Formaggino Grunland

Formaggino Grunland ( il formaggino d’oro ) . Correva l’anno 1985, quando  Karl Heinz Rumenigge , calciatore bavarese all’epoca attaccante dell’Inter, prestò il suo volto per promuovere il tedesco Formaggino d’Oro Grünland. Introdotto dalla voce fuori campo come campione di Baviera, Rummenigge appare sullo schermo mentre segna un goal di testa e poi un altro in rovesciata, guadagnandosi l’ammirazione di un bambino che guarda le sue prodezze in TV con la sorellina. Tutto ciò serve l’assist alla mamma del piccolo fan, che si presenta con un vassoio di pane e Formaggino d’Oro e attacca: “Venite qui, vi do io il campione di Baviera”. A questo punto riappare Rummenigge che prova a fare goal nella mente dei piccoli italiani pronunciando (con trasporto nordeuropeo) la frase: “Anche a me piace il Formaggino d’Oro Grünland, che formaggio ragazzi!”.   Nonostante il testimonial d’eccezione, questo prodotto oggi sembra essere scomparso. E non si capisce il perchè. Forse e’ sparito dalle posizioni strategiche del supermercato ? O altro ? I formaggini a marchio Grünland si trovavano in Italia già negli anni ’50 e si presentavano come rotelle di formaggio spalmabile. Nel decennio successivo, a fianco ai formaggini rotondi, vengono lanciati quelli a spicchio. Non è chiaro per quanto tempo le due versioni abbiano convissuto sugli scaffali. Sta di fatto che, a un certo punto, la Grünland torna a produrre solo i formaggini originali, quelli rotondi.  Forse la scelta è stata guidata anche dalla volontà di distinguersi dai competitor: la maggior parte dei formaggini in commercio – Susanna (Invernizzi poi Kraft), Tigre, Ramek (Kraft) – era a spicchio. Alcuni, come Mio e Bebè (Bel Paese Galbani), erano quadrati. Caratteristica principale del packaging del Formaggino d’Oro era il ricorso al color oro, coerentemente con il nome del prodotto. Dorato era l’incarto di ogni singolo formaggino e dorato era il barattolo cilindrico che li conteneva. Sia il naming che il packaging erano mirati a rimarcare il posizionamento “prodotto di qualità superiore”. Il concept “oro”, infatti, porta spesso con sé questa connotazione (pensa, tanto per dirne una, a Lavazza Qualità Oro). Tutt’altra linea di comunicazione rispetto, per esempio, al più amichevole formaggino Susanna, per cui si è puntato tutto sulla carica trainante del personaggio di Susanna Tuttapanna. Le differenze tra il Formaggino d’Oro Grünland e i suoi concorrenti non finiscono qui.  Il target era rivolto ai bambini , tant’è che anche lo spot con Rummenigge,  era riferito a loro in modo chiaro.
Aggiungo che il ricorso ai gadget regalo, nel settore dei formaggini, è sempre stato un’arma spesa bene da molti produttori. I gadget venivano offerti con l’acquisto delle confezioni (figurine, macchinine, etc.) o facendo una raccolta punti (come nel caso della Mucca Carolina, un pupazzo gonfiabile, con il formaggino Il Milione, il coccodrillo Invernizzi o la stessa Susanna). Grunland invece cambio’ rotta :  all’interno della confezione si poteva trovare un formaggino dello stesso peso degli altri ma in oro vero.Ma quale interesse può avere un bambino verso un formaggino d’oro 24 carati, piuttosto che accumulare punti per ottenere un coccodrillo gonfiabile?! Questo forse fu un errore grossolano di marketing che allontano’ il bambino dal prodotto. Il prodotto rimane comunque un prodotto di qualita’ e che ebbe un periodo di grande splendore.

 

Biscotti Ringo

Biscotti Ringo. Pavesi S.p.A. è un’azienda italiana specializzata  specializzata tra le altre cose  , nella produzione di biscotti e snack ( oltre a cracker ed altro ancora ) . Fu fondata a Novara nel 1937 da Mario Pavesi (  con sede a Novara ) Fa parte del gruppo Barilla.  La società ,  inizialmente produce biscotti  e, principalmente i tradizionali Biscottini di Novara , denominati con il celebre appellativo di Pavesini . Nel 1954  inaugura la produzione di cracker. Nel 1962 nasce l’Autogrill Pavesi: sull’ Autostrada A4 , nei pressi del casello di Novara : un autogrill con struttura a cavallo di entrambe le corsie di marcia. Nel 1967 nascono i mitici Ringo , biscotti snack prodotti dalla Pavesi .  I Ringo sono dei biscotti . Tradizionalmente, i Ringo sono composti da due biscotti (uno alla vaniglia e uno al cacao ), uniti fra loro da uno strato di crema al latte o al cioccolato , anche se negli anni seguenti ne sono state prodotte numerose varianti. L’idea dei Ringo venne a Mario pavesi  dopo un viaggio negli Stati Uniti . Mario Pavesi, infatti, intendeva lanciare un prodotto destinato a una fascia di pubblico più adulto rispetto a quella a cui si rivolgeva l’altro prodotto di punta dell’azienda,ossia  i Pavesini . Quindi il target di riferimento erano gli adolescenti , e, non a caso, il nome Ringo era preso in prestito da quello di Ringo Starr ( dei Beatles ) ,  molto popolare fra i giovani. In seguito, le campagne pubblicitarie del prodotto punteranno soprattutto sul mondo dello sport  e sul concetto di interrazialita , rappresentato in modo simbolico dal colore diverso dei due biscotti circolari. Le prime campagne pubblicitarie dei Ringo risalgono ai primi anni sessanta  e furono mandate in onda durante Carosello . Dagli anni ottanta  la promozione fu concentrata sul concetto di sportività del prodotto e nacque l’idea dei Ringo Boys, una squadra di volta in volta di sport diversi .

 

Paninaro

Paninaro. I “paninari” interpretavano proprio lo spirito degli anni ’80. Il loro nome deriva dal bar milanese Al Panino (Piazzetta Liberty), dove si radunavano e successivamente si spostarono al fast food Burghy di Piazza San Babila . Un casuale incontro con i Pet Shop Boys ispira i componenti del gruppo pop alla realizzazione della hit Paninaro (1986). Coltivavano il proprio aspetto vestendo con un look che di fatto era una sorta di divisa di riconoscimento. Alcuni caratteristici oggetti dll’essere Paninaro :

  • occhiali Ray-Ban
  • zainetto Invicta a righe
  • giaccone imbottito Moncler
  • stivali da cowboy  Frey
  • jeans appena sopra le caviglie Levi’s, Enrico Coveri, Stone Island o Americanino
  • felpa Best Company
  • maglione Les Copains
  • cintura di pelle con grandi fibbie El Charro
  • camicia a quadri
  • calzini decorati a rombi Burlington per i ragazzi e colorati della Naj Oleari per le ragazze
  • scarponcini Timberland oppure scarpe sportive Vans rigorosamente senza lacci.

Fu molto celebre la caricatura fatta dal comico E.Braschi al Drive In della figura del paninaro. Nei primi anni ottanta le zone di Milano erano frequentate da gruppi molto chiusi di giovani con proprie regole e stili che ne determinavano l’appartenenza come i metallari o i dark .  All’interno di questo contesto si sviluppò una sottocultura giovanile, affine alle altre per la necessità di rimarcare l’appartenenza a uno specifico gruppo, costituito da giovani adolescenti o poco più grandi, che si riunivano presso i locali di zona piazza san Babila codificando un proprio lessico e un proprio stile basato sull’ostentazione di capi firmati molto costosi ma che era al contempo anche alla portata di tutti grazie a un mercato che, colta la nuova moda, incominciò a fornire a prezzi accessibili quanto necessario per uniformarsi al nuovo stile. Nelle paninoteche e nei fast food del centro di Milano prese forma un fenomeno di costume che dopo essersi diffuso in tutta Italia, si estese anche all’estero. I luoghi di ritrovo, paninoteche e fast food, dove potevano essere consumati pasti veloci ne determinarono quindi anche il nome.

 

 

Grissino

Il grissino  è uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia torinese , nonché uno dei più noti della cucina italiana nel mondo . Il nome “grissino” deriva dalla ghërsa, il classico pane piemontese di forma allungata. Tradizionalmente la sua nascita si fa risalire al 1679 , quando il fornaio di corte , tale A.Brunero ,  sotto le indicazioni del medico  Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro re Vittorio Amedeo II , di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane . Il  Re Carlo Felice  li prediligeva così tanto che, in palco, al Teatro Regio , ne sgranocchiava per passatempo.Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Fra i grandi estimatori del grissino torinese, non si può non citare Napoleone Bonaparte , il quale creò, all’inizio del XIX secolo , un servizio di corriera fra Torino e Parigi , prevalentemente dedicato al trasporto di quelli ch’egli chiamava les petits bâtons de Turin.Del tutto identica a quella del pane normale, salvo che la forma lunga e stretta fa sì che la cottura sia più uniforme e quindi, causa la sottigliezza dell’impasto, il prodotto finale in pratica è come pane di sola crosta, cioè privo di mollica. Gli ingredienti sono: farina 00, acqua, lievito e sale. Recentemente sono state introdotte varianti nella composizione che vengono commercializzati come “grissini al…”: latte al posto dell’acqua, aggiunta di olio di oliva, aggiunta di grasso animale (strutto in genere), aggiunta di aromatizzanti vari, fino a variarne la forma (più tozza). L’aggiunta di sostanze grasse rende il grissino più “morbido”, ma ne limita la durata di conservazione. La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il robatà, che in piemontese significa “caduto” (o anche “rotolato”), di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per la caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano. Il robatà di Chieri  è incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani  del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali .  L’unica altra forma di grissino tradizionale e tutelata è il “grissino stirato”. D’invenzione più recente rispetto al robatà, si distingue da questi in quanto la pasta, invece che essere lavorata manualmente per arrotolamento e leggero schiacciamento, viene allungata tendendola dai lembi per la lunghezza delle braccia del panificatore, il che conferisce maggiore friabilità al prodotto finale. Soprattutto questo tipo di lavorazione permise la produzione meccanizzata già a partire dal XVIII secolo. Ne esistono anche diversi tipi aromatizzati (origano, sesamo , cumino ecc. ) . La mia memoria dei grissini è legata al ristorante : quando ero piccolo il mio primo scopo appena seduto a tavola…era quello di divorarmi subito i grissini presenti ( un po’ come tutti i bambini…). Non esisteva nessuna tavola apparecchiata…senza la presenza dei grissini. E ancora oggi….dopo cinquanta anni …li vedo sempre presenti. Se non sono Vintage i grissini…..!!!! ???

 

 

Gelato Pinguino

Gelato Pinguino . Si raccontano diverse storie su chi abbia inventato il pinguino gelato: i più ritengono che il pinguino sia nato sotto la Mole Antonelliana, nella storica gelateria torinese Pepino, che ancora oggi lo produce; la paternità viene contesa però anche da una gelateria di Nervi, dove si crede sia stato inventato il gelato su stecco poi commercializzato come Mottarello dalla Motta, e persino da una gelateria in Iowa, nella lontana America, dove nel 1920 il proprietario di un negozio di caramelle di nome Christian Nelson creò l’Eskimo Pie, il gemello americano del gelato pinguino. La storia inizia nel 1884 quando, un gelataio di origini napotelane, Domenico Pepino, decide di trasferirsi al nord e più precisamente a Torino, portandosi dietro oltre alla propria famiglia di gelatai, tutti gli strumenti, gli stampi e il materiale per produrre e confezionare gelato.  In pochi anni apre così una gelateria (“Vera Gelateria Artigiana” come recitava l’insegna) che in poco tempo diventa il simbolo della grande pasticceria fredda a Torino.  Il 17 Giugno del 1916 Domenico Pepino cede, per la somma di Lire 10.000, il marchio e i segreti di produzione al Comm. Giuseppe Feletti, già noto e affermato produttore industriale dolciario, e a suo genero Giuseppe Cavagnino. Il 1939 è l’anno della svolta: dopo una lunga fase di esperimenti e studi a riguardo, viene finalmente brevettato (brevetto N. 58033) e commercializzato il primo gelato ricoperto su stecco al mondo, il Pinguino. All’epoca un Pinguino costava 1 Lira, proprio come il cinema “con 2 Lire si comprava gelato e si andava al cinema”. La gelateria Pepino godette di grande prestigio e del favore della dinastia regnante dei Savoia, che concesse addirittura il proprio stemma per il packaging del prodotto : In quegli anni il pinguino gelato, brevettato nel 1939, divenne molto famoso  e  come succede per i marchi travolti dal successo, ben presto il pinguino gelato divenne un prodotto imitatissimo, e lo stesso nome “pinguino” divenne di uso comune. In effetti ancora oggi, se osservate i gelati diffusi nei supermercati e nei bar, noterete che il “modello pinguino” non manca mai, non sembra destinato a passare di moda: la sua semplicità lo rende davvero un classico, come solo i prodotti italiani d’eccellenza sanno essere. Se ci pensiamo bene : la semplicita’ delle cose viene sempre premiata e il Pinguino ( o il Mottarello) e’ un gelato molto semplice ( una base di latte e panna , ricoperta di cioccolato croccante ).

Cono gelato

Il cono gelato è un contenitore per il gelato di forma conica  aperto alla base, spesso fatto di una pasta commestibile (wafer ) o biscotto o altre cialde, da impugnare con la parte aperta in alto. Viene inventato nel 1903 da un italiano, Italo Marchioni , originario del Cadore , che lo brevettò a Washington D.C.   Si tratta di uno dei prodotti di food design italiani  più importanti ed è famoso in tutto il mondo, nei suoi 100 anni di storia ha ricevuto molteplici mutamenti formali testimoniando intere generazioni sociali. I primi gelati muniti di ostie di pane vennero confezionati in Italia . Caterina de’ medici  attraverso la servitù e i suoi cuochi italiani introdusse le sue ricette in Francia durante il periodo rinascimentale . In Inghilterra invece, sempre ad opera di Italiani, tale tradizione si diffuse solo nel Sedicesimo secolo. Coni in carta o metallo vennero usati in Francia , Germania e Gran Bretagna durante il XIX secolo , per mangiare il gelato . La ricetta del “Cornetto con crema” indica che – “i cornetti erano fatti con mandorle e cotti al forno, non premuti tra ferri”. Inoltre  “questi cornetti possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto   o crema o frutta, e servito a pranzo o a cena”. Mrs Marshall fu una influente innovatrice e rese molto popolare il gelato in Gran Bretagna . Pubblicò due libri di ricette specifici sui gelati e brevettò inoltre una macchina per i gelati. Il 13 dicembre 1903 , Italo Marchioni  (1868-1954), italiano residente a New York , ricevette il brevetto statunitense N. 746971 per l’invenzione del cono gelato che aveva venduto in America sin dal 1896 . Pare difatti che l’idea nacque da uno stato di necessità dell’italiano, visto che inizialmente il suo gelato veniva servito in bicchieri di vetro. Capitava di frequente che i medesimi non venissero restituiti al gelataio, o che si rompessero accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportandogli dunque una piccola perdita di capitale. È attualmente l’inventore più accreditato proprio in virtù di quel brevetto che il medesimo richiese ai primi del novecento  .Taluni invece pensano che il cono gelato sia invece stato inventato a St.Louis ( MIssouri )  il 23 luglio 1904 al Louisiana  Purchase Exposition, dove la storia dice che un pasticciere siriano , Enrst Hamwi, che stava vendendo zalabia, una pasta croccante e gocciolante di sciroppo cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati, forse Arnold Fornachou o Charles Menches, che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato. Tuttavia, molti uomini che vendevano pasticcini alla World’s Fair sostennero di essere stati gli inventori del cono gelato e solo dopo Marchioni, citando una varietà di diverse ispirazioni. Dopo la fiera, il cono gelato divenne popolare a St. Louis nel 1904. La storia di Hamwi è esclusivamente basata su una lettera che egli scrisse nel 1928 , ossia  ben 25 anni dopo il brevetto di Marchioni, allo Ice Cream Trade Journal, dopo aver fondato la Cornucopia Waffle Company, che era diventata la Missouri Cone Company. Per quel periodo, l’industria dei coni gelato produceva già circa 250 milioni di coni l’anno in tutta la nazione.La produzione su scala industriale dei primi coni, che venivano arrotolati a mano, avvenne intorno al 1912 quando Frederick Bruckmann, un inventore di Portland nell’ Oregon , brevettò una macchina per arrotolare i coni gelato. Vendette la sua compagnia alla Nabisco nel 1928 . L’idea di vendere coni gelato congelati era da lungo tempo un sogno dei produttori di gelato, ma non fu che nel 1959  che un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli , risolse il problema del gelato che rendeva fradicio il cono. Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato dal gelato grazie ad uno strato di olio , zucchero e cioccolato . Spica registrò il nome “Cornetto” nel 1960. Le vendite iniziali furono scarse, ma nel 1976 la Unilever  acquistò la Spica e iniziò una massiccia campagna di marketing in tutta Europa , rendendo il “Cornetto” uno dei gelati più popolari del mondo. E voi…quale preferite ?

 

Ghiacciolo

Il ghiacciolo  è un popolarissimo dolce freddo, composto da acqua miscelata con zucchero  oppure con uno sciroppo aromatico dolce, fatta gelare attorno a un bastoncino di norma di legno . Fu inventato da un bambino undicenne, e, diffondendosi nel mondo, ha acquisito molti nomi diversi: già unicamente nei paesi di lingua inglese si chiama popsicle negli Stati Uniti e Canada , ice lolly in INghilterra ed invece Ice Block o Icy Pole in Australia . L’invenzione del ghiacciolo risale al 1905 e si deve a una scoperta molto casuale da parte di tale Frank Epperson , allora bambino undicenne di Oakland , che in una gelida notte d’inverno aveva inavvertitamente lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda  con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolarle. Il giorno dopo Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il “ghiacciolo” usando il bastoncino come manico. Nel 1923  Epperson ottenne il brevetto  per l’idea del “ghiaccio sul bastoncino”, che battezzò popsicle.In Italia i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra , portati dagli americani insieme ad altri dolci analoghi, come i mitici coni gelato . In Emilia Romagna ,  il ghiacciolo dal 1960 viene chiamato BIF dall’acronimo dei cognomi dei tre soci titolari della società che fondarono l’azienda. A Bologna, per lo stesso motivo, il ghiacciolo era invece chiamato COF, dal nome della ditta “Cavazzoni Orlando e Fratelli” che aveva sede in città. Solitamente i gusti corrispondevano a determinati colori: rosso o rosa alla fragola , arancione all’arancia , giallo al cedro  , verde alla menta , azzurro all’ anice , magenta e rosa alla ciliegia , bianco al limone e marrone alla coca cola .Economico e apprezzatissimo ancora oggi : un pezzo del passato che non tramontera’ mai.

 

La piazza dei giochi

La piazza dei giochi . La piazza dei giochi ….. In ogni citta’ o paese…esisteva una piazza dove al pomeriggio i bambini potevano giocare e divertirsi. Di solito avevano un monumento commemorativo che dava il nome alla piazza ( es. Piazza Garibaldi…). Non mancava una fontanella dove i bambini andavano ad abbeverarsi nelle calde giornate primaverili ed estive…dopo aver giocato…..e aver disperso tanti liquidi . A quei tempi esisteva piu’ verde e quindi la piazza…disponeva senza dubbio di aiuole verdi con alberi . Nella stessa piazza confluivano diverse fasce di eta’. Dai piu’ piccoli…sino ai ragazzini di 12-14 anni . Ognuno aveva la proprie esigenze : i piu’ piccoli avevano necessita’ piu’ soft . Se giocavano a palla..lo facevano con tanta delicatezza e tanta imprecisione nei lanci ( con la palla che andava di conseguenza…ovunque). Di solito erano confinati nelle aiuole…perchè la parte centrale della piazza era riservata ai piu’ grandicelli…che si sfidavano con interminabili partite di pallone. La partita finiva solo quando il pallone andava in un punto non piu’ recuperabile…oppure quando si bucava ( i mitici super tele avevano la resistenza di una carta velina…) . Non esisteva nessun richiamo da parte di nessuno…che potesse far finire la partita prima.  Esisteva anche chi si dilettava ad andare in bicicletta : la piu’ gettonata era la Graziella ( a seguire….arrivarono anche quelle finto cross ) . Immaginate quanto fosse difficile coniugare tutte queste realta’….in una sola piazza. I grandi non volevano i piccoli..le mamme dei piccoli erano preoccupate che non arrivassero pallonate ai figli e a chi stava andando in bicicletta. Aiutava il momento merenda…che diradava di fatto la densita’ della piazza…..! La merenda o la si portava da casa ( classico : merendina e succo di frutta…) oppure si attingeva al baracchino…immancabile …che stazionava appena fuori della piazza. I bambini volevano il baracchino e le mamme no ( altro classico). A parte le merendine il baracchino aveva come caratteristica la vendita di dolcissime e coloratissime gomme da masticare vendute singolarmente , che erano ambitissime dai bambini. Ad una certa ora..tutti a casa : la mamma doveva iniziare a preparare la cena 🙂 . Quanti ricordi…quanti pomeriggi…..!

Ricreazione

Ricreazione . La ricreazione.  Ampia nelle elementari…stringata nelle medie e nelle superiori. A scuola era , diciamocelo francamente , il momento piu’ atteso. Significava tante cose. Ovviamente era un momento nel quale si poteva un attimo rilassare la testa : le elementari erano sempre il primo scoglio nell’apprendimento …e quindi nonostante il programma light…era sempre molto impegnativo. La ricreazione aiutava molto. Si poteva inoltre gustare la merenda che la mamma ti aveva preparato con tanto amore . Si andava di solito…su di un ottimo panino…oppure fette biscottate e marmellata. Alternativa era la merendina confezionata o un pacchetto di patatine ( rigorosamente con sorpresa). Queste cose si potevano comperare anche in un piccolo punto vendita della scuola ( dove ovviamente…costava un po’ di piu’..il tutto).  Se si disponeva di un ampio cortile….c’era la possibilita’ di correre…giocare a nascondino..a ruba bandiera : insomma….fare anche un minimo di attivita’ fisica. Tristissimo il momento della campanella che ti annunciava che si doveva rientrare. Alle medie lo spazio temporale e fisico era ridottissimo. Al massimo si andava nel corridoio e l’ntervallo era di una decina di minuti. Poche le strutture che avevano un cortile. Alle superiori …idem come sopra…..e se mettiamo che la mole lavorativa era veramente pesante….si puo’ arrivare a dire che i dieci minuti d’aria ..erano veramente pochi. Era l’occasione per socializzare..scambiare due chiacchere..parlare dell’ultimo 45 giri acquistato…etc etc.Medie e superiori ….la merenda si acquistava direttamente andando a scuola…..spesso e volentieri . C’era il punto strategico di una focacceria..pizzeria…che sfornava a raffica….tutto quello che serviva. Spesso in zona…c’era anche una sala giochi…..strategica anche quella. La ricreazione rimaneva comunque un punto fermo e inossidabile nella giornata dello scolaro. Guai se mancava : inimmaginabile. Una volta..si socializzava e non si passava il tempo sul telefonino.

Radici Liquirizia

Radici Liquirizia. Quando da piccoli si andava al cinema…ci si riforniva di cose buone da sgranocchiare o ciucciare. Patatine…file di liquirizia dolci…ma anche le mitiche radici di liquirizia…che duravano tutto il film. Già a partire dal significato della parola liquirizia (questo termine sta a significare radice dolce), si capisce immediatamente come la parte più importante di questa pianta sia rappresentata dalle radici.Ad ogni modo, la pianta di liquirizia si caratterizzano per crescere allo stato selvatico all’interno di diversi territori appartenenti all’Europa Meridionale, ma anche nelle regioni mediterranee.Le radici vengono estratte nel corso della stagione autunnale, dopo almeno tre anni di coltivazione: la prima operazione da fare è quella di sbucciare le radici e poi sottoporle ad un processo di essiccazione.Infatti, troviamo in vendita sul mercato un gran numero di bastoncini a base di liquirizia, che si caratterizzano per avere delle dimensioni che ricordano molto quelle di una matita.Tra le principali caratteristiche delle radici di liquirizia troviamo indubbiamente il fatto che riescono a conservarsi anche per lungo tempo, oltre alla possibilità, dopo averle sottoposte ad un lungo periodo di bollitura, di ricavarne un liquido, dalla tipica colorazione scura, che poi servirà per la realizzazione della famosa liquirizia nera.Le radici della pianta di liquirizia presentano una prima caratteristica decisamente importante: stiamo facendo riferimento essenzialmente al fatto che ha una conservazione a lunga durata.Inoltre, all’interno delle radici di liquirizia possiamo trovare un gran numero di sostanze che sono assolutamente in grado di garantire lo svolgimento di attività benefiche per il corpo umano.Tra le sostanze più importanti che sono contenute nella radice di liquirizia troviamo la Glicirrizina, che permette di garantire un’azione che combatte i virus e gli stati infiammatori.La liquirizia rappresenta un vero e proprio sedativo per quanto riguarda la tosse, ma è considerata anche ottima per curare tutte quelle infiammazioni che colpiscono l’apparato respiratorio.Si tratta di una pianta che è davvero molto efficace per quanto concerne la prevenzione e il trattamento delle ulcere, ma anche delle coliti.Inoltre, non dobbiamo dimenticare come gli effetti benefici delle sostanze che sono contenute all’interno delle radici di liquirizia si estendono anche ad un’azione positiva nei confronti dei bruciori di stomaco e delle gastriti.Inoltre, i principi attivi delle radici di liquirizia permettono di svolgere un’azione calmante e distensiva per quanto riguarda gli stati di irritazione che colpiscono la gola, risulta utile sopratutto per tutte quelle persone che hanno il vizio del fumo. In quanti di voi ve la ricordavate ?