Ultravox

Ultravox . Il gruppo viene fondato nel 1973 a Londra, dal cantante Dennis Leigh con il nome Tiger Lily, e ne fanno parte anche il bassista Chris Cross, il chitarrista Stevie Shears, e il batterista Warren Cann. Nel 1974, Leigh prende il nome d’arte “John Foxx”, e dopo l’arrivo del tastierista/violinista Billy Currie, il gruppo si ribattezza Ultravox!. Il primo singolo Ain’t Misbehavin’ viene pubblicato nel 1975 ancora con il nome di Tiger Lily. Il gruppo s’interessa molto alle nuove frontiere della musica elettronica e ai progressi realizzati dai sintetizzatori. La Island Records offre un contratto al gruppo, che registra così il primo album con la supervisione di Brian Eno. Anticipato dal singolo Dangerous Rhythm viene pubblicato nel febbraio 1977 l’album d’esordio Ultravox! (1977). Sempre nel 1977 esce Ha! Ha! Ha!, disco che presenta un ampio utilizzo di sintetizzatori e tastiere. Dall’album viene estratto il singolo che contiene la celebre Hiroshima Mon Amour. L’album successivo, Systems of Romance, pubblicato come Ultravox (senza il punto esclamativo finale), è un disco molto più sperimentale, dove l’uso dei sintetizzatori prevale sugli altri strumenti e dove la ritmica precorre il techno rock del decennio a venire. L’LP segna l’uscita di scena del chitarrista Stevie Shears, rimpiazzato da Robin Simon che rimarrà in formazione solo per quell’anno. Nel 1979 John Foxx alla fine del tour americano abbandona il gruppo bruscamente, per dedicarsi all’attività solista. Dopo alcuni mesi di sbandamento, subentra Midge Ure, cantante e chitarrista scozzese già impegnato parallelamente in altre produzioni del neonato genere New Wave (e New Romantic), il quale prende decisamente in mano le redini della band, e farà compiere al gruppo una radicale svolta verso territori più synth pop e melodici con l’album Vienna del 1980, che si rivelerà fondamentale. Il primo singolo Sleepwalk, raggiunge il 29º posto nel Regno Unito [2], ma il grande successo arriva con il terzo singolo, la title- track’ ‘Vienna, che raggiunge il 2º posto nel Regno Unito, rimanendovi per 4 settimane.[3]. Vienna è considerato come il miglior risultato della band dal punto di vista artistico [4]. L’album successivo del 1981, Rage in Eden, non riesce commercialmente a bissare i risultati di Vienna, ma contribuisce, grazie alla hit The Voice, a consolidare la fama del gruppo in Europa. Nel 1982 con George Martin, già produttore dei Beatles, gli Ultravox pubblicano Quartet, album più orientato verso la “canzone elettronica” melodica (abbandonando le suite interamente strumentali) e verso il new romantic, che diventa il loro maggior successo negli Stati Uniti. Seguono l’album dal vivo Monument – The Soundtrack (1983) e Lament (1984), album in cui l’elettronica cede parzialmente il passo a suoni e passaggi più marcatamente Folk. Alla fine del 1984 esce l’antologia The Collection che venderà quasi un milione di copie nel Regno Unito. Dopo l’addio di Warren Cann nel 1986, sostituito da Mark Brzezicki dei Big Country, quasi tutti i componenti cominciano a concentrarsi sulla loro carriera solista. Il gruppo si ritrova per incidere U-Vox e per intraprendere un tour, ma si scioglierà nel 1988. Nel 1992, Currie prova a riesumare il nome Ultravox, del quale deteneva i diritti, unendosi con il cantante Tony Fenelle e altri musicisti. Il tentativo prosegue nel 1994, il cantante questa volta è Sam Blue: i due album hanno però scarso successo. Il 6 novembre 2008 viene annunciata, attraverso il sito ufficiale della band, una riunione dei quattro membri della line-up degli anni ottanta (Currie, Cann, Cross e Ure), con relativo tour britannico. Nel 2009, gli Ultravox si riuniscono e nell’aprile di quell’anno e intraprendono un tour, denominato Return to Eden (un chiaro riferimento all’album Rage in Eden), nel Regno Unito e in Europa. Una tappa tocca anche l’Italia, a Nonantola. Il 29 maggio 2012 è uscito il nuovo album Brilliant, che segna il ritorno della band con la stessa formazione degli album da Vienna a Lament, quest’ultimo pubblicato 28 anni prima.

All for Leyna

All for Leyna .  E’ un singolo del 1980 di Billy Joel , grande artista americano. Il LP si intitolava Glass Houses e questo singolo per me è uno dei piu’ belli di Joel  anche se tra i piu’ famosi…e’ uno dei meno conosciuti. Raggiunse la top 40 in Inghilterra. Ben 38 anni fa….! Pensate che ho il vinile del 33 giri. A me piace molto…spero anche a voi.  Video…molto semplice.

 

Coprisedile in paglia

Coprisedile in paglia.  Arrivano i primi caldi e nelle macchine si cominciano a vedere gli immortali coprisedili in paglia…bambu’ e materiali simili. Esistono da una vita e non hanno minimamente intenzione di andare in pensione. Il loro scopo e’ quello di rendere piacevole la guida , togliendo quella noiosa situazione di schiena sudante dovuta ai rivestimenti tradizionale dei sedili. Sinceramente li uso anche io ( amante del Vintage ) : e’ un rito con i primi caldi…togliere il vecchio coprisedile invernale e piazzare quello estivo. Il tutto , colmo di speranze piene di ottimismo. Alla fine il risultato è assolutamente mediocre. Ovviamente il materiale scalda meno del tessuto di un sedile o di un coprisedile invernale…ma il guadagno che si ha….non è mai pari a quello pubblicizzato sulla confezione del prodotto.I prodotti piu’ mediocri cominciano col tempo  a perdere frammenti di paglia che silenziosamente si depositano sul sedile sottostante e a seguire un po’ per tutta la macchina. A pezzatura uniforme..a listelli…a filamenti : il sedile estivo di paglia ( e similari) rimane un prodotto che il tempo, sembra non abbia il potere di cancellare. Piu’ recentemente si sono affacciati quelli di legno ( a palline…). Ma il seedile di paglia rimane e rimarra’ per ancora anni ed anni..il piu’ usato in estate.

appuntamenti Vintage

appuntamenti Vintage . Ogni tanto pubblicizzo anche le mie serate vintage affinche’ possiamo avere anche sul campo…un riscontro musicale a questo spazio internet. Il 21-04-2018 saro’ al Volo di caselle con la mia miscela di anni 60 70 80 90 2000 afro funky latino e tanto altro ancora.  Serata simile il 12-05-2018 al Bridi di Zevio.  La piu’ bella musica di sempre…tutta in una sera. Il 30-06–2018 sara’ la volta del Bridi Summer Contest …un bellissimo concorso canoro ( iscrizione gratuita) che si svolgera’ all’aperto.  Siete i benvenuti e …divertiamoci insieme…che fa sempre bene. Da me non trovate TUTTO…ma trovate .. DI TUTTO.  Venni…vidi…vintage.

 

Nick Heyward

Nick Heyward . Nick Heyward nasce nel 1961 e giovanissimo con gli Haircut 100 raggiunge il successo con il disco Pelican West ( 1982 )  che contiene vari singoli di successo. Era il 1981 e la band sembrava avviata ad avere un grosso successo. Durante la lavorazione del secondo album…il gruppo si scioglie e Nick comincia la sua carriera solista . Il suo primo lavoro è North of a Miracle che ottiene un discreto successo. Il suo è un pop semplice…mai impegnato nei testi e le melodie sono molto piacevoli . Le sue clip musicali sono semplici e raccontano in maniera piacevole i testi delle sue canzoni. I seguenti lavori non riescono a bissare i successi iniziali ma la sua musica rimane sempre piacevole e di ottima fattura. Negli anni 90 sforna dei cd molto belli..Tangled tra tutti…per poi eclissarsi gradatamente sino al recentissimo ritorno ( Woodland Echoes ) dove ritrova le zone medio basse delle classifiche. Semplice, diretto , mai polemico. Poco prolifico : nella sua carriera quasi quarantennale i suoi lavori ufficiali ( compresi quelli con gli Haircut 100 ) non arrivano alla decina . Personaggio serio : mai uno scandalo. Un eroe degli anni 80…ma di quegli anni 80 meno chiassosi. Ascoltatelo..sono sicuro che il suo pop puro…vi affascinera’.

La piazza dei giochi

La piazza dei giochi . La piazza dei giochi ….. In ogni citta’ o paese…esisteva una piazza dove al pomeriggio i bambini potevano giocare e divertirsi. Di solito avevano un monumento commemorativo che dava il nome alla piazza ( es. Piazza Garibaldi…). Non mancava una fontanella dove i bambini andavano ad abbeverarsi nelle calde giornate primaverili ed estive…dopo aver giocato…..e aver disperso tanti liquidi . A quei tempi esisteva piu’ verde e quindi la piazza…disponeva senza dubbio di aiuole verdi con alberi . Nella stessa piazza confluivano diverse fasce di eta’. Dai piu’ piccoli…sino ai ragazzini di 12-14 anni . Ognuno aveva la proprie esigenze : i piu’ piccoli avevano necessita’ piu’ soft . Se giocavano a palla..lo facevano con tanta delicatezza e tanta imprecisione nei lanci ( con la palla che andava di conseguenza…ovunque). Di solito erano confinati nelle aiuole…perchè la parte centrale della piazza era riservata ai piu’ grandicelli…che si sfidavano con interminabili partite di pallone. La partita finiva solo quando il pallone andava in un punto non piu’ recuperabile…oppure quando si bucava ( i mitici super tele avevano la resistenza di una carta velina…) . Non esisteva nessun richiamo da parte di nessuno…che potesse far finire la partita prima.  Esisteva anche chi si dilettava ad andare in bicicletta : la piu’ gettonata era la Graziella ( a seguire….arrivarono anche quelle finto cross ) . Immaginate quanto fosse difficile coniugare tutte queste realta’….in una sola piazza. I grandi non volevano i piccoli..le mamme dei piccoli erano preoccupate che non arrivassero pallonate ai figli e a chi stava andando in bicicletta. Aiutava il momento merenda…che diradava di fatto la densita’ della piazza…..! La merenda o la si portava da casa ( classico : merendina e succo di frutta…) oppure si attingeva al baracchino…immancabile …che stazionava appena fuori della piazza. I bambini volevano il baracchino e le mamme no ( altro classico). A parte le merendine il baracchino aveva come caratteristica la vendita di dolcissime e coloratissime gomme da masticare vendute singolarmente , che erano ambitissime dai bambini. Ad una certa ora..tutti a casa : la mamma doveva iniziare a preparare la cena 🙂 . Quanti ricordi…quanti pomeriggi…..!

Amedeo Nazzari

Amedeo Nazzari . Amedeo Nazzari, nome d’arte di Amedeo Carlo Leone Buffa (Cagliari, 10 dicembre 1907Roma, 5 novembre 1979[1]), è stato un attore italiano. Figlio di Salvatore Buffa, proprietario di un pastificio e di Argenide Nazzari, il futuro attore prenderà il suo nome d’arte dal nonno materno, Amedeo Nazzari, già presidente della Corte d’appello di Vicenza, trasferito poi a Cagliari. Amedeo Buffa ha solo sei anni quando suo padre muore e la madre si trasferisce con lui e le sorelle a Roma. Qui compie gli studi presso un collegio di padri salesiani dove matura la sua vocazione artistica fin dalle prime recite scolastiche, per poi passare ai palcoscenici delle filodrammatiche e arrivare infine, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria, al teatro vero e proprio. L’esordio da professionista avviene nel 1927 con la compagnia di Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, di Memo Benassi e di Marta Abba. Nel 1935 è notato da Elsa Merlini che gli offre una parte nel film che sta per girare, Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro. Ancora una volta sarà un’attrice, Anna Magnani, a intuire le sue doti: giovane artista allora emergente e moglie del regista Goffredo Alessandrini, la Magnani insiste con suo marito affinché Amedeo faccia parte del cast di Cavalleria. La sua prestanza fisica, arricchita dal fascino della divisa, diventa la principale attrazione del film che, presentato a Venezia alla Mostra del Cinema diventerà uno dei maggiori incassi i del 1936. Ancora un film in divisa sarà nel 1938 il suo secondo successo di pubblico: Luciano Serra pilota, sempre con la regia di Alessandrini. Ormai Nazzari è un volto conosciuto e sono molte le offerte di lavoro, ma le sue continue discussioni con i produttori per intervenire sui dialoghi dei film che interpreta e per suggerire cambi di sceneggiatura non previsti nei copioni, gli creano una fama di personaggio scomodo e indocile. Nazzari riceve la coppa del Ministero della Cultura Popolare per il film Caravaggio, il pittore maledetto, si riconoscono il conte Giuseppe Volpi e il ministro Pavolini (1941). Sempre nel  1941 alla IX Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il conte Giuseppe Volpi gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto, diretto sempre da Alessandrini, e l’anno dopo, il celebre La cena delle beffe lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, diretto da Alessandro Blasetti, è un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici. Tratto dall’omonimo poema di Sem Benelli, riscuote un enorme successo di pubblico e rimane nella memoria storica degli spettatori italiani per una serie di motivi: innanzitutto perché contiene la prima scena di nudo femminile (un’inquadratura di pochi secondi di Clara Calamai a seno nudo che varrà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche)[2], poi perché riunisce nel cast due giovani amanti, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che di lì a pochi anni andranno incontro ad un tragico destino accusati dai partigiani di collaborazionismo; infine per l’interpretazione intensa, e oggi diremmo anche un po’ gigionesca, di Nazzari, che in questo film recita la sua battuta più celebre: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!». Ripetuta da tutti esasperando l’accento sardo del protagonista, diventerà col tempo un tormentone. Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dopo il 1945 tornano i ruoli importanti con Un giorno nella vita di Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini, in cui affiancò Irasema Dilian. Richiestissimo anche all’estero, si reca prima in Spagna per interpretare tre film, poi in Argentina dove però gli propongono di recitare la parte di un italiano criminale e corrotto. All’idea di dover diffamare il suo paese, Nazzari rifiuta di adempiere al contratto e la notizia arriva addirittura a Evita Perón che, dopo essersi fatta illustrare il copione, prende le difese dell’artista e gli offre di rimanere comunque in Argentina per visitare il paese e per conoscere personalmente le molte famiglie di italiani emigrati. Tornato in Italia nel 1949, recita accanto agli emergenti Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Jacques Sernas ne Il lupo della Sila. Nel 1949 recita, accanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson, nel dramma popolare Catene. Catene fu premiato al botteghino da un enorme successo di pubblico (fu infatti il maggiore incasso della stagione cinematografica 194950), ed aprirà per Nazzari un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: tale film fu infatti il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che appassionarono il pubblico italiano per tutta la prima metà degli anni cinquanta, rivitalizzando un genere, il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto e che negli anni settanta fu rivalutato anche dalla critica cinematografica (che invece all’epoca lo bistrattò e biasimò, descrivendo questi film come dei banali fotoromanzi cinematografici). Di questa serie di film, tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, ricordiamo Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), L’angelo bianco (1955) e Malinconico autunno (1958), l’ultimo film dove Matarazzo diresse la coppia Yvonne Sanson-Amedeo Nazzari. Non mancano tuttavia i ruoli “impegnati”: in Processo alla città (1952) tratteggia la figura di un coraggioso magistrato napoletano che si oppone alla camorra del primo Novecento mentre ne Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, interpreta il ruolo di un militare impegnato, nell’Italia post-unitaria, a combattere il brigantaggio lucano. In Proibito (1955) avrà per la prima volta l’opportunità di interpretare un personaggio sardo in una storia di faide familiari. Nel 1957 viene scelto da un Federico Fellini ormai affermato, per recitare in Le notti di Cabiria un ruolo di divo in decadenza facendo ironicamente il verso a se stesso. Sempre nel 1957 Nazzari sposa Irene Genna, attrice italo-greca, da cui un anno più tardi nascerà Maria Evelina, oggi anch’essa attrice di teatro. Negli anni sessanta comincia ad arrivare qualche delusione: il ruolo del principe Salina nel Gattopardo di Visconti, proposto a lui, va a Burt Lancaster per ottenere finanziamenti da una casa di produzione americana; nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev che era stato suo viene assegnato a Van Heflin. Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta, per la difficoltà di recitare in inglese e per il timore di cadere nel ridicolo nelle scene di canto e di ballo (il film, Facciamo l’amore sarà poi effettivamente realizzato con Yves Montand). Nel 1968 ottiene una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena, con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi. In Italia si apre la stagione d’oro della commedia all’italiana, ma salvo qualche sporadica eccezione, Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni, dirà poi, per una questione di gusto e di rispetto verso se stesso e verso il pubblico. Così, mentre attori più giovani saranno sommersi da proposte di lavoro, Nazzari apparirà sempre più raramente sul grande schermo, limitandosi a ruoli cameo in produzioni internazionali, come in Il papavero è anche un fiore, Il clan dei Siciliani e Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra. Qualche soddisfazione arriva invece dalla televisione, dove è protagonista dei rifacimenti televisivi di due dei suoi film più celebri: La cena delle beffe e La figlia del capitano e compare come ospite d’onore in trasmissioni celebri quali Il Musichiere, Studio Uno e Settevoci. Nel 1963 si cimenta pure nella conduzione televisiva prendendo parte al varietà del sabato sera Gran Premio abbinato alla Lotteria di Capodanno e gira alcuni famosi caroselli per un noto aperitivo, ripetendo come slogan la sua più celebre battuta: «… e chi non beve con me …». Nel 1969 la RAI gli dedica ben otto prime serate per trasmettere una retrospettiva dei suoi film più celebri. Il ciclo, che ottiene altissimi indici di ascolto e di gradimento, è curato da Gian Luigi Rondi. Nello stesso anno l’attore è impegnato nella miniserie televisiva La donna di cuori, diretta da Leonardo Cortese per Rai 1 (allora chiamato Programma Nazionale), affiancato da Ubaldo Lay e Sandra Mondaini. A partire dagli anni settanta, dirada sempre più gli impegni televisivi e cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Partecipa anche nel 1975 ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino e trasmesso da Rai 2 nel 1979; la scena principale in soggettiva fu girata, in lingua italiana, a Portofino. Negli ultimi due film, Nina di Vincente Minnelli e Melodrammore di Maurizio Costanzo, lo si vede apparire in piccole partecipazioni. Muore nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979[4], pochi mesi prima che la figlia Maria Evelina gli desse il primo nipotino, Leonardo. Col nome di Amedeo Nazzari Buffa, è sepolto al cimitero monumentale del Verano di Roma.

Bazar

Bazar. Vi ricordate negli anni settanta, quei negozi dove dentro trovavi di tutto ? Di solito erano in prossimita’ delle spiaggie…. o poco prima. Stavate andando al mare e vi eravate accorti che vi mancava qualcosa? Nessun problema : si entrava in questi piccoli bazar e il problema era risolto. Dunque…cosa avevano questi negozi ? Prima di tutto : asciugamani da mare….solari….qualche costume . Ma anche qualche gioco per bambino , tipo formine…camioncini ruspa…palloni etc etc.  Non mancava un ricco reparto dedicato alla pesca : ami…galleggianti….piombini..cucchiaini…qualche canna e qualche esca viva. Fantastico il classico profumo di sughero dei galleggianti. Non macavano anche ciabatte…e qualche gonfiabile ( braccioli…..materassino….canottini ) . Qualcuno aveva anche un piccolo angolo-edicola. Era bello andare….e vedere tutto quello che c’era..e perdersi qualche minuto alla ricerca di quello che si voleva ed anche di quello che non si voleva. Erano negozi sempre pieni….con tanta gente che poi non vedeva l’ora di andare in spiaggia. Arredamento…minimalista….ma con tante cose esposte. Semplici scaffali…di quelli di una volta..in metallo…e se andava bene…anche un po’ di legno . Bei tempi.

Ricreazione

Ricreazione . La ricreazione.  Ampia nelle elementari…stringata nelle medie e nelle superiori. A scuola era , diciamocelo francamente , il momento piu’ atteso. Significava tante cose. Ovviamente era un momento nel quale si poteva un attimo rilassare la testa : le elementari erano sempre il primo scoglio nell’apprendimento …e quindi nonostante il programma light…era sempre molto impegnativo. La ricreazione aiutava molto. Si poteva inoltre gustare la merenda che la mamma ti aveva preparato con tanto amore . Si andava di solito…su di un ottimo panino…oppure fette biscottate e marmellata. Alternativa era la merendina confezionata o un pacchetto di patatine ( rigorosamente con sorpresa). Queste cose si potevano comperare anche in un piccolo punto vendita della scuola ( dove ovviamente…costava un po’ di piu’..il tutto).  Se si disponeva di un ampio cortile….c’era la possibilita’ di correre…giocare a nascondino..a ruba bandiera : insomma….fare anche un minimo di attivita’ fisica. Tristissimo il momento della campanella che ti annunciava che si doveva rientrare. Alle medie lo spazio temporale e fisico era ridottissimo. Al massimo si andava nel corridoio e l’ntervallo era di una decina di minuti. Poche le strutture che avevano un cortile. Alle superiori …idem come sopra…..e se mettiamo che la mole lavorativa era veramente pesante….si puo’ arrivare a dire che i dieci minuti d’aria ..erano veramente pochi. Era l’occasione per socializzare..scambiare due chiacchere..parlare dell’ultimo 45 giri acquistato…etc etc.Medie e superiori ….la merenda si acquistava direttamente andando a scuola…..spesso e volentieri . C’era il punto strategico di una focacceria..pizzeria…che sfornava a raffica….tutto quello che serviva. Spesso in zona…c’era anche una sala giochi…..strategica anche quella. La ricreazione rimaneva comunque un punto fermo e inossidabile nella giornata dello scolaro. Guai se mancava : inimmaginabile. Una volta..si socializzava e non si passava il tempo sul telefonino.

Il pranzo è servito

Il programma venne ideato da Corrado e dal suo staff di autori (il fratello Riccardo Mantoni , Stefano Jurgens Stefano Santucci e Jacopo Rizza ) La conduzione del programma venne affidata per otto stagioni, dal 1982 al 1990, allo stesso Corrado, successivamente sostituito da Claudio Lippi, che però dovette abbandonare il programma dopo breve tempo per problemi di salute, e poi a Davide Mengacci.Il programma era un gioco a quiz a cui prendevano parte due concorrenti che si misuravano in varie prove, tra cui domande classiche dette “domande da fermo”, alcune prove pratiche e tre domande finali. Scopo ultimo del gioco era quello di completare un tabellone raffigurante le cinque portate tradizionali del pranzo: primo, secondo, formaggio, dolce e frutta. Ogni risposta esatta o prova superata consentiva ai concorrenti di girare una ruota che girando permetteva – attraverso un apposito foro – di vedere le portate da conquistare apparirvi dentro; alle cinque portate si aggiungevano il jolly che permetteva di guadagnare una portata a scelta, e la “Dieta”, che invece non faceva guadagnare nulla ai concorrenti. A partire dal 14 settembre 1992, il programma cambiò la fascia oraria e cambiò il nome in La cena è servita e cambiò pure la rete, da Canale 5 a Rete 4, la scenografia e alcune norme del regolamento, sempre condotto da Mengacci. Dal primo marzo 1993, in seguito ai bassi ascolti, venne deciso il ritorno al vecchio formato, con alcune modifiche all’orario e alla scaletta; tuttavia questo non migliorò le cose e il programma venne chiuso definitivamente il 26 giugno 1993. Un gran pezzo distoria della televisione italiana…e un immenso Corrado…. principalmente.