Sturmtruppen

Sturmtruppen. Sturmtruppen è un fumetto comico satirico italiano, ideato e disegnato da Bonvi. Pubblicato dal 1968 sotto forma di strisce giornaliere, tra il 1984 e il 1985 passò gradualmente al formato in tavole, che mantenne fino alla fine della produzione nel 1995, dovuta alla scomparsa dell’autore. Ambientato al fronte, il fumetto è una raffigurazione satirica della seconda guerra mondiale dal punto di vista delle truppe d’assalto tedesche, spesso condita da situazioni surreali. I personaggi, quasi tutti anonimi soldati o graduati, parlano un italiano storpiato da suffissi e suoni tipicamente tedeschi.È stato il primo fumetto italiano realizzato nel formato a strisce giornaliere e per molto tempo ha goduto di vasta popolarità non solo in Italia,venendo pubblicato su un vasto numero di giornali, riviste e libri e tradotto in undici lingue diverse tra cui il russo, divenendo quindi il primo fumetto straniero mai pubblicato nell’allora Unione Sovietica. Al fumetto si ispirano due omonimi lungometraggi del 1976 e del 1982. Le strisce a fumetti debuttarono sul quotidiano Paese Sera il 23 novembre 1968, quando il quotidiano romano aveva indetto un concorso per una striscia a fumetti italiana inedita. Nel luglio 1969 la striscia si trasferì su L’Ora di Palermo, facendo anche brevi apparizioni nell’Almanacco della IV edizione del Salone dei Comics di Lucca nel novembre 1968 e sulla rivista di fumetti Off-Side dell’Editoriale Nova nell’aprile 1969 e nel corso degli anni compariranno su altri giornali e molti periodici come Segretissimo e la Gazzetta di Parma. Negli anni settanta viene pubblicata su riviste di fumetti come Eureka dell’Editoriale Corno dal 1972 al 1975 dove si interrompe per circa un anno e riprendere nel 1976 con la striscia n° 1350; lo stesso editorie pubblica anche sei volumetti monografici dedicate alle strisce nella collana Eureka Pocket e poi due volumi della collana Comics Cartoons e nel 1978 esordisce la collana Sturmtruppen Coloren seguito da Sturmtruppen Mese nel 1981[6] e da Il Meglio di Sturmtruppen (1983). Con il fallimento dell’Editoriale Corno nel 1984, la serie è ripresa nel 1985 dalla Re.Vi. con un nuovo mensile e dal 1986 dalla Gene Vincent, che pubblica un albo a formato orizzontale, Sturmtruppen, pubblicato per 69 numeri fino al 1994 (gli ultimi sette pubblicati dalla Franco Cosimo Panini).La serie si è interrotta con la morte dell’autore nel 1995; l’ultima striscia è la n° 5865. Dopo la morte dell’autore, Leo Ortolani e Clod (Claudio Onesti), realizzarono una nuova serie di strisce per il settimanale Il Giornalino.La gran parte delle strisce delle Sturmtruppen ha come protagonisti anonimi soldati chiamati con nomi tedeschi piuttosto comuni (Fritz, Franz, Otto e altri), talvolta accompagnati da un soprannome. Oltre a questi, vi è un certo numero di personaggi ricorrenti. Ecco i principali:

Sergenten: veterano dell’esercito, pienamente inserito nel sistema, di cui ha assorbito l’ossessione per la disciplina ma anche, spesso, gli atteggiamenti sadici. È una delle figure più perfide e sovente vessa i soldati, affibbiando loro missioni pericolosissime e talvolta suicide.

Il fiero alleaten Galeazzo Musolesi: è l’unico personaggio ad avere un’identità precisa. Italiano di San Giovanni in Persiceto, col suo comportamento furbo e approfittatore rappresenta una parodia degli stereotipi sugli italiani in guerra. Il suo nome, che richiama quelli di Benito Mussolini e Galeazzo Ciano, si deve a una burla che nel 1964 un gruppo di studenti di liceo amici di Bonvi fecero al preside della loro scuola, inviando al settimanale Oggi una lettera a firma di un fantomatico Galeazzo Musolesi, che affermava di essere stato compagno d’armi del preside durante la prima guerra mondiale e lo descriveva come un eroe, dicendo di averlo sentito leggere ad alta voce Dante sotto un furioso bombardamento per sollevare il morale delle truppe

Cuoken: cuoco del campo, fortemente criticato per l’infima qualità del rancio che serve, spesso composto da ingredienti immangiabili quali pneumatici, olio per motori, arti di cadaveri. In un’occasione il suo rancio prende addirittura vita.

Gli eroiken portaferiten: soldati che portano all’infermeria i feriti in battaglia tramite una barella. Non brillano per capacità e quasi sempre peggiorano le condizioni di coloro che assistono. Uno dei due si chiama Otto ed è palesemente poco intelligente, dell’altro non si sa il nome.

L’eroiken portaordini: soldato coraggioso e spericolato, capace di lanciarsi senza esitazione e senza alcuna prudenza al di là di qualsiasi ostacolo (fiumi, dirupi, nemici) pur di portare a termine la propria missione di consegnare importanti messaggi.

Capitanen: il comandante della compagnia. Pur rappresentando anch’egli, come il sergente, l’autorità e il potere, di tanto in tanto assume il ruolo di mediatore, per impedire eccessi da parte degli altri graduati inferiori o superiori a lui. In alcune strisce dimostra tendenze particolari, vestendosi in abiti femminili e corteggiando soldati.

Tenente novellinen: un giovane e imbranato ufficiale, arruolato solo per nepotismo, incapace di svolgere anche le mansioni più semplici. Le sue missioni si risolvono regolarmente in un disastro.

Gli uffizialen superioren: si tratta della più alta fonte di autorità, ossia generali, colonnelli o ispettori, che appaiono di tanto in tanto. Detengono il potere ma non sempre ricevono il dovuto rispetto.

Piccola fedetta prussiana: un triste soldato perennemente su un albero a osservare i nemici, anche se in realtà a causa dei motivi più disparati non vede mai niente. Quando rimane incastrato sull’albero, dopo vari tentativi infruttuosi, l’unico modo per farlo scendere è quello di sparargli. Il nome è chiaramente mutuato dalla “piccola vedetta lombarda” presente nel romanzo Cuore di Edmondo De Amicis.

Doktoren: è l’ufficiale medico, ma non sembra molto preparato, anche perché in realtà ha studiato veterinaria. Lo si trova a volte intento a perseguire strani obiettivi quali la pozione per l’invisibilità o la caccia ai vampiri.

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Peppino Mazzullo

Peppino Mazzullo. Peppino Mazzullo (Santo Stefano di Briga, 6 giugno 1926) è un attore e doppiatore italiano, noto per aver dato la propria voce al personaggio televisivo Topo Gigio. Ha iniziato giovanissimo la sua carriera artistica nel Teatro Auditorium San Gaetano in Santo Stefano di Briga, villaggio della città di Messina, sua città natale, sotto la direzione artistica del suo compaesano Placido Andriolo, che ne fece il suo primo attore scrivendo anche dei monologhi appositamente per lui. Grazie alla recitazione di uno di questi monologhi ottenne una borsa di studio e poté frequentare, tra il 1947 e il 1950, l’Accademia d’arte cinematografica a Roma e l’Accademia d’arte drammatica a Milano. Dal 1950 ha iniziato la carriera teatrale con la compagnia di Guglielmo Della Seta e con la compagnia di prosa della Rai. È stato primo attore presso alcuni teatri milanesi, fra i quali l’Angelicum da cui veniva irradiata la trasmissione Le avventure di Pinocchio. Negli anni cinquanta ha fatto parte della compagnia di Enzo Ferrieri. Ha raggiunto una grande notorietà dando la propria voce al personaggio di Topo Gigio dal 1961, continuando ininterrottamente fino al 2006. Si narra che tale voce sia stata ispirata da quella, reale, di un suo amico d’infanzia. Oltre alle sue performance vocali, si ricordano anche le partecipazioni di Mazzullo agli spettacoli dello Zecchino d’Oro degli anni Sessanta, nell’interpretazione del personaggio di Richetto, lo scolaro eternamente bocciato.Nel 2004 Peppino Mazzullo, tornato a vivere a Santo Stefano di Briga, ha fondato il Piccolissimo Teatro di Messina, all’interno del quale dirige tuttora la Scuola di teatro comico e drammatico. Nel luglio 2008 ha vinto il premio Leggio d’oro voce cartoon alla quinta edizione del Leggio d’oro. Inoltre nel 2011 gli viene conferito il Premio alla voce dei ricordi durante l’ottava edizione.

Fiat 128

Fiat 128 . La Fiat 128 è un’automobile prodotta dalla Fiat nello stabilimento di Rivalta di Torino (TO) tra il 1969 e il 1983 in Italia, e fino agli anni novanta in Sudamerica, Egitto e Jugoslavia. Il codice di progetto interno alla Fiat è X1/1. La Fiat 128 venne lanciata sul mercato nell’aprile 1969, inizialmente affiancando la vecchia Fiat 1100, per poi sostituirla. Prima vettura di serie con marchio FIAT a trazione anteriore, dopo anni di sperimentazione e collaudo delle soluzioni cinematiche sui modelli Autobianchi Primula, fu progettata dall’ing. Dante Giacosa (padre di tutti i modelli FIAT fino ai primi anni settanta), ed era considerata una vettura all’avanguardia. In quegli anni la configurazione tutto avanti era una soluzione poco diffusa in Italia e sino a quel momento osteggiata dai vertici FIAT, utilizzata da Lancia (sui modelli Flavia e Fulvia), dalle francesi Citroën, Peugeot, Panhard, Renault e SIMCA, dalle inglesi (Austin/Morris) o da alcuni costruttori tedeschi (allora) minori come Audi e DKW. La vera innovazione rispetto a quasi tutte le concorrenti pioniere della trazione anteriore fu il gruppo motore-trasmissione montato in posizione trasversale, con il cambio in linea a sinistra del motore, ciò che consente un ottimale sfruttamento dello spazio nell’abitacolo. Questo schema, oggi adottato da tutti i costruttori sulle piccole-medie trazioni anteriori, è significativamente chiamato “disposizione Giacosa”, dall’ingegnere italiano. La 128 è caratterizzata anche da altre scelte tecniche innovative: le sospensioni a quattro ruote indipendenti consistevano in uno schema McPherson all’avantreno e in una sospensione con balestra trasversale, con funzione anche di barra stabilizzatrice al retrotreno.L’interno è più improntato alla funzionalità che al lusso, con un cruscotto semplice e razionale, sedili rivestiti in finta pelle, finiture semplici e una notevole abitabilità interna, anche grazie all’assenza del tunnel centrale. Al debutto era disponibile una sola motorizzazione: un nuovo 4 cilindri in linea di 1116 cm³ da 55 CV, con albero a camme in testa azionato da cinghia dentata in gomma, che comandava direttamente le punterie senza interposizione di bilancieri. La velocità massima veniva dichiarata in circa 140 km/h. La linea, piuttosto spigolosa e priva di concessioni alla stravaganza, segue i dettami stilistici in voga all’epoca, già adottati dalla FIAT per i precedenti modelli “124” e “125”. La gamma iniziale prevedeva le versioni berlina 3 volumi a 4 o 2 porte e, sul corpo vettura di quest’ultima, anche la “Familiare” a 3 porte. La “128” ottenne subito un notevole successo di vendita in tutta Europa, anche aggiudicandosi il premio di Auto dell’anno nel 1970. Narra il designer Giorgetto Giugiaro che, recandosi a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della futura Golf, vide nel reparto progettazione Volkswagen una “128” completamente smontata; i tecnici tedeschi ritenevano infatti che la berlina Fiat fosse il miglior esempio di “auto medio piccola” moderna, alla quale ispirarsi per lo schema tecnico.Al momento del lancio la Fiat 128 si confrontava, nella sua categoria, con pochi modelli a trazione anteriore, Peugeot 204 e Simca 1100 (già con carrozzeria a portellone), rispetto alle quali offriva qualità di guida più moderne, mentre tecnicamente e dinamicamente surclassava le Ford Escort Mk1 e le Opel Kadett B, a trazione posteriore, motori ad aste e bilancieri, retrotreno ad assale rigido con balestre. Nel 1971 arrivarono le concorrenti Citroën GS e Alfasud entrambe di prezzo superiore ma con caratteristiche meccaniche sofisticate (sospensioni idropneumatiche per la GS, motori a cilindri contrapposti, 4 freni a disco). Tuttavia fu l’avvento della “Golf I” (1974), della Renault 14 del 1976 e della nuova generazione di medie a 2 volumi con portellone posteriore che resero la carrozzeria della 128 obsoleta. Nel 1978, con il lancio della Fiat Ritmo, la gamma della 128 fu semplificata mantenendo il solo allestimento CL con motore 1100; a metà del 1980 uscì di produzione anche la Panorama, mentre la berlina restò in vendita fino alla fine del 1983.

Edifumetto

Edifumetto . Edifumetto (nota anche come Editrice Squalo, Squalo Comics ed Edifumetto 3000), è stata una casa editrice italiana fondata nel 1972 da Renzo Barbieri, attiva principalmente negli anni settanta e ottanta nel campo del fumetto erotico-pornografico italiano in formato tascabile e, insieme alla Ediperiodici – sua principale concorrente nel settore del fumetto per adulti – ne monopolizzò il settore con serie di successo di vario genere come Zora, di genere horror  o Biancaneve, di genere umoristico e molte altre anche di genere non erotico realizzate da autori di fama come Magnus. Nel periodo di maggior successo vennero pubblicati una ventina di tascabili erotici al mese ma alla fine degli anni ottanta le videocassette per adulti ne decretarono la fine; l’ultimo grande successo fu una serie non erotica, Paninaro, che arrivò a vendere oltre 100 mila copie al mese, ma fu di breve durata.[8] Alcune delle serie a fumetti erotiche di maggior successo ebbero delle trasposizioni cinematografiche come Biancaneve & Co. del 1982 e Zora la vampira del 2000.Nella prima metà degli anni sessanta, il successo dei fumetti neri come Diabolik, Kriminal e Satanik, indirizzate a un pubblico adulto con scene di cruda violenza e donne semisvestite, fece nascere una pletora di epigoni di qualità non sempre meritevole di citazione, quasi tutti editi nel caratteristico formato tascabile. La moda alla fine del decennio si era ormai esaurita, con un mercato saturato da prodotti spesso dozzinali, che nei primi anni settanta scomparvero quasi del tutto. In questo contesto si trovò ad operare Barbieri che da scrittore di fumetti per l’Editoriale Dardo e le Edizioni Alpe, decise, nel 1966 – in pieno boom dei fumetti neri – di fondare una propria casa editrice, la Editrice 66 e, ispirandosi a famosi soggetti cinematografici e letterali del momento, ideò nuove serie a fumetti che rappresentarono una evoluzione delle tematiche già presenti nei fumetti neri e caratterizzate da una forma di erotismo più esplicito per i tempi; vennero così pubblicate alcune testate sceneggiate da lui stesso insieme a Giorgio Cavedon e disegnate da Sandro Angiolini come Isabella, ispirata al personaggio di Angelica e Goldrake, ispirato a quello di James Bond, che costituiscono i primi fumetti erotici italiani in formato tascabile; il riscontro però non fu positivo e lo scarso successo delle due serie porterà alla chiusura della casa editrice. Nel 1967, Cavedon e Barbieri divennero soci costituendo le Edizioni ErreGi, con la quale pubblicarono, questa volta con successo, le idee editoriale di Barbieri, sia riproponendo la serie dedicata a Isabella che quelle dedicate a nuovi personaggi come Jacula e Lucrezia, sempre di carattere erotico e in genere incentrate su personaggi femminili come anche Messalina, Hessa, Lucifera, Walalla, Yra, Jungla, Bonnie e molte altre eroine sexy sempre pubblicate nel classico formato dei fumetti neri e riscontrando un certo successo; oltre a queste serie ne realizzarono altre, di genere horror, come la testata Terror. Nel 1972 il sodalizio fra i due però si rompe e Cavedon rimase unico proprietario della ErreGi cambiandone la denominazione in Ediperiodici mentre Barbieri fondò la Edifumetto.I diritti sui personaggi editi dalla ErreGi erano rimasti a Cavedon e quindi Barbieri ne ideò di nuovi, sempre di genere erotico/pornografico, riuscendo anche stavolta a raggiungere un discreto successo; fra le molte testate, non sempre di eccelsa qualità, si ricordano Zora, Rolando del Fico, Vampiro, Scheletro, Sukia, Belzeba, Playcolt, Poppea e decine di altri personaggi, parte della cui fortuna sarà dovuta alle copertine dall’inconfondibile stile pittorico realizzate da autori come Alessandro Biffignandi, Emanuele Taglietti, Roberto Molino e Carlo Jacono. Svariate sono anche le testate, uscite negli anni settanta, con racconti ispirati alle fiabe riproposte in chiave erotica disegnate soprattutto da Sandro Angiolini; ci furono anche degli epigoni editi da altri editori, come Sexy Fiabe e Strafiabe.Nel giro di pochi anni la Edifumetto arrivò a pubblicare un notevole numero di testate di genere erotico che, dalla metà degli anni settanta, virarono verso una pornografia sempre più esplicita, di pari passo con l’evoluzione dei costumi e, nel periodo di maggior successo vennero pubblicati anche venti serie di tascabili erotici al mese.Grazie al successo di queste serie realizzate spesso in fretta e di qualità a volte molto scadente, Barbieri poté pubblicare anche opere, non sempre genere erotico, di autori riconosciuti del fumetto italiano come Ferdinando Tacconi, Leone Frollo e Magnus. In particolare con quest’ultimo, dopo che il disegnatore aveva interrotto lo storico sodalizio con lo scrittore Max Bunker, Barbieri instaurò una collaborazione che, nell’arco di un decennio, portò a realizzare serie a fumetti come Lo sconosciuto, La compagnia della forca, I briganti e Necron.Negli anni ottanta però arrivò la crisi del mercato dei fumetti pornografici causata dallo sviluppo delle videocassette per adulti. L’ultimo grande successo dell’editore fu una serie non erotica, Paninaro, che arrivò a vendere oltre 100 mila copie al mese, ma fu comunque di breve durata; all’inizio degli anni novanta Barbieri provò a proporre tascabili più soft ma senza riuscire a ritrovare il successo degli anni precedenti. Le varie serie, erotiche e non, vennero pubblicate negli anni anche sotto altri marchi editoriali che facevano sempre capo a Barbieri come le Edizioni GEIS, SEGI, Il Vascello, Centroedizioni, seguite poi da Squalo Comics e fino alla Renzo Barbieri Editore e Edifumetto 3000, fino ai primi anni del Duemila.

Il Bacio Perugina

Il Bacio Perugina.  Il Bacio Perugina è un cioccolatino dalla forma irregolare e tondeggiante, farcito con gianduia, granella di nocciola e ricoperto di cioccolato fondente. È prodotto dalla Perugina.La presentazione ed il confezionamento del bonbon sono opera di Federico Seneca, direttore artistico della Perugina negli anni venti, che, rielaborando la rappresentazione del quadro di Francesco Hayez Il bacio, creò la tipica scatola blu con l’immagine di due innamorati. Fu sempre sua l’idea di inserire i cartigli contenenti le frasi d’amore che ancora oggi caratterizzano lo storico cioccolatino.Si dice che il Bacio sia nato dall’idea di Luisa Spagnoli di impastare, con altro cioccolato, i frammenti di nocciola che venivano gettati durante la lavorazione dei dolciumi. Ne venne fuori uno strano cioccolatino dalla forma irregolare, che ricordava l’immagine di un pugno chiuso, dove la nocca più sporgente era rappresentata da una nocciola intera. Fu chiamato per questo “Cazzotto”.Giovanni Buitoni, contemporaneamente amministratore delegato della Perugina e presidente della Buitoni, non convinto che fosse una buona idea proporre dei cioccolatini da regalare denominati “cazzotto”, volle ribattezzarli con un nome più adatto. Nacque così il “Bacio” Perugina. I primi cartigli apparvero negli anni trenta anche se Federico Seneca, l’allora direttore artistico dell’azienda non li ritenne inizialmente romantici come quelli che conosciamo oggi. Una versione che ha il sapore della leggenda ci racconta che Luisa avesse l’abitudine di scrivere brevi messaggi al suo amante Giovanni Buitoni avvolgendoli attorno ai cioccolatini che poi gli mandava perché li controllasse. Pare che Seneca ispirandosi alla suddetta inconfessata storia d’amore volle legare per sempre questo dolce pensiero al cioccolatino. Così oggi tra il cioccolatino e l’incarto argentato troviamo ancora un messaggio scritto in varie lingue.Nel corso della vita del prodotto, furono realizzate alcune varianti (ad es. nel 1964 una versione con ciliegia e liquore in luogo della nocciola, in un incarto dorato con la grafica rossa anziché argentato con la grafica blu, con la confezione anch’essa rossa), ma lo scarsissimo favore riscontrato presso il pubblico fece regolarmente rientrare ogni tentativo di innovazione.  La campagna pubblicitaria del 1934, promossa da Aldo Spagnoli, direttore della pubblicità alla Buitoni-Perugina, consistette nello sponsorizzare la trasmissione radiofonica “I Quattro Moschettieri” di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, attraverso la creazione delle celebri figurine disegnate da Angelo Bioletto, tra cui il famoso e introvabile Feroce Saladino.Perugina e Alitalia concepirono una divulgazione congiunta per i Baci: il Boeing 747-200 I-DEMF “Portofino”, che operava sulla rotta Roma-New York, assunse, tra il 1997 e il 1999, una livrea dedicata a questo cioccolatino. In questa livrea il bianco era sostituito dal blu, le bande verdi e rosse da altre argentee. Celebre è rimasta la frase scritta sulla fiancata: “Baci dall’Italia. Baci da Alitalia”.Nel 2009 la campagna pubblicitaria “Giovanni Don Giovanni” dell’agenzia Armando Testa con la direzione creativa di Marco Faccio si aggiudicò il prestigioso premio Leone d’Oro al Festival della Pubblicità di Cannes. Si tratta di uno dei primi esempi di diffusione nata sui social network, YouTube e Facebook.

Serate Vintage

Serate Vintage . Si svolgono alla pizzeria il Volo ( a Caselle in provincia di Verona ). Ogni tanto le promuoviamo in questo blog perchè bene si sposano col carattere e umore che trovate qui. La piu’ bella musica di sempre…tutta in una sera.  Se vi è piaciuto La febbre del sabato sera, Grease , il periodo della discomusic , degli anni settanta e ottanta….e un po’ di latino e afro , ebbene queste sono le serate che fanno per voi. Tanto divertimento e ottima musica ( con l’ottimo cibo del Volo ). I protagonisti siete voi…e solamente Voi. Vi aspettiamo il 09-02-2019…per divertirci insieme.

Spuma

Spuma. La spuma è una bibita analcolica soft drink a base di acqua gassata, zucchero, quantità variabili di caramello e aromi vari (tra cui, succo di limone, infuso di scorze di arancia, rabarbaro, vaniglia, spezie); il termine, generico, è una denominazione commerciale di fantasia[1] e risale ai tempi in cui esistevano molti produttori locali di bibite gassate, per cui il nome delle singole marche era meno importante di adesso. Il termine è equivalente all’anglosassone “soda”, anch’esso adatto a indicare qualunque bibita analcolica “con bollicine” a prescindere dal fabbricante. In Austria si produce una bevanda dal gusto molto simile, l’Almdudler. La spuma bionda nasce nei primi anni venti; nel 1925 la spuma della Paoletti Bibite di Ascoli Piceno  già vinceva a Bruxelles un concorso internazionale. La spuma nera è stata prodotta per la prima volta nel 1938 dall’azienda Spumador, probabilmente per la mancanza di materie prime per il chinotto. La spuma bionda sembra invece dovuta a un innalzamento del prezzo del cedro. La spuma è usata per la preparazione di vari cocktail, per esempio la spuma nera abbinata al vino rosso viene chiamata Sù e giò o “picio pacio”, in Val di Sole e nei dintorni è detta misto rós o misto blànch a seconda se è utilizzato vino bianco o rosso. Spumador presenta le 7 meraviglie del “Bevo Vero”: la collezione di cocktail a base di Spuma, create dal Gustosofo Michele Di Carlo.

The Rubettes

The Rubettes . I Rubettes sono stati un gruppo pop inglese attivo negli anni Settanta. Di loro si ricorda soprattutto il famoso pezzo Sugar Baby Love, diventato un classico, con la voce che si pensò per anni fosse maschile, ma era un playback della cantante statunitense Natasha Mayback. I loro maggiori successi si riscontrano nel periodo dal 1972 al 1982: ad esempio I Can do It, Baby I Know, Juke box jive, Little Darling, e molti altri pezzi minori, con i quali sono rimasti nelle classifiche inglesi, italiane ed europee per molto tempo. La band ha avuto molto successo anche in Germania. La loro musica parte con un revival classico, ricco di voci e cori, venato di rock e romanticismo. Negli anni la loro musica, pur mantenendo una caratteristica spiccata, assume anche venature country, dovute alla chitarra di Tony Thorpe, ma nel gruppo si sentono anche le influenze di tutti gli altri componenti: Alan Williams, Mike Clark, John Richardson (Bill Hurd e Pete Anersen sono state presenze meno rilevanti nella vita dei Rubettes, ma sicuramente con qualche influenza specialmente nei primi tempi). Il risultato dei loro talenti è una musica ricca che scorre facilmente. Nel 1974 Mino Reitano incise una cover di Sugar baby love in italiano (Dolce angelo) e con questa canzone il cantante partecipò a Canzonissima; il gruppo La Quinta Faccia la incise invece nella versione originale in inglese. Successivamente, in anni più recenti, anche Fiorello ha fatto una versione di Sugar Baby Love in italiano chiamandola Dolce amore mio e la inserì nel CD Spiagge e lune.

Discoteca Studio 54

Discoteca Studio 54 . Lo Studio 54 è stata una nota discoteca di New York  situata al numero 254 della 54a strada ovest a Manhattan , tra la Settima e l’Ottava Avenue, aperta tra il 1977 e il 1986 . Il club era stato allestito all’interno di un teatro  , che fino al decennio prima fungeva da studio televisivo  (da cui il nome) e che a tale uso venne riadattato dopo la chiusura della discoteca. Caratteristica principale del locale erano le provocazioni al costume e la stravaganza delle serate proposte. L’intento dei gestori originari del locale, Steve Rubell e Ian Schrager , era infatti quello di garantire ogni sera «la festa più grande del mondo», nonché quello di scioccare con gli eccessi la città di New York : la musica ad altissimo volume, le scenografie allusive (emblematica era l’immagine di una falce di luna imboccata da un cucchiaino contenente cocaina) e le serate che ogni sabato prevedevano una nuova sorpresa o un nuovo eccesso. Al culmine di ogni serata appariva dall’alto l’Uomo sulla Luna, che calava tra il pubblico ed offriva ai presenti lo scintillante contenuto di un cucchiaino d’argento. Lo Studio 54 era un luogo dove le etichette sociali venivano a non contare più nulla, dove tutti potevano essere protagonisti. Il pubblico sentiva parlare di scene orgiastiche  e di favolosi megaparty a tema. Lo Studio 54 fu anche la prima discoteca ad adottare sistematicamente la selezione all’ingresso. Quello che avveniva al suo interno era riportato immancabilmente dai giornali. Le foto di molti personaggi famosi sono comparse sui giornali unicamente per il fatto di aver passato una notte al 54. Fece epoca, per esempio, la foto di Bianca Jagger che entrava in pista a dorso di un cavallo bianco ; il videoclip  del singolo New York City dei Per Shop Boys  venne girato in parte nel locale e in un frammento del video si vede la scena del cavallo bianco che entra.La struttura del locale era essenzialmente quella di un normale teatro, composto da platea e galleria:

  • La pista era stata collocata nella platea (ampia 1800 m²). La sala era attrezzata con ben 54 diversi effetti luminosi, neon rotanti, luci stroboscopiche e torri con riflettori colorati che diffondevano luci intermittenti e che si alzavano e si abbassavano, illuminando il pubblico.
  • La console del disc-jockey  alloggiava nella posizione del palcoscenico .
  • La zona dei divani era stata ricavata nella balconata. Per accedervi si saliva attraverso una decoratissima scala in stile barocco ,
  • Il bancone del bar si trovava sotto la balconata, allo stesso livello della pista.
  • Sconosciuta ai più, per l’accesso strettamente riservato, era una saletta (oggi si potrebbe chiamare il Privé) collocata ad un livello superiore, in corrispondenza della balconata; vi poteva entrare un ristrettissimo numero di persone, invitate personalmente da Steve Rubell , ma il gestore del locale faceva anche qualche eccezione, in quanto a volte pescava tra la folla degli emeriti sconosciuti per invitarli insieme alle celebrità ai suoi party esclusivi.

Inaugurato la sera del 22 aprile 1977 , l’età d’oro del locale durò appena tre anni. L’alone di magia che lo circondava sparì improvvisamente quando, nel 1980 , il proprietario Rubell fu arrestato per possesso di droga e frode al fisco . Il locale fu venduto, cambiò gestione e rimase aperto fino al 1986 , quando venne chiuso e riadattato a teatro  (tuttora funzionante).

Robin Hood

Robin Hood .

Robin Hood è un FILM DEL 1973  diretto da Wolfgang Reitherman . È un film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions  e distribuito negli Stati Uniti l’8 novembre 1973. È il 21º Classico Disney ed è basato sulla leggenda di Robin Hood  , utilizzando però animali antropomorfi al posto delle persone. È il primo Classico Disney la cui produzione sia cominciata dopo la morte di Walt Disney e in cui quest’ultimo non sia stato coinvolto in alcun modo. Il gallo menestrello Cantagallo  racconta che Robin Hood e Little John  vivono nella foresta di Sherwood , rubando ai ricchi per dare ai poveri abitanti di Nottingham . Lo sceriffo di Nottingham  ed i suoi soldati spesso cercano di catturare e uccidere i due, ma falliscono ogni volta. Nel frattempo, il perfido Principe Giovanni ed il suo assistente Sir Biss arrivano a Nottingham. Sir Biss ha ipnotizzato il fratello del Principe Giovanni, Re Riccardo , convincendolo a partire per le Crociate , permettendo al Principe Giovanni di prenderne il trono. Purtroppo il principe è avido, siccome opprime i poveri con tasse  ingiuste e anche immaturo, dal momento che si succhia il pollice ogni volta che viene nominata sua madre. Robin Hood e Little John derubano il Principe Giovanni travestendosi da chiromanti, spingendo così il principe a dare una grossa ricompensa a chi cattura Robin Hood e a far fare allo sceriffo l’esattore fiscale personale. Lo Sceriffo tassa il fabbro Otto ed una famiglia di conigli. Tuttavia, Robin restituisce un po’ di soldi ai conigli, regalando il suo cappello ed il kit di tiro con l’arco al giovane coniglietto Saetta per il suo compleanno. Saetta ed i suoi amici testano il kit di tiro con l’arco, ma Saetta lancia una freccia nei terreni del castello di Lady Marian , nipote di Re Riccardo. I bambini si intrufolano all’interno, incontrando Lady Marian e la sua dama di compagnia Lady Cocca. Lady Marian rivela che lei e Robin erano fidanzati da piccoli, ma non si vedono da anni. Nel frattempo il buon frate Fra Tuck fa visita a Robin Hood e Little John nella foresta, spiegando che il Principe Giovanni ha indetto un torneo di tiro con l’arco ed il vincitore riceverà un bacio da Lady Marian. Robin accetta di partecipare al torneo travestito da cicogna, sotto il nome di Gambe a Spillo, mentre Little John si traveste come il Duca Reginald di Whisky per avvicinarsi al Principe Giovanni. Sir Biss scopre l’identità di Robin Hood, ma viene intrappolato in una botte di birra da Fra Tuck e Cantagallo. Robin Hood vince il torneo, ma il Principe Giovanni lo smaschera e lo condanna a morte. Il fuorilegge riesce però a scappare grazie all’aiuto di Little John e, nello scontro che ne segue, tutto il popolo si rifugia nella foresta di Sherwood. Nella foresta, Robin e Lady Marian si innamorano di nuovo, mentre i paesani si fanno beffe del Principe Giovanni, descrivendolo come “il Re Fasullo d’Inghilterra”. Il Principe Giovanni scopre tutto e, infuriato per l’insulto, triplica le tasse e imprigiona tutti gli abitanti della città, siccome non possono permettersi di pagare. Lo Sceriffo visita la chiesa di Fra Tuck per rubare dalla cassetta delle elemosine, facendo infuriare il frate, che viene arrestato. Il Principe Giovanni prevede di impiccare Fra Tuck per attirare Robin Hood in un’altra trappola e ucciderlo. Robin Hood e Little John si intrufolano nottetempo nel castello. Mentre Little John libera i prigionieri, Robin ruba le tasse al Principe Giovanni, ma Sir Biss si sveglia trovando l’eroe in fuga. Tutti i detenuti riescono a fuggire con i soldi, ma Robin, per salvare la sorellina di Saetta, rimasta indietro, viene confinato fra le mura del castello e preso di mira dai soldati. Lo Sceriffo mette alle strette Robin Hood dando fuoco al castello. Per salvarsi dall’incendio , Robin salta da una torre nel sottostante fossato d’acqua che circonda il castello. Little John e Saetta guardano la pozza bersagliata dalle frecce con Robin Hood al di sotto, ma poco dopo l’eroe emerge incolume. Il Principe Giovanni si dispera e viene preso da una rabbia cieca quando Sir Biss sottolinea che il castello di sua madre è in fiamme. Re Riccardo torna in Inghilterra, mettendo il fratello ed i suoi scagnozzi ai lavori forzati e permettendo a Robin Hood e Lady Marian di sposarsi e lasciare Nottingham con Little John e Saetta al seguito.