni professionali come il Telstar , usati a partire dai MOndiali del 1970 ; oltre ai pentagoni, vi era stampata la scritta “made in Italy”. In seguito vennero realizzate anche versioni con la base blu, rossa, verde e gialla, tutte sempre abbinate alla stampa in nero. Per ridurre i costi, l’imballaggio venne limitato ad una semplice retina in plastica, chiusa da un colletto metallico. Il pallone era in teoria gonfiabile,  tramite una piccola valvola autosigillante in gomma, che però per via della realizzazione approssimativa era il principale punto debole del pallone: tendeva a staccarsi e a rientrare nella sfera se si cercava di rigonfiare il pallone. Se sottoposta a colpi particolarmente potenti poteva addirittura staccarsi, rendendo in entrambi i casi il pallone inutilizzabile.Oltre ad essere venduto ad un costo ridottissimo, il Super Tele era caratterizzato dall’essere molto leggero: se da una parte questo lo rendeva poco adatto ad esempio all’uso nelle partite di calcio, aveva il pregio di ridurre il rischio di infortuni e di danni derivanti da colpi male assestati.In compenso, la leggerezza del materiale lo rendeva anche facilmente soggetto a forature, un fattore che insieme alla valvola poco resistente ne limitava notevolmente la durata di utilizzo. Quanti super tele….ho comperato……….!!!

Trottola

Trottola . La trottola è un giocattolo, solitamente fatto di legno duro , a forma di cono , con una punta di ferro ad una estremità. La trottola era un giocattolo diffuso tra i Greci e Romani: è nominata ad esempio da Callimaco , e anche Catone , il noto Censore romano, la consigliava come passatempo per bambini che, a suo parere, avrebbero invece dovuto evitare il gioco dei dadi. I Romani la chiamavano “turbo” e il gioco all’epoca era particolare: pare che si disegnasse per terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerali, ad ognuno dei quali corrispondeva un punteggio. Lo scopo del gioco consisteva nel far roteare la trottola nel centro, raggiungendo così il massimo punteggio.Attorno al XIV secolo si ha la massima diffusione della trottola, specie in Inghilterra  dove era abbinata addirittura a certe cerimonie religiose. Il Martedi’ Grasso  si organizzavano corse di trottole lungo le strade delle parrocchie e, quando una trottola smetteva di girare, veniva riposta fino all’anno successivo. Le trottole erano diffuse anche tra gli indiani del Nord e del Sud America  da molto prima dell’arrivo di Colombo . Gli Inuit , una popolazione del Nord, cercavano di far fare alle trottole un giro completo delle loro abitazioni soprattutto in inverno. Particolarmente in Giappone  è diffusa la produzione artigianale di questo giocattolo. Molti artigiani di questo paese sanno creare trottole “partorienti”, ovvero che ne liberano altre più piccole durante il loro giro. Nel Borneo e nella Nuova Guinea  dopo la semina i contadini fanno girare le trottole per stimolare la crescita dei germogli. In Italia le ricordiamo in altro materiale : plastica o latta. Ha tenuto compagnia ai bambini piccoli , facendoli giocare per tanto tempo e con tante varianti. E ancora oggi, nelle versioni piu’ moderne..e’ sempre presente negli scaffali dedicati ai giochi.

 

 

La piazza dei giochi

La piazza dei giochi . La piazza dei giochi ….. In ogni citta’ o paese…esisteva una piazza dove al pomeriggio i bambini potevano giocare e divertirsi. Di solito avevano un monumento commemorativo che dava il nome alla piazza ( es. Piazza Garibaldi…). Non mancava una fontanella dove i bambini andavano ad abbeverarsi nelle calde giornate primaverili ed estive…dopo aver giocato…..e aver disperso tanti liquidi . A quei tempi esisteva piu’ verde e quindi la piazza…disponeva senza dubbio di aiuole verdi con alberi . Nella stessa piazza confluivano diverse fasce di eta’. Dai piu’ piccoli…sino ai ragazzini di 12-14 anni . Ognuno aveva la proprie esigenze : i piu’ piccoli avevano necessita’ piu’ soft . Se giocavano a palla..lo facevano con tanta delicatezza e tanta imprecisione nei lanci ( con la palla che andava di conseguenza…ovunque). Di solito erano confinati nelle aiuole…perchè la parte centrale della piazza era riservata ai piu’ grandicelli…che si sfidavano con interminabili partite di pallone. La partita finiva solo quando il pallone andava in un punto non piu’ recuperabile…oppure quando si bucava ( i mitici super tele avevano la resistenza di una carta velina…) . Non esisteva nessun richiamo da parte di nessuno…che potesse far finire la partita prima.  Esisteva anche chi si dilettava ad andare in bicicletta : la piu’ gettonata era la Graziella ( a seguire….arrivarono anche quelle finto cross ) . Immaginate quanto fosse difficile coniugare tutte queste realta’….in una sola piazza. I grandi non volevano i piccoli..le mamme dei piccoli erano preoccupate che non arrivassero pallonate ai figli e a chi stava andando in bicicletta. Aiutava il momento merenda…che diradava di fatto la densita’ della piazza…..! La merenda o la si portava da casa ( classico : merendina e succo di frutta…) oppure si attingeva al baracchino…immancabile …che stazionava appena fuori della piazza. I bambini volevano il baracchino e le mamme no ( altro classico). A parte le merendine il baracchino aveva come caratteristica la vendita di dolcissime e coloratissime gomme da masticare vendute singolarmente , che erano ambitissime dai bambini. Ad una certa ora..tutti a casa : la mamma doveva iniziare a preparare la cena 🙂 . Quanti ricordi…quanti pomeriggi…..!

Ricreazione

Ricreazione . La ricreazione.  Ampia nelle elementari…stringata nelle medie e nelle superiori. A scuola era , diciamocelo francamente , il momento piu’ atteso. Significava tante cose. Ovviamente era un momento nel quale si poteva un attimo rilassare la testa : le elementari erano sempre il primo scoglio nell’apprendimento …e quindi nonostante il programma light…era sempre molto impegnativo. La ricreazione aiutava molto. Si poteva inoltre gustare la merenda che la mamma ti aveva preparato con tanto amore . Si andava di solito…su di un ottimo panino…oppure fette biscottate e marmellata. Alternativa era la merendina confezionata o un pacchetto di patatine ( rigorosamente con sorpresa). Queste cose si potevano comperare anche in un piccolo punto vendita della scuola ( dove ovviamente…costava un po’ di piu’..il tutto).  Se si disponeva di un ampio cortile….c’era la possibilita’ di correre…giocare a nascondino..a ruba bandiera : insomma….fare anche un minimo di attivita’ fisica. Tristissimo il momento della campanella che ti annunciava che si doveva rientrare. Alle medie lo spazio temporale e fisico era ridottissimo. Al massimo si andava nel corridoio e l’ntervallo era di una decina di minuti. Poche le strutture che avevano un cortile. Alle superiori …idem come sopra…..e se mettiamo che la mole lavorativa era veramente pesante….si puo’ arrivare a dire che i dieci minuti d’aria ..erano veramente pochi. Era l’occasione per socializzare..scambiare due chiacchere..parlare dell’ultimo 45 giri acquistato…etc etc.Medie e superiori ….la merenda si acquistava direttamente andando a scuola…..spesso e volentieri . C’era il punto strategico di una focacceria..pizzeria…che sfornava a raffica….tutto quello che serviva. Spesso in zona…c’era anche una sala giochi…..strategica anche quella. La ricreazione rimaneva comunque un punto fermo e inossidabile nella giornata dello scolaro. Guai se mancava : inimmaginabile. Una volta..si socializzava e non si passava il tempo sul telefonino.