Paola Perissi

Paola Perissi . Paola Perissi (Sondrio, 7 settembre 1944) è un’ex annunciatrice televisiva e conduttrice televisiva italiana, attiva per la Rai dal 1969 al 2000. Oltre agli annunci televisivi, la sua immagine è legata alla trasmissione televisiva di Rai 1 Almanacco del giorno dopo, che ha condotto per oltre quindici anni, dal 1976 al 1992. Dopo aver vinto un concorso della Rai per annunciatrici, ha cominciato a lavorare in televisione come annunciatrice nel 1969 dalla sede Rai di Roma, venendo assunta definitivamente nel 1972 e raggiungendo subito una buona popolarità presso il pubblico, guadagnandosi l’appellativo de la Grace Kelly del piccolo schermo.Nel corso della sua carriera televisiva in Rai ha condotto diverse trasmissioni, come Prossimamente – Programmi per sette sere, dedicata alla presentazione al pubblico delle future produzioni della televisione di Stato, ma soprattutto Almanacco del giorno dopo, breve trasmissione del preserale di Rai 1 in onda subito prima del TG1 delle 20:00, da lei presentata dal 1976 al 1992 (saltuariamente alternata prima a Maria Giovanna Elmi ed in seguito a Peppi Franzelin), durante la quale leggeva quotidianamente piccole annotazioni relative alla giornata seguente relative agli orari del sorgere e tramontare del Sole e della Luna, il santo del giorno, biografie di personaggi celebri nati o morti in quella giornata, e piccoli aneddoti e proverbi. Nello stesso periodo è diventata la voce del segnale orario della Rai nella fascia serale, in sostituzione di Anna Maria Gambineri. Negli anni ottanta ha condotto due edizioni del Festival di Taormina ed è stata spalla di Aldo Biscardi in due stagioni di Il processo del lunedì, dal 1984 al 1986. Nel 1979 e nel 1983 ha annunciato, in eurovisione, i voti assegnati dall’Italia nella finale dell’Eurofestival. Nel 1985 è apparsa nei panni di sé stessa nel film di Sergio Martino, Mezzo destro mezzo sinistro – 2 calciatori senza pallone, con Andrea Roncato e Gigi Sammarchi. Ha condotto nel 1996, alternandosi con Rosanna Vaudetti, il contenitore mattutino di Rai 3 Ingresso libero, raccordando le diverse trasmissioni che facevano parte della fascia Videosapere, struttura antesignana dell’attuale Rai Cultura.Ha lasciato il ruolo d’annunciatrice e la Rai nel 2000, una volta maturata la pensione, ritirandosi a vita privata, anche se comunque è saltuariamente apparsa come ospite in alcuni programmi televisivi.

Risultati immagini per paola perissi

L’amaro caso della baronessa di Carini

L’amaro caso della baronessa di Carini.  L’amaro caso della baronessa di Carini è uno sceneggiato del 1975 in 4 puntate, scritto da Daniele D’Anza e Lucio Mandarà e diretto da Daniele D’Anza.È andato in onda per la prima volta dal 23 novembre al 14 dicembre 1975 in prima serata sul Programma Nazionale (l’odierna Rai 1) con grande successo di pubblico.Si ispira a una ballata popolare siciliana, che narra di un delitto realmente avvenuto nel ‘500 a Carini: il 4 dicembre 1563 la baronessa di Carini, donna Laura Lanza, moglie di don Vincenzo La Grua – Talamanca, fu uccisa, ufficialmente per motivi d’onore, dal padre don Cesare Lanza.Nello sceneggiato, la data della morte è però spostata al 4 aprile 1563. Tale sceneggiato venne realizzato a colori, nonostante all’epoca la Rai trasmettesse ufficialmente ancora in bianco e nero (l’avvio ufficiale delle trasmissioni a colori avvenne due anni più tardi, il 1º febbraio del 1977).

Prima puntata : Sicilia, 1812. Sta per entrare in vigore la prima costituzione liberale, che mette fine ai privilegi dei grandi feudatari. Il rappresentante più autorevole del nuovo corso politico è il Principe di Castelnuovo, ministro delle finanze, che incarica un suo uomo, Luca Corbara, di svolgere indagini per accertare la legittimità del possesso dei feudi.Come punto di partenza della sua ricerca, Luca sceglie il feudo Daina Sturi di Carini appartenente ad un barone, don Mariano D’Agrò. Al suo arrivo, il giovane assiste a un episodio di violenza: gli uomini di don Mariano percuotono un cantastorie, Nele Carnazza, reo di aver cantato una canzone proibita dal barone, la ballata che narra la tragica morte della baronessa di Carini, Caterina La Grua – Talamanca, uccisa per motivi di onore dal marito tre secoli prima.Dalla gente del luogo, Luca è accolto con diffidenza e sospetto. I soli a dimostrargli simpatia sono il suo ospite don Ippolito, un bizzarro e filantropo amico del principe di Castelnuovo, e Cristina, la figlia del notaio del paese.Nella canzone di Nele, Luca crede di trovare una traccia per le sue ricerche: l’attuale feudo di Carini è probabilmente costituito in parte da terre usurpate all’amante della baronessa, che venne ucciso assieme a lei, e la legittimità del possesso del feudo da parte di don Mariano può forse essere messa in discussione.Il barone, oscuramente minacciato da una misteriosa setta, i Beati Paoli, sospetta di Luca, ritenendolo autore di un messaggio minatorio, e lo fa rinchiudere nel castello abbandonato che fu teatro dell’assassinio della baronessa. Luca è liberato da una donna misteriosa, che perde una preziosa spilla nel cortile del castello. Il giovane crede d’identificare la sua soccorritrice nella baronessa Laura, moglie di don Mariano. Invitato a una battuta di caccia dal barone, Luca salva la vita alla baronessa. La donna nega che la spilla trovata da Luca sia sua, nonostante appaia anche su un vecchio ritratto di famiglia presente nel palazzo.Luca, recatosi successivamente a casa di Nele per avere altre informazioni sull’antica canzone, lo trova assassinato. Sorpreso da Rosario, l’uomo di fiducia del barone, il giovane si dà alla fuga e viene catturato da alcuni misteriosi incappucciati.

Seconda puntata : Accusato dai Beati Paoli dell’assassinio di Nele Carnazza e assolto dopo un bizzarro processo, Luca viene rilasciato. Dopo una fugace visita amorosa a Laura, il giovane si rifugia a Palermo, presso l’amico Enzo Santelia, segretario del principe di Castelnuovo. Ricevuto dal principe, Luca apprende che forse il re dovrà rinunciare al promulgare la Costituzione e quindi la sua missione potrebbe essere annullata.Recatosi all’interno di una chiesa, Luca scopre, leggendo un’iscrizione tombale, che la baronessa di Carini fu uccisa non dal marito, come erroneamente si crede, ma dal padre, don Cesare Lanza. Mentre Luca è preso dalle sue riflessioni, nella chiesa entra Laura: gli comunica che il barone ha scoperto il suo rifugio e lo invita a nascondersi in una torre sul litorale.A Carini, intanto, i Beati Paoli rapiscono don Mariano D’Agrò.

Terza puntata : Il capo dei Beati Paoli offre a don Mariano la libertà, a patto che scagioni Luca Corbara dall’accusa di omicidio: il barone accetta e viene rilasciato. Laura informa quindi Luca che può tornare a Carini.Tornato in paese, Luca è rimproverato da don Ippolito, che vede addensarsi sul giovane amico alcuni nefasti presagi. Attorno all’amore tra Luca e la baronessa Laura sembra crearsi una misteriosa atmosfera, in cui pare rivivere il passato evocato dalla ballata: Laura è infatti una discendente della baronessa uccisa, la quale si chiamava anch’essa Laura e non Caterina, anch’essa protagonista di una segreta storia d’amore. Don Ippolito, temendo che la tragica vicenda possa ripetersi, invita ripetutamente Luca a troncare la relazione.Il barone, rese pubbliche scuse a Luca, gli offre l’incarico di riordinare i suoi documenti. Luca accetta nella speranza di trovare tra le carte del barone qualche documento che provi l’usurpazione del feudo Daina Sturi.Nel frattempo il capo dei Beati Paoli, la cui identità è avvolta nell’ombra, impone al barone di riconoscere Domenico Galeani, un suo figlio illegittimo, e di legittimarlo come proprio erede. Luca scopre che Giuseppe Carnazza, il figlio di Nele, è un membro della setta dei Beati Paoli e lo prega d’informarlo su ogni mossa della setta. Tra i membri della setta serpeggia però il malumore in seguito alla fuga di Rosario, l’assassino di Nele, che essi avevano catturato. Giuseppe accusa il capo di tradimento e per questo viene da lui ucciso.Intanto Luca, approfittando dell’assenza del barone dal palazzo, trascorre con Laura una notte d’amore.

Quarta puntata : Durante una cena a palazzo, don Mariano organizza per il mattino seguente una visita al castello di Carini, a cui partecipano lo stesso barone, la baronessa Laura, Luca Corbara e Cristina, la figlia del notaio. Durante l’escursione i quattro raggiungono il luogo in cui tre secoli prima fu assassinata la baronessa di Carini. Sorta una controversia tra il barone e Luca circa la dinamica dell’avvenimento, il nobiluomo illustra la propria tesi, costringendo la moglie a inscenare con lui l’antico assassinio. Impaurita dalla spada estratta dal marito, la giovane si tradisce invocando il nome di Luca e gettandosi tra le sue braccia.Luca apprende da Ignazio Buttera della morte di Giuseppe e i due si accordano per vendicare l’amico e sopprimere la setta dei Beati Paoli. Enzo Santelia si presenta sotto falso nome a palazzo D’Agrò per parlare con Luca: don Mariano, ascoltando di nascosto i loro discorsi, apprende dell’incarico governativo di Corbara. Dietro suggerimento di don Ippolito, Luca comincia a sospettare che Enzo Santelia sia in realtà Domenico Galeani, il figlio illegittimo del barone. Recatosi a palazzo, Luca legge l’atto con cui il barone riconosce Domenico, lasciato in bella vista proprio da don Mariano, che conta di servirsi di Luca per sbarazzarsi sia del figlio che dei Beati Paoli. Incontratosi con Laura, Luca la mette al corrente di tutto, anche del suo incarico di ispettore governativo. Presentatosi in incognito alla riunione della setta a Palermo, Corbara ne smaschera e fa arrestare dalle truppe del principe di Castelnuovo il capo, che si rivela essere Enzo Santelia, ovvero Domenico Galeani.Tornato a Carini, Luca sospetta che Laura, d’accordo col marito, abbia tramato alle sue spalle ed è caldamente invitato da don Ippolito a troncare ogni rapporto con la donna. Luca ammette di essere un discendente di Ludovico Vernagallo, l’amante della baronessa di Carini, e di essere intenzionato a riprendersi ciò che gli spetta: il feudo di Daina Sturi.Convocato d’urgenza a palazzo D’Agrò per un grave malore della baronessa, Luca accorre trovando la donna in perfetta salute. Luca l’accusa di averlo attirato in una trappola e le mostra come prova le tante lettere anonime indirizzategli da una mano femminile: Laura riconosce la scrittura di Cristina, che ha scoperto essere l’amante di don Mariano.I due iniziano a temere di essere le prossime vittime degli intrighi del barone. Ma è troppo tardi: ormai è il 4 aprile e, come don Ippolito aveva previsto con largo anticipo, il presagio di morte evocato dall’antica ballata finisce per avverarsi. Laura è assassinata, e stessa sorte tocca a Luca, pugnalato da Rosario. I corpi dei due sfortunati amanti, per ordine di don Mariano, sono infine adagiati sul letto, come quelli dei loro antenati tre secoli prima.

Risultati immagini per l'amaro caso della baronessa di carini

Renato Pozzetto

Renato Pozzetto .  Renato Pozzetto (Milano, 14 luglio 1940) è un attore, regista, cabarettista e sceneggiatore italiano.La sua particolare forma di umorismo, caratterizzata da una vena surreale, lo ha reso uno dei protagonisti più noti della comicità italiana. Figlio di una coppia di lavoratori milanesi, trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Gemonio dove la sua famiglia era sfollata in seguito ai bombardamenti su Milano dell’ottobre 1942. Nel 1946 la famiglia torna a Milano e, dopo aver studiato in un istituto tecnico per geometri, matura le sue prime importanti esperienze nell’ambiente del cabaret milanese. Nel 1964 forma un duo comico con l’amico d’infanzia Cochi Ponzoni, anch’egli sfollato a Gemonio, ed esordiscono insieme all’Osteria dell’Oca. Si esibiscono al Cab 64 costituendosi con Enzo Jannacci, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e Lino Toffolo ne “Il Gruppo Motore”, per poi approdare al Derby di Milano. Da quel momento il duo è conosciuto col nome di Cochi e Renato.La coppia di comici riscuote subito grande successo. Insieme danno vita a uno stile comico semplice ma, al tempo stesso, originale e poetico. La popolarità cresce velocemente e in poco tempo arrivano davanti alle telecamere della Rai, in alcuni casi anche in trasmissioni che li vedono conduttori e protagonisti: Quelli della domenica (1968), Il buono e il cattivo (1972), Il poeta e il contadino – l’incontro che non doveva avvenire nel 1973 e Canzonissima nel 1974.Nello stesso periodo incidono insieme diverse canzoni di successo grazie alla collaborazione con Enzo Jannacci, in particolare La gallina, Canzone intelligente e soprattutto E la vita, la vita. A partire dalla metà degli anni settanta Renato Pozzetto prosegue la carriera da solo, esordendo nel cinema in Per amare Ofelia (1974): già questa pellicola gli permette di esprimere la sua recitazione straniante, basata sulla mimica, che gli assicura una grande popolarità; i personaggi delle sceneggiature cinematografiche successive coniugano il suo umorismo surreale e originale con situazioni e ambientazioni tipiche della commedia all’italiana.Tra le sue altre interpretazioni cinematografiche: Oh, Serafina! (1976), Giallo napoletano (1979), La patata bollente (1979), Mia moglie è una strega (1980), Sono fotogenico (1980), Un povero ricco (1983), Il ragazzo di campagna (1984), 7 chili in 7 giorni (1987), Da grande (1987), Noi uomini duri (1987), Le comiche (1990), Le comiche 2 (1991), Le nuove comiche (1994), Anche i commercialisti hanno un’anima (1994), Miracolo italiano (1994) e Mollo tutto (1995), mentre di Saxofone (1978), Il volatore di aquiloni (1987), Papà dice messa (1996) e Un amore su misura (2006) dove  ha curato anche la regia. Nella sua carriera cinematografica ha fatto coppia con alcuni dei più popolari attori italiani: Carlo Verdone, Paolo Villaggio, Tomas Milian, Nino Manfredi, Christian De Sica, Adriano Celentano, Teo Teocoli, Johnny Dorelli, Enrico Montesano, Massimo Boldi, Ezio Greggio; e con apprezzate attrici italiane come Giovanna Ralli, Mariangela Melato, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Dalila Di Lazzaro, Agostina Belli, Stefania Casini, Maria Rosaria Omaggio, Edwige Fenech, Corinne Cléry, Ornella Muti, Gloria Guida, Eleonora Giorgi, Sabrina Ferilli e molte altre.Dal 2000 è tornato in coppia con Cochi Ponzoni in televisione e in teatro, mentre nel 2009 è protagonista della campagna del Governo contro il fumo, dal titolo: “Fumare uccide: difenditi!!” Nel pomeriggio del 21 dicembre dello stesso anno muore improvvisamente la moglie Brunella Gubler nella loro casa di Milano. Nel 2013 torna come protagonista della fiction Casa e bottega.Partecipa in qualità di ospite alla serata finale del Festival di Sanremo 2019, con il gruppo Lo Stato Sociale, cantando il brano E la vita, la vita.

Immagine correlata

Ben Lewis Jones

Ben Lewis Jones. Ben Lewis Jones (Tarboro, 30 agosto 1941) è un attore e politico statunitense. Come attore :È diventato famoso soprattutto per aver interpretato il ruolo di Cooter Davenport nella serie televisiva “Hazzard”. Come politico : È uno dei pochi politici americani che ha tentato di essere eletto in diversi stati. Alla fine della serie televisiva Hazzard nel 1986 si candidó senza successo in Georgia nelle file dei democratici. Ricandidatosi nel 1988 fu eletto e rieletto nel 1990. Nel 1998 ruppe i contatti con molti democratici dopo aver chiesto spiegazioni all’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton circa l’impeachment. Nel 2002 si ricandidó come rappresentante della Casa Bianca nello stato della Virginia ma perse le elezioni.

Risultati immagini per ben jones

Arnoldo Foà

Arnoldo Foà. Arnoldo Foà (Ferrara, 24 gennaio 1916 – Roma, 11 gennaio 2014 è stato un attore, regista teatrale. Nato a Ferrara in una famiglia ebraica (anche se lui dal punto di vista religioso si è sempre dichiarato ateo, era figlio di Valentino e Dirce Levi. Segue la famiglia a Firenze, dove intraprende gli studi di economia e commercio. Durante il periodo universitario si interessa al teatro, frequentando i corsi di recitazione della scuola “Luigi Rasi” sotto la guida di Raffaello Melani. A vent’anni abbandona gli studi e si trasferisce a Roma, dove frequenta per qualche tempo il Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1938 Arnoldo Foà è costretto a lasciare i corsi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a seguito della promulgazione delle leggi razziali fasciste. Gli viene impedito anche di lavorare e per poterlo fare è costretto a usare nomi fittizi (tra cui “Puccio Gamma”; ricopre saltuariamente il ruolo del sostituto di attori malati (in gergo, il “pompiere”), riuscendo a lavorare nelle compagnie più prestigiose: Cervi-Pagnani-Morelli-Stoppa, Ninchi-Barnabò, Adani-Cimara, Maltagliati-Cimara.Nel 1943 si rifugia a Napoli, dove diviene capo-annunciatore e scrittore della Radio Alleata radio PWB: spetta a lui la comunicazione dell’armistizio con gli Alleati, l’8 settembre 1943. Alla fine della guerra, torna al teatro e si unisce a molte e importanti compagnie: Ferrati-Cortese-Scelzo, Ferrati-Cortese-Cimara, Stoppa-Morelli-Cervi (dove collabora con Visconti) e la Compagnia del Teatro Nazionale (Teatro dell’Opera di Roma) (lavorando per Guido Salvini). Nel 1945, entra nella Compagnia di Prosa della RAI dove svolgerà un’intensa attività sino agli anni ottanta. Nel 1947 è iniziato in Massoneria nella Loggia Alpi Giulie n. 150 di Roma.La sua lunga carriera artistica è brillante e costellata di numerosi successi e riconoscimenti in campo teatrale, cinematografico e televisivo. Nella vita privata è padre di 5 figlie: Annalisa (1951-1995, anche lei attrice), Valentina, Rossellina, Giulia e Orsetta.Intensa e prestigiosa la sua carriera in teatro: autori classici e contemporanei, registi come Luchino Visconti, Luigi Squarzina, Luca Ronconi e Giorgio Strehler. Le sue interpretazioni sono memorabili, incisive, esito di un attento studio, passione e misura drammatica elette. Da regista mette in scena spettacoli di prosa (tra i tanti La pace di Aristofane e Diana e la Tuda di Luigi Pirandello) e di lirica (Otello di Giuseppe Verdi, Histoire du soldat di Igor’ Fëdorovič Stravinskij, e Il pipistrello di Strauß), e molte sue commedie, riscuotendo sempre enormi successi. Nel 1957 esordisce come autore teatrale (“Signori buonasera”). Seguiranno, tra le altre, “La corda a tre capi”, “Il testimone”, e più recentemente “Amphitryon Toutjours” (Festival di Spoleto 2000), e “Oggi”. Tra le sue interpretazioni più recenti il monologo di Alessandro Baricco “Novecento” con la regia di Gabriele Vacis, (2003/2005) successo straordinario di pubblico e critica, e “Sul lago dorato” di E. Thompson, con la regia di Maurizio Panici (2006-2008). La sua filmografia presenta oltre 100 pellicole: tra i registi con cui ha lavorato figurano Alessandro Blasetti (Altri tempi – Zibaldone n. 1), Orson Welles (Il processo), Vittorio Cottafavi (I cento cavalieri), Jacques Deray (Borsalino), Marcello Fondato (Causa di divorzio), Damiano Damiani (Il sorriso del grande tentatore), Giuliano Montaldo (Il giocattolo), Giuseppe Ferrara (Cento giorni a Palermo), Giovanni Soldati (L’attenzione), Luca Barbareschi (Ardena), Paolo Costella (Tutti gli uomini del deficiente), Ettore Scola (Gente di Roma), Alessandro D’Alatri (La febbre), Antonello Belluco (Antonio guerriero di Dio), Maurizio Sciarra (Quale amore), Citto Maselli (Le ombre rosse), Luciano Melchionna (Ce n’è per tutti). Recentemente sono stati realizzati due docufilm su Arnoldo Foà: nel 2007 Almeno io Fo… à di Alan Bacchelli e Lorenzo degl’Innocenti, Premio Imaie 2008; nel 2011 Io sono il teatro. Arnoldo Foà raccontato da Foà di Cosimo Damiano Damato, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma.Foà è stato tra i protagonisti di alcuni dei più celebri sceneggiati televisivi della RAI, diventando uno dei primi divi della tv: Piccole donne, Capitan Fracassa, Le mie prigioni, Le cinque giornate di Milano, La freccia nera, L’isola del tesoro, Il giornalino di Gian Burrasca, David Copperfield, I racconti del maresciallo, I racconti di padre Brown, Nostromo, Fine secolo e Il papa buono. Nel 1985 ha partecipato alla parodia dei Promessi Sposi realizzata dal Quartetto Cetra interpretando L’innominato. Per la RAI ha condotto anche il programma musicale Chitarra, amore mio e, per due stagioni, il varietà Ieri e oggi, nonché numerosi altri programmi.

Risultati immagini per arnoldo foa

 

Peter Michael Falk

Peter Michael Falk. Peter Michael Falk (New York, 16 settembre 1927 – Beverly Hills, 23 giugno 2011) è stato un attore e produttore cinematografico statunitense. Noto per la serie tv Colombo, nella sua carriera ha vinto 5 Emmy Award e un Golden Globe. Falk nacque a New York il 16 settembre del 1927, figlio di Michael Peter Falk (1897-1981), proprietario di un negozio d’abbigliamento, nato da una famiglia ebraica di origini polacche e russe, e di Madeline Hochhauser (1904-2001), contabile e responsabile acquisti presso l’impresa del marito, nata da una famiglia ebraica di origini ungheresi e ceche. A causa di un retinoblastoma, all’età di tre anni Peter fu sottoposto a un intervento chirurgico di asportazione dell’occhio destro, in seguito al quale gli fu impiantata una protesi oculare che portò per tutta la vita e gli conferì quella particolarità dello sguardo che divenne il suo tratto distintivo. Il successo giunse per Falk tra gli anni cinquanta e sessanta, quando apparve in diverse serie televisive tra cui Alfred Hitchcock presenta e Naked City. Nel 1961 venne ingaggiato per uno dei ruoli più importanti della sua carriera, in Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra, in cui impersonò un “simpatico” mafioso, a fianco del boss Glenn Ford e di Bette Davis. La consacrazione definitiva della sua carriera arrivò per il ruolo di protagonista della serie televisiva Colombo, il detective di Los Angeles che interpretò a partire dal 1968 in una lunga serie di film TV. Durante gli anni sessanta e settanta, periodo del suo massimo successo televisivo grazie a Colombo, Falk continuò la carriera cinematografica partecipando ad alcune importanti pellicole, spesso nel ruolo di italo-americano, come Ardenne ’44, un inferno (1969) (nel ruolo del Sgt. Rossi), Mariti (1970) e Una moglie (1974), a fianco di Gena Rowlands, ed entrambi diretti da John Cassavetes, Quando passi da queste parti (1976), Pollice da scasso (1978) di William Friedkin, e Una strana coppia di suoceri (1979), commedia nella quale apparve a fianco di Alan Arkin. Nel 1970 partecipò alla commedia Rosolino Paternò soldato, nel ruolo di un serioso ufficiale alleato. Dismessi i panni del tenente Colombo, che comunque mai abbandonò completamente, interpretò il ruolo di sé stesso nel film Il cielo sopra Berlino (1987) del regista tedesco Wim Wenders. Celebre anche la sua partecipazione al film fantasy La storia fantastica (1987), pellicola cult degli anni ottanta, in cui impersonò l’anziano che racconta al proprio nipote (interpretato da Fred Savage) la storia su cui il lungometraggio è incentrato. Fu molto apprezzato anche per le brillanti performance in commedie come Invito a cena con delitto (1976), nei panni del detective Sam Diamante, film in cui compaiono le parodie di altri investigatori famosi tra cui Poirot e Miss Marple. Nel 2007 fece una breve apparizione nel film Next con Nicolas Cage (uscito in Italia nel 2008). Apparve inoltre nelle sequenze finali del video musicale di Ghostbusters di Ray Parker Jr.. Il 17 aprile 1960 Falk sposò la pianista Alyce Mayo, che aveva conosciuto quando ambedue erano studenti alla Syracuse University. La coppia adottò due figlie: Catherine e Jackie. Peter e Alycia divorziarono nel 1976. Il 7 dicembre 1977 Falk si risposò con l’attrice Shera Danese, che apparve con lui in sei episodi della serie televisiva Colombo. Nel 2008 gli venne diagnosticato il morbo di Alzheimer. La figlia adottiva Catherine chiese e ottenne la tutela legale nei confronti del padre, oramai incapace di intendere. Successivamente la seconda moglie Shera Danese presentò ricorso contro la decisione, sostenendo di avere ricevuto direttamente dall’attore il mandato di gestirne salute e affari prima che le sue condizioni psicofisiche degenerassero. La tutela definitiva passò infine alla moglie, grazie all’accoglimento del ricorso.Peter Falk morì all’età di 83 anni nella sua villa di Beverly Hills, in California, il 23 giugno del 2011[9] ed è sepolto nel Westwood Memorial Park di Los Angeles, California.

Risultati immagini per peter falk

Susanna Messaggio

Susanna Messaggio. Susanna Messaggio (Milano, 30 gennaio 1963) è un personaggio televisivo, educatrice e attrice italiana. È nota al grande pubblico soprattutto per la sua lunga carriera di personaggio televisivo, iniziata nel 1982 come telefonista (denominata “Goccia di Luna”) nella trasmissione Portobello di Enzo Tortora. Da allora è stata valletta in varie trasmissioni di Mediaset, affiancando soprattutto Mike Bongiorno in programmi quali Telemike, Superflash e Bis.Laureatasi in lingue nel 1987 (tesi in letteratura tedesca), parallelamente agli impegni in tv si è occupata in particolare di psicologia infantile e psicopedagogia, conseguendo nel 1996 una seconda laurea in pedagogia. Proprio in qualità di psicopedagogista ha a lungo collaborato con l’Università Statale di Milano, dove aveva in precedenza conseguito entrambe le lauree. Nel 2000 ha aperto una propria società di comunicazione. Ha scritto su numerose testate nazionali, tra cui Il Giorno, Corriere della Sera e Salve, occupandosi soprattutto di temi legati alla salute, al benessere e alle problematiche dell’infanzia. Ha avuto tre figli: Martina, nata dal secondo matrimonio, e Iacopo, avuto con il terzo marito Giorgio Olivieri, sposato nel 2005. La primogenita Alice, nata nel 1992 dal secondo marito, è deceduta poco dopo il parto.

Risultati immagini per susanna messaggio

Giochi senza frontiere

Giochi senza frontiere .  Giochi senza frontiere (in francese Jeux sans frontières, in sigla JSF) era un programma televisivo prodotto dall’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) e derivato dal programma francese Intervilles, a sua volta ispirato all’italiano Campanile sera. Nel Regno Unito andava in onda con il titolo It’s a Knockout (titolo anche del Campanile sera locale), mentre in tutti gli altri paesi era la traduzione fedele di quello francese. Il programma è andato in onda dal 1965 al 1982 e successivamente dal 1988 al 1999.L’idea del programma fu del presidente francese Charles de Gaulle, che voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo scopo di rafforzare l’amicizia tra Francia e Germania. Nel 1965, tre francesi (Pedro Brime, Claude Savarit e Jean-Louis Marest) proposero l’idea dei giochi anche ad altri paesi europei. La prima edizione andò in onda nel 1965 e poi ogni estate ininterrottamente fino al 1982; dopo una sospensione di alcuni anni, il programma riprese nel 1988 e andò avanti fino al 1999. Essi erano una sorta di olimpiadi dove ogni nazione partecipante era rappresentata, in ogni puntata, da una diversa città o (più spesso) cittadina che sfidava in prove molto divertenti e bizzarre le città delle altre nazioni. In quasi tutte le edizioni ciascuna puntata veniva ospitata in una delle città partecipanti alla puntata stessa; nelle ultime quattro edizioni i giochi furono disputati in un’unica sede. Alla prima edizione parteciparono Belgio, Francia, Germania Ovest e Italia, e nel corso degli anni si avvicendarono in totale 20 nazioni. L’Italia è stata l’unica nazione che ha partecipato a tutte le edizioni estive della manifestazione che, inizialmente limitata a nazioni del Mercato Europeo Comune, Regno Unito (poi entratovi) e Svizzera, venne poi abbandonata da alcune di queste, sostituite da altre nazioni europee. Dal 1966 al 1982 gli arbitri ufficiali furono gli svizzeri Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi. Alla ripresa vi fu il belga Denis Pettiaux (già concorrente nel 1981 e 1988) affiancato prima da Bernard Galley poi da Carlo Pegoraro. In Italia il programma venne trasmesso, dall’inizio fino al 1982 (anno in cui terminò la prima serie), sul Secondo Programma, l’odierna Rai 2; dal 1971 al 1977 venne condotto da Giulio Marchetti e Rosanna Vaudetti e trasmesso a colori già dal 1973, nonostante la Rai non avesse ancora adottato ufficialmente il colore; con l’inizio del secondo ciclo, nel 1988, venne trasmesso su Rai 1. L’Italia ha vinto 4 volte: nel 1970, 1978, 1991 e 1999. Vennero disputate anche venti edizioni invernali, chiamate Giochi sotto l’albero e Questa pazza pazza neve. Il successo di Giochi senza frontiere superò qualsiasi previsione e risultò travolgente in tutta Europa. Nel 1977 una puntata di Giochi senza frontiere fece segnare un’audience di 17 milioni di spettatori, ma secondo alcune fonti  la trasmissione avrebbe toccato i venti milioni. Anche con la ripresa del 1988 il programma ebbe un notevole successo, nonostante il periodo estivo. Il gioco consisteva in una serie di prove che le nazioni dovevano affrontare per guadagnare punti. Nelle prove in cui le nazioni si sentivano più forti potevano giocare (in molte edizioni) il jolly, che faceva raddoppiare il punteggio totalizzato, mentre, a turno, saltavano una prova per giocare (se presente) il fil rouge, una prova speciale che ogni squadra doveva affrontare individualmente. Nella seconda serie, il gioco finale prevedeva punteggi raddoppiati. Nel 1988, 1989 e 1994 fu introdotta la “scommessa”: la squadra che non giocava puntava su un’altra, ottenendo così gli stessi suoi punti conteggiati ad esclusione dell’eventuale jolly (es. nella puntata di Roma nel 1994 il Portogallo scelse di puntare sull’Italia e avendo essa vinto 18 punti con il jolly, ne ricevette 9). Fino al 1995 la trasmissione è stata itinerante: in ogni edizione, ciascuna puntata veniva ospitata a rotazione da ognuna delle diverse nazioni partecipanti, cosicché di puntata in puntata i Giochi si svolgevano sempre in scenari diversi. Durante la seconda serie, la prima puntata di ogni edizione si tenne sempre in Italia, tranne il 1994 quando si partì dal Portogallo. Dal 1996 si è optato per una sede fissa: Torino nel 1996, Budapest nel 1997 (con finale però a Lisbona), Trento nel 1998, Isola di Capo Rizzuto nel 1999. Alla puntata finale di ogni edizione accedevano le squadre che per ciascuna nazione avevano ottenuto i risultati migliori nel corso delle puntate “eliminatorie”, indipendentemente dai punteggi. Ogni nazione era indicata con la rispettiva sigla automobilistica internazionale.

Risultati immagini per giochi senza frontiere

Franco Rosi

Franco Rosi . Franco Rosi, nome d’arte di Emilio Eros De Rosa (Roma, 28 gennaio 1944 – Magenta, 17 febbraio 2019), è stato un imitatore italiano. Iniziò la sua carriera di imitatore lavorando con Cino Tortorella (che scelse per lui il nome d’arte di Franco Rosi e Mike Bongiorno, con cui lavorò nel 1964 nella trasmissione La fiera dei sogni. Nel 1969-70 prende parte a La domenica è un’altra cosa, spettacolo televisivo della domenica del pomeriggio, presentato da Raffaele Pisu con tra gli altri, anche Ric e Gian. Nel 1974 è a fianco di Raimondo Vianello in Tante scuse dove interpreta il ruolo di commentatore sportivo nello sketch del ciclista Birocci, rappresentando una divertente parodia del celebre Adriano De Zan.È conosciuto per la sua partecipazione alla trasmissione televisiva Superclassifica show (era la voce di Oscar, il Supertelegattone), e per la sua collaborazione con Mike Bongiorno nelle trasmissioni Flash e Giromike. Sono particolarmente ricordate le sue imitazioni di Luciano Salce, Enrico Montesano, Fred Bongusto, Franco Franchi, Mike Bongiorno e del cantante Pupo. Rosi ha collaborato poi con Carmen Chiaro, vincitrice del premio “Alighiero Noschese”, ed ha fondato a Milano il “Laboratorio voci”. Da anni residente a Cascinazza, frazione di Robecco sul Naviglio, è morto all’ospedale di Magenta, il 17 febbraio 2019, all’età di 75 anni.

L’isola di Gilligan

L’isola di Gilligan. L’isola di Gilligan (Gilligan’s Island) è una serie televisiva statunitense in 98 episodi (più un episodio pilota originariamente non andato in onda) trasmessi per la prima volta nel corso di 3 stagioni dal 1964 al 1967. È una sitcom d’avventura incentrata sulle vicende di sette naufraghi che cercano di sopravvivere e, infine, fuggire dall’isola su cui sono naufragati; i loro piani di fuga inevitabilmente falliscono per vari motivi. La serie crebbe enormemente in popolarità durante gli anni 1970 e 1980 con le trasmissioni in syndication, quando molti network la trasmettevano nel tardo pomeriggio dopo la scuola. Oggi, il personaggio di Gilligan è ampiamente riconosciuto come un’icona culturale statunitense. La serie, ideata da Sherwood Schwartz, fu prodotta da Columbia Broadcasting System, Gladysya Productions e United Artists Television e girata negli studios della CBS a Los Angeles in California e a Honolulu. Le musiche furono composte da Gerald Fried e John Williams e Frank Comstock. La prima stagione, composta da 36 episodi, fu girata in bianco e nero. Questi episodi furono successivamente colorizzati per la trasmissione in syndication. La seconda e terza stagione (62 episodi) e i tre film seguito per la televisione furono girati a colori. Originariamente la serie fu sponsorizzata dalla Philip Morris & Company e da Procter & Gamble.

Attori :     Jack Arnold (26 episodi, 1964-1966)

Leslie Goodwins (11 episodi, 1965-1967)

Gary Nelson (8 episodi, 1965-1967)

Jerry Hopper (7 episodi, 1966-1967)

Anton Leader (6 episodi, 1965-1966)

Stanley Z. Cherry (5 episodi, 1964-1967)

Ida Lupino (4 episodi, 1964-1966)

John Rich (4 episodi, 1964)

Richard Donner (3 episodi, 1964-1965)

Tom Montgomery (3 episodi, 1964-1965)

George Cahan (3 episodi, 1965-1966)

Steve Binder (2 episodi, 1965-1967)

Hal Cooper (2 episodi, 1965-1967)

Wilbur D’Arcy (2 episodi, 1965-1967)

Lawrence Dobkin (2 episodi, 1965)

Charles Norton (2 episodi, 1966-1967)

David Orrick McDearmon (2 episodi, 1967)

La serie fu trasmessa negli Stati Uniti dal 1964 al 1967 sulla rete televisiva CBS. In Italia è stata trasmessa con il titolo L’isola di Gilligan.

Risultati immagini per isola di gilligan