Raul Cremona

Raul Cremona . Raul Cremona (Milano 10-11-1956 ) e’  un comico, illusionista e attore italiano . Cremona inizia nei locali milanesi con personaggi a sfondo magico (Mago Oronzo, Silvano una parodia del Mago Silvan ) e per lo più comico grottesco, per poi passare a ruoli un po’ più impegnativi. In TV gli inizi sono nei programmi per bambini di Junior TV, dove presenta Mussakà Paracalò, un simpatico personaggio ma un po’ folle e a tratti anche sadico, che stressa la co-presentatrice con aggeggi improbabili da lui inventati. Torna al piccolo schermo grazie allo Zelig di Milano , diventandone una delle colonne portanti, tanto che in seguito ne prosegue l’attività con il programma televisivo Zelig Circus . Tra i suoi personaggi troviamo il maschilista Omen che ce l’ha a morte con le donne, che sbraita e urla agli uomini in sala per farsi rispettare (ma ad una telefonata della moglie, che lui chiama “la Bestia”, si zittisce immediatamente diventando mansueto come un agnello). Poi il melodrammatico Jacopo Ortis e le lettere all’amico Ugo Foscolo , per passare poi a Evok, il Messia di una pseudoreligione che porta luce e prosperità, che benedice la folla con una spazzola bagnata in un secchio che passa poi tra i capelli.Il personaggio che darà la possibilità a Raul Cremona di emergere è il Mago Oronzo  nella straordinaria ribalta di una delle più riuscite edizioni di Mai dire Gol ,  quella del 1997 insieme ad Aldo,Giovanni e Giacomo, Bebo Storti, Francesco Paolantoni,Daniele Luttazzi, Simona Ventura e Paolo Hendel . Questo stereotipo di mago cafone trae spunto dalle prime esperienze di Raul come prestigiatore; il confronto fra l’idealizzazione del mago alla Silvan che apparirà più tardi come tributo provocatorio e la delusione delle grezze pedane delle prime esperienze, fanno germogliare l’idea che Oronzo il guitto, debba cimentarsi con qualcosa di trascendentale: la magia. Canottiera lercia, crocefisso, anelli a profusione, la coppola e l’immancabile stuzzicadenti sono il must del personaggio.Da lì il passo è breve, seguiranno un’infinità di trovate che metteranno in risalto il gioco di prestigio usato come sfida e gesto cafonesco. Pur confrontandosi con un repertorio reale fatto di quei classici che Raul Cremona ha lungamente praticato negli anni della sua giovinezza, quello che emergerà è un’italianissima visione della figura dell’artista da piazza. “Aoèè..Con la sola imposizione delle mani posso ungervi la giacca e la cravatta!”, “Dimmi che vuoi e ti dirò chi sei, dimmi chi sei ti dirò che vuoi”, “io credo nella reincarnazione le vedi queste unghie si sono reincarnate cinque volte”: questi sono alcuni dei tormentoni che molto presto stabiliranno la cifra del personaggio, innescando una sorta di devozione che continua anche a decine di anni di distanza, nell’immaginario giovanile di quegli anni spesso la parole Oronzo sta ad indicare la massima espressione di cafoneria.1997.

Silvano il Mago di Milano

Conclusa l’esperienza di  Mai dire gol  Raul Cremona approda a Zelig duettando insieme a Mister Forest  nella riuscita parodia di Silvan : Silvano il mago di Milano. Questo personaggio sarà protagonista di molte stagioni di Zelig a fianco di C.Bisio  , la sua parola magica in contrasto a quella di Silvan; Sim Sala Bim sarà; Sim Sala… Min! Altri tormentoni come; “Ecco mettiti qui sulla botola, “Che cosa sto facendo? Niente, ma lo sto facendo bene” in breve saranno i tormentoni che identificheranno il personaggio.

Omen

Omen member group è un’associazione che si batte per i diritti dell’uomo, il suo profeta è Omen. È questo il primo personaggio di Raul Cremona apparso in televisione senza ricorrere ai giochi di prestigio. Il suo compito sulla terra come vero maschio e ultimo rappresentante della specie umana, consiste nel ristabilire il comando sulla donna, che secondo Omen dovrebbe tornare in cucina a fare la massaia. Cremona ne interpreta il portavoce e fondatore, che tiene un atteggiamento brutalmente misogino e maschilista per tutta la durata degli sketch, al termine dei quali però arriva puntualmente la telefonata della malefica moglie (telefonata rappresentata da un barrito di elefante) alla quale Cremona risponde in maniera decisamente sottomessa. Le sue frasi tormentoni sono “…e l’uomo somatizza!” “Fuma fuma” e “L’uomo non è Tarzan, ma la donna… cita!” In alcuni sketch è accompagnato dalla sua controparte femminile, Women (interpretata da Angela Finocchiaro).

Jacopo Ortis

Durante le esperienze radiofoniche di radio Rai; Gugliemo 95, Amarcord hit Parade condotte insieme ad Alex Peroni, Raul Cremona si inventa Jacopo Ortis, parodia a cavallo fra Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Calzamaglia attillata, contegno melodrammatico, una gestualità arzigogolata spesa fra altisonanti monologhi, in realtà vecchie storielle fanno di Jacopo la parodia dell’attore gigione. L’ingresso è scandito da una vistosa e marcata camminata da attore navigato, mentre un visibile microfono sul dietro lampeggia ad intermittenza. Bravissimo!!! è il claim più famoso di questo personaggio.

A come Andromeda

A come Andromeda. A come Andromeda è uno sceneggiato televisivo in cinque puntate diretto da V.Cottafavi e trasmesso dal Programma Nazionale nel 1972 . E’ un remake della serie televisiva A for Andromeda prodotta dalla BBC nel 1961 su sceneggiatura di F.Hoyle e J.Elliot  e sulla successiva trasposizione letteraria  degli stessi autori, l’adattamento per la televisione italiana si deve allo scrittore I. Cremaschi .Vicende umane, politiche, militari, scientifiche e spionistiche fanno da sfondo al primo contatto con un’intelligenza aliena  stabilito dagli esseri umani e che porterà i diretti protagonisti a confrontarsi con una realtà inaspettata, mettendo a nudo le proprie coscienze e le loro debolezze.Ogni episodio (eccetto il primo) inizia con un riassunto delle precedenti puntate. In tutti gli episodi compare dopo i titoli di testa: “Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo“.Come usuale per l’epoca, le scene esterne sono state girate con cineprese e pellicola, mentre quelle interne, ricreate in studio, con telecamere e registrate su nastro. Fa eccezione la scena del bowling (esterna) girata con telecamere.Ad eccezione della Land Rover  (pickup-type) che compare nella 3ª puntata, quando Judy viene accompagnata al suo alloggio da un militare della base, le automobili nello sceneggiato hanno il volante a sinistra invece che a destra, in quanto vetture italiane con targhe di scena britanniche. Le apparecchiature elettroniche e informatiche usate nello sceneggiato furono fornite dall’industria Honeywell ; quelle chimiche e biomedicali dalla Carlo Erba .Nella finzione, il colosso privato interessato al computer alieno si chiama, per pura coincidenza, Intel , omonima dell’attuale industria informatica inesistente all’epoca dello sceneggiato. Per altra coincidenza a Roma esiste dagli anni ’60 l’Istituto Fleming specializzato in ricerca scientifica e laboratori.Il cast include alcuni nomi celebri del teatro e del cinema italiano  dell’epoca, come L.Vannucchi, P.Pitagora,T.Carraro,M.Piave,F.Volpi e G.Albertini .L’attrice Nicoletta Rizzi sostituì, a riprese già iniziate da quasi un mese, Patty Pravo , che era stata scelta inizialmente per il ruolo di Andromeda ma aveva poi abbandonato il set in Sardegna: resistette fino al 19 aprile 1971, allorché inviò alla Rai una lettera con certificato medico nella quale spiegava i motivi della sua rinuncia. Le scene già girate in cui compariva Patty Pravo dovettero essere quindi girate nuovamente.A I.Cremaschi , autore dell’adattamento per la televisione, fu anche assegnato un piccolo ruolo come attore: quello di Jan Olboyd, l’ allibratore  proprietario della sala corse dalla cui telescrivente Bridger tiene i contatti con l’Intel.L’apertura della prima puntata, il viaggio in automobile di Judy Adamson ed Erns Reinhart fino al radiotelescopio, è stata filmata nella località Cascina Vione nel comune di Basiglio  in provincia di Milano, nel tratto viario per Pieve Emanuele , ribattezzato “strada di Andromeda”. Nella scena sono visibili agenti della Polizia Stradale  impegnati a tener lontane altre vetture durante le riprese, in quanto l’auto di scena procede nella corsia di sinistra, secondo l’uso britannico.Il radiotelescopio  è una delle antenne del Centro “Piero Fanti” della Telespazio nel Fucino . La scena dell’arrivo del Primo Ministro (quella quando scende dall’elicottero) è stata filmata presso l’ aeroporto di Bresso  poco fuori Milano. Alcune scene ambientate in quello che sembra essere un bosco, quando Bridger è sulla macchina con l’emissario della Intel, sono state girate nel Parco  della Villa Reale di Monza .Le scene della base militare di Thorness, dove è installato il calcolatore, così come l’immagine dei titoli di coda, sono state girate nella regione della Gallura e a Capo Caccia  e le abitazioni erano quelle dell’allora villaggio Valtur  dell’isola di Santo Stefano, in Sradegna , le cui formazioni rocciose granitiche e la bassa vegetazione ricordano quelle scozzesi. Improbabile comunque, dato il clima scozzese, una sortita balneare come quella tra Fleming e Judy Adamson.

Flat Eric

Flat Eric. Flat Eric è un pupazzo creato da Janet Knecthel della Jim Henson’c creature shop. Flat Erik è stato animato da Drew Massey in alcune campagne pubblicitarie della Levi’s del 1999 in cui, con il suo amico Angel, gira la California , inseguito dalla polizia, al ritmo di Flat Beat di Mr.Oizo .Oltre che per la Levi’s, il pupazzo è comparso anche nella prima serie della commedia The Office  trasmessa dalla BBC nel 2001-2003 e nel 2004 come co-protagonista con David Soul  in una pubblicità per la rivista Auto Trader .Il nome Flat Eric deriva da un’idea pubblicitaria inutilizzata, da cui venne recuperato il nome del personaggio. La struttura del pupazzo è basata su quella di Stephanie, un pupazzo simile, ma senza orecchie, comparso in alcuni video di Mr. Oizo.

Quiz televisivo FLASH

Quiz televisivo FLASH .Flash è stato l’ultimo telequiz condotto da Mike BOngiorno sulle reti RAI . È andato in onda su Rai 1 dal 27 novembre 1980 al 3 giugno 1982 , data dell’abbandono definitivo della TV di Stato da parte di Mike. Fu l’unico quiz di Bongiorno del giovedì sera ad andare in onda completamente in diretta.Autori della trasmissione sono lo stesso Mike, lo storico «signor no» L.Peregrini e P.Turchetti , quest’ultimo in cabina di regia.Per la prima volta, Mike non si avvale della collaborazione di nessuna valletta.È il primo quiz della storia della televisione italiana interamente centrato sull’attualita’  e le opinioni degli italiani.Tantissime le novità rispetto ai passati quiz di Mike Bongiorno. Lo stesso Mike, annunciandolo in anteprima, lo definì il quiz degli anni ottanta .Sicuramente il quiz ha rappresentato un punto di svolta nella storia artistica del presentatore italo-americano: di taglio moderno e veloce, con una sigla  di testa «ipertecnologica» ed una scenografia  avveniristica per l’epoca, anticipa il «salto» che Bongiorno farà negli anni 80 sulla rete di Silvio Berlusconi . Nella stagione 1982-1983 il quiz traslocò su Canale 5  in una versione aggiornata in stile americano intitolata Superflash .  Grande novità è l’abolizione delle domande preliminari: i tre concorrenti partono con 500 000 lire di premio partita. Inoltre, mentre a Rischiatutto e Scommettiamo ?  c’era una sola fase centrale del gioco (il tabellone per il primo e le corse per il secondo), a Flash le prove sono due più un insolito raddoppio finale. Bongiorno pone ai concorrenti 10 domande di attualità dell’ultima settimana ricavate da periodici e quotidiani (altra grande novità rispetto ai quiz passati, nei quali facevano testo le enciclopedie). Non c’è più il tabellone, sostituito da una tabella 2×5 di dieci schermini posti sotto il maxischermo; a causa della diretta, i concorrenti non possono più scegliere le domande, che sono poste in ordine prestabilito: il valore della prima domanda è di 100 000 lire, la seconda del valore di 200 000 lire, e così via, fino alla decima che vale un milione di lire. Dopo la lettura della domanda, scatta il cronometro  (scandito con un suono di un “multiscatto”): entro 10 secondi, il primo concorrente che suona il flash musicale e risponde esattamente guadagna la cifra in palio; se la risposta è sbagliata, la cifra viene sottratta dal montepremi. Novità: i concorrenti, per prenotarsi, devono aspettare che la domanda sia interamente letta e i dieci secondi sono contati dalla fine della lettura della domanda, non più dalla prenotazione col pulsante del concorrente; dietro le postazioni i concorrenti hanno come sfondo un telo verde sopra il quale, tramite il meccanismo del Chroma Key , venivano “proiettate” delle immagini riguardanti l’argomento della domanda. È la novità principale del quiz: non ci sono domande, ma un gioco che mette alla prova il concorrente sulla sua conoscenza delle opinioni degli italiani. La statistica  entra per la prima volta in un quiz. Il gioco si svolge in tre manches nelle quali si sfidano due concorrenti per volta. I due partecipanti si collocano, per la prima volta nella storia del quiz, ai lati della postazione di Mike, munita insolitamente di due pulsanti e spostata (anche questo non era mai successo) al centro dello studio e girata di spalle al pubblico. Infatti alla destra del maxischermo vi era una tabella con sei righe di caratteri girevoli, del tipo dei tabelloni dei treni, allora all’avanguardia, sotto la quale vi era, altra novità, una tabella riassuntiva delle quote dei tre concorrenti, necessaria perché gli stessi non erano più fissi nelle rispettive postazioni.Ecco lo svolgimento della manche: Mike propone il tema di un sondaggio  svolto dalla società statistica Doxa  ad un campione di 1500 persone, ad esempio «Il politico più amato», «Il colore preferito», ecc. Il concorrente che si prenota per primo dà una risposta al sondaggio. Se essa compare sul tabellone tra le sei risposte più date dagli italiani con la relativa percentuale  , la stessa percentuale viene moltiplicata per 20.000 e aggiunta al montepremi delle opinioni. Idem l’altro concorrente. Chi dei due ha dato la risposta con la percentuale più alta ha il diritto di decidere se continuare il gioco o cederlo all’avversario. Chi continua il gioco ha lo scopo di scoprire tutte le sei risposte più date. Ne tenta una alla volta. Se ci riesce prima di commettere il terzo errore, intendendo per errore una risposta non presente sul tabellone, guadagna l’intero montepremi delle opinioni; se, invece, dovesse commettere tre errori, la parola torna all’avversario che tenta una risposta: se questa è presente sul tabellone, guadagna il montepremi delle opinioni accumulato fino a quel momento, altrimenti lo cede all’avversario.Ennesima novità: il concorrente che al termine della prova delle opinioni ha totalizzato il maggior montepremi è detto campione potenziale.Infatti, in questo quiz il concorrente in testa tenta il raddoppio per primo (nei quiz precedenti per ultimo) ed è l’unico a poter raddoppiare (negli altri quiz tutti e tre i concorrenti sostenevano il raddoppio al Rischiatutto  o la domanda in cabina di Scommettiamo ? , che non raddoppiava ma confermava la cifra vinta).Gli altri due concorrenti hanno, però, ancora una speranza di diventare campioni: infatti, se il campione potenziale dovesse fallire il raddoppio, rientrano in gara.La modalità del raddoppio è ancora una novità: niente cabina, niente cuffia, ma il campione potenziale è in piedi a fianco della postazione mobile di Mike, con quest’ultimo di fronte al pubblico e il concorrente di spalle, per evitare i suggerimenti.Alla sinistra del maxischermo centrale vi sono due scacchiere 3×3 di schermini, l’una sopra l’altra: quella superiore è abbinata alla terna della cultura, quella inferiore alla terna della fortuna.Il concorrente, quindi, può scegliere se affidare il raddoppio alla sua materia di competenza (forse l’unico legame con i quiz anni ’70) o tentare la fortuna.Quindi, Mike pone all’aspirante campione la domanda fatidica: «Gioca per la cultura o per la fortuna?».Terna cultura.  L’apposita scacchiera ha le caselle numerate da 1 a 9. Dietro le caselle si celano delle X o delle macchine fotografiche. Il concorrente deve rispondere nel tempo massimo di 10 secondi ad una domanda della sua materia di competenza. Se risponde esattamente ha diritto a scoprire una casella, altrimenti la prova è fallita e gli altri due concorrenti rientrano in gioco. La prassi si ripete finché il concorrente non scopre tre macchine fotografiche allineate in senso orizzontale, verticale o diagonale, raddoppiando così il proprio montepremi e diventando campione, oppure non sbagli una domanda, fallendo la prova.Terna fortuna . Si può tentare il raddoppio con la fortuna. Questa opzione, però, è stata scelta molto raramente. Ecco il gioco: dietro le caselle, indicate con lettere dalla A alla I, ci sono dei numeri dall’1 all’8 e un omino nero che fa marameo (ossia il volto della mascotte con il basco nero). Il concorrente raddoppia e diventa campione della fortuna se, scoprendo una casella alla volta senza dover rispondere ad alcuna domanda, totalizza almeno il punteggio di 21 senza scoprire l’omino nero, il che farebbe fallire la prova.Se il campione potenziale fallisce il raddoppio, si accomoda alla sua postazione accanto ai suoi avversari. Tutti e tre partecipano alla domanda del secolo (novità: chi fallisce il raddoppio può ancora diventare campione). Mike pone una semplice domanda sugli avvenimenti del XX secolo : chi si prenota per primo e risponde esattamente diventa campione, ma vince la propria quota senza raddoppiarla. Le finali di Flash si svolsero dal 13 maggio al 3 giugno 1982 con cadenza bisettimanale (giovedì e sabato).Dopo varie tornate di scontri tra i vari campioni, si giunse a decretare i tre supercampioni che diedero vita alla super sfida finale: Mario Marini di Torino, Gino Tessari di Livigno e Wanda Montanelli di Napoli.Diventò super campione Mario Marini, portalettere e sindacalista di Torino, esperto di Mussolini. Marini vinse 61 milioni e 240 mila lire. In finale superò Gino Tessari, agente immobiliare di Livigno che riuscì però a intascare nel complesso una cifra più consistente (86 milioni e 420 mila lire). Il sig. Tessari si classificò al secondo posto nella puntata della finalissima pur rimanendo, però,il concorrente che più vinse in questo quiz. Nella finalissima, al terzo posto, si classificò la campionessa Wanda Montanelli di Napoli, studiosa di Anna Magnani che vinse complessivamente 48 milioni e 420 mila lire e che, quindi, risulta essere terza classificata anche in termini di somme.

Doppio Slalom

Doppio Slalom .Doppio slalom è stato un gioco a quiz  per ragazzi dai 14 ai 18 anni, basato sul format statunitense della NBC  Blockbusters, andato in onda su Canale 5  da lunedì 9 settembre 1985  fino a venerdì 28 dicembre 1990 . La trasmissione veniva registrata presso lo Studio 4 della Videotime .Il programma fu condotto per 5 anni da Corrado Tedeschi , che dal 3 settembre 1990 lasciò la conduzione a P.Bonolis per passare a Il gioco delle coppie , in sostituzione di Marco Predolin .L’autore del quiz era Davide Tortorella  (insieme a F.Galimberti e G.Maimone ). Tortorella, tuttora autore di numerosi quiz per le reti Mediaset , era anche la voce fuori campo che dirimeva dubbi, proponeva curiosità e aneddoti sui concorrenti, e rispondeva alle loro domande. Il regista storico era Roberto Meneghin. La curatrice del programma era Fatma Ruffini .Andato in onda nella fascia pomeridiana, sempre intorno alle ore 17:00 per la durata di mezz’ora, il quiz si caratterizzava per la sua velocità, insita nello spirito del programma stesso. Doppio Slalom è stato poi ritrasmesso su Happy Channel , un’emittente del circuito Mediaset nel 2000 , così come tante altre trasmissioni storiche di Canale 5. L’ultima edizione ha visto l’abbandono di Tedeschi e l’arrivo al suo posto di Paolo Bonolis . Lo show si presenta con molte novità e Bonolis non riesce ad entrare nei meccanismi scanzonati e divertenti del programma, apparendo un “pesce fuor d’acqua”: il programma ne risentì negli ascolti tanto che, a fine dicembre del 1990, si decise inaspettatamente di chiudere la trasmissione. La sfida era fra la squadra blu, composta da un solo giocatore, e la squadra gialla, formata da una coppia.Il tabellone era composto da venti caselle esagonali (affiancate a ricordare le celle di un alveare  di forma rettangolare) che contenevano, a rotazione, le ventisei lettere dell’ alfabeto internazionale  dalla A alla Z. Ad ogni casella corrispondeva una domanda posta dal conduttore alle squadre, la cui risposta iniziava con la lettera indicata sulla casella stessa.Lo scopo, per ogni squadra, consisteva nel colorare le caselle del tabellone del proprio colore, rispondendo esattamente a domande di cultura generale ( storia, geografia, attualita’, spettacolo, letteratura, scienza ) , in modo di  disegnare uno ” slalom”. Per la squadra blu (un concorrente) lo slalom consisteva in un percorso (il più delle volte a zig-zag), della lunghezza minima di 4 caselle, che unisse la parte superiore a quella inferiore del tabellone, mentre per la squadra gialla (due concorrenti) lo slalom doveva unire la parte destra del tabellone a quella sinistra, con un percorso della lunghezza minima di 5 caselle. La squadra gialla aveva un percorso più lungo da fare sul tabellone perché così il vantaggio di essere in due veniva annullato in modo da non penalizzare troppo il concorrente singolo.Il gioco si componeva di due o tre manches dette Slalom. Vinceva lo slalom la squadra che per prima completava il proprio percorso. In caso di parità dopo il secondo slalom (“slalom di rivincita”), veniva effettuato lo “slalom di spareggio”. Era decretata campione la squadra che per prima vinceva due manches.In ogni slalom la casella iniziale era scelta casualmente, mentre le successive erano scelte dalla squadra che aveva risposto correttamente alla domanda precedente, al fine di completare il proprio percorso o ostacolare il percorso della squadra avversaria.La squadra campione si sottoponeva allo “slalom gigante”, affrontato da un solo concorrente anche nel caso in cui fosse risultata campione la squadra gialla. Il concorrente doveva procedere da sinistra a destra in un tabellone nel quale le caselle contenevano più lettere, indicanti le iniziali delle parole della risposta alla domanda associata alla casella. Ad ogni risposta esatta la casella si illuminava, dando la possibilità al concorrente di proseguire nel percorso verso il lato destro del tabellone scegliendo una delle caselle adiacenti. Ogni errore determinava lo spegnimento della casella corrispondente, complicando così il percorso che nei casi più sfortunati poteva addirittura chiudersi su sé stesso, ancor prima dello scadere del tempo massimo che era di 60 secondi per concludere lo slalom gigante.Per ogni slalom completato si vincevano 200.000 lire (103,29 euro), 500.000 lire (258,23 euro) erano il premio per il completamento dello slalom gigante, o 50.000 lire (25,82 euro) per ogni risposta esatta nel caso in cui lo slalom gigante non veniva completato. La massima vincita per una squadra per puntata era quindi di 900.000 lire (464,81 euro). La squadra campione aveva il diritto di partecipare alla puntata successiva della trasmissione. Prevedendo il regolamento del gioco un limite di 10 partecipazioni, le vincite massime registrate sono state di 9.000.000 di lire (4648,12 euro), tranne che nel caso di un concorrente dell’edizione 1986/87, che all’ultimo slalom gigante scelse di non completare il percorso per poter rispondere ad un maggior numero di domande; avendone risposte esattamente 12 vinse 600.000 lire (309,87 euro), raggiungendo così un totale di 9.100.000 lire (4699,76 euro), che rappresenta la vincita massima mai registrata.Risultati immagini per doppio slalom

Albatros

Albatros . Gli Albatros sono stati un gruppo musicale italiano , fondato nel 1974 da Toto Cutugno  dopo le esperienze prima in Ghigo e i Goghi e poi in Toto e i Tati (con cui nel 1970  aveva partecipato ad Un disco per l’estate ).Dopo aver ottenuto un contratto discografico con la Carosello  e la produzione di Vito Pallavicini , nel 1975 pubblicano il loro primo disco importante, Africa che ha un buon successo soprattutto in Francia e che in seguito entra a far parte del repertorio solista di Cutugno. Nel 1976 si classificano al terzo posto al Festival di Sanremo con Volo AZ504, che nella versione incisa vede in veste di voce recitante , Silvia Dionisio . Il brano fortemente antiabortista (lei lascia lui perché l’ha indotta ad abortire e parte con il volo del titolo) crea polemiche in un periodo “caldo” come gli anni settanta (due anni dopo in Italia l’ IVG  verrà legalizzata dalla legge n. 194/78) ma si rivela ugualmente un successo internazionale.L’anno successivo (dopo l’ingresso in formazione dell’intera sezione fiati di un altro complesso della stessa casa discografica, i Palladium ) bissano la partecipazione sanremese con Gran Premio, che narra le sensazioni di un pilota che cerca di tranquillizzare la propria compagna circa il suo spericolato lavoro. Il brano fu scritto da Cutugno ispirandosi alla vera storia di un suo amico pilota di Formula 3 , che ebbe un grave incidente.Nel 1978  il gruppo si scioglie. Toto Cutugno  intraprende una  fortunata carriera solista, mentre Mario LImongelli  fonda qualche anno dopo la casa discografica NAR International e Losito e Trama continuano la carriera musicale come session man. Massimo Vigano’ , membro della prima formazione, si esibisce tuttora con altri musicisti usando la denominazione Albatros.Gli Albatros restano nel panorama musicale italiano come esempio di un gruppo capace di unire progressive, melodia e recitato in un mix che si differenziava dalla moltitudini di gruppi esistenti negli anni settanta.

Sulle strade della California

Sulle strade della California è una mitica serie televisiva statunitense , di genere poliziesco , trasmessa dalla rete televisiva NBC dal 1973 al 1978 . Il telefilm, di taglio decisamente realista, narrava storie quotidiane e verosimili della vita di poliziotti: dai rapporti con le famiglie e con i colleghi e gli informatori, alla caccia ai criminali. Ogni puntata era autoconclusiva e senza interpreti di ruolo o personaggi principali: particolare, questo, caratteristico ed inusuale nelle serie televisive, che di norma puntano sul cast fisso e al rapporto di fedeltà personaggio-spettatore. Uno dei motivi del successo della serie risiede nell’ideazione dell’autore Joseph Wambaugh , vero poliziotto che firmò diversi romanzi (I Nuovi centurioni, I Chierichetti ) , ad esempio, entrambi portati sullo schermo,  e diede pertanto alla serie (che si avvale di alcune regie di buon mestiere e alla musica di Jerry Goldsmith e Richard Markowitz )  un’impronta veritiera che conquistò il pubblico statunitense.

Marina Morgan

Marina Morgan . Marina Morgan, pseudonimo di Marina Meucci (Roma, 10 settembre 1943), è una annunciatrice televisiva, conduttrice televisiva , attrice e cantante italian. E’ stata attiva in Rai dal 1975 sino al 2002 .  Ha esordito come attrice nel cinema di genere degli anni 1960. Nel 1966 è nel cast dello sceneggiato televisivo L’ombra cinese della serie Le inchieste del commissario Maigret, con Gino Cervi ed Andreina Pagnani. Nel 1968 appare nella terza puntata dello sceneggiato musicale Non cantare, spara ideato da Giovanni Giacobetti del Quartetto Cetra. Negli anno settanta decide di entrare alla Rai come annunciatrice del giornale radio tentando poi la strada della televisione : vi riesce con successo e, nel 1975, inaugura la rubrica meteorologica della Rete Due post-riforma. Entra quindi nel corpus delle signorine buonasera e, in brevissimo tempo, ne diventa un volto familiare al pari delle storiche colleghe. Oltre alle consuete trasmissioni affidate alle annunciatrici, conduce alcuni programmi televisivi tra cui Il processo del lunedì nel 1980-1981 al fianco di Enrico Ameri. Successivamente è spesso ospite del Maurizio Costanzo Show. Nella metà degli anni ottanta (pur non abbandonando il suo lavoro come annunciatrice) tentò la carriera di cantante, incidendo l’album Una donna, dal quale furono estratti due singoli: Innamorati del mondo e Tonight; sia l’album che i due singoli non riscossero però il successo sperato e dunque la sua parentesi musicale si concluse in poco tempo, e la Morgan tornò a tempo pieno all’attività di signorina buonasera.Negli anni novanta presentò il rotocalco televisivo Magazine 3, fu co-conduttrice del varietà di Rai1 RAImondo in cui era affiancata al gruppo comico napoletano Trettrè, ed ha partecipato alla trasmissione Telesogni curando un’ironica rubrica incentrata sulle soap opera e le telenovelas. Nel 1991 ha preso parte al musical-comico televisivo di Canale 5, I Tre Moschettieri nel ruolo di Milady. Lascia la RAI nel 2002, avendo raggiunto venticinque anni di attività. viene annoverata fra le annunciatrici predilette dal pubblico, che ben presto ne apprezzò la chiara pronuncia, l’aspetto solare e le vistose acconciature di vario colore, mutate nel corso dei decenni: rosso negli anni settanta, biondo negli anni ottanta, moro negli anni novanta, per poi tornare di nuovo al biondo negli anni 2000. Marina Morgan, assieme a Peppi Franzelin, è l’ultima delle storiche Signorine buonasera ad essere pensionata dalla RAI, il 9 giugno del 2002, ritirandosi a vita privata.

BIS

BIS . Bis è stato un programma televisivo a premi condotto da Mike Bongiorno , in onda su Canale 5  dal 1981 al 29 giugno 1990 . Si trattava di un gioco a quiz  consistente nel risolvere un rebus nascosto dietro un tabellone. Negli anni a seguire il programma fu poi sostituito con Tris . La trasmissione esordì il 5 ottobre 1981 , trasmessa alle ore 12:00 durante BUongiorno Italia . Nella prima puntata furono concorrenti “cavia” del gioco E.Brigliadori  e il pupazzo Five. Fatta eccezione per l’ultima edizione, nello studio non c’era il pubblico, e la regia mandava in onda degli applausi pre-registrati. Il programma era registrato negli studi Telepro che si trovavano al piano -3 della sede San Paolo Editore di Via Giotto 36 a Milano . L’ultima edizione andò invece in onda dagli studi Bravo Productions di Via Mambretti 9, sempre a Milano. Il programma era sempre andato in onda dal lunedì al venerdì: solo dal 24 febbraio 1986 al 27 giugno 1987 era andato in onda dal lunedì al sabato.Nel 1982 , per 13 settimane, tutti i sabati alle ore 20:00, andavano in onda anche delle puntate speciali di Bis, che venivano chiamate Superbis. Al gioco partecipavano i personaggi dello spettacolo, dello sport e della canzone italiana, e i premi erano devoluti in opere di beneficenza .Al termine dell’ultima stagione furono riconvocati i dodici concorrenti che avevano vinto i montepremi più alti (dai 50 milioni a oltre 100 milioni di lire). Furono disputate svariate partite a vincita diretta, facendo scontrare i dodici campioni in questo modo: il sesto in ordine di vincita contro il settimo in ordine di vincita, il quinto in ordine di vincita contro l’ottavo, il quarto contro il nono, il terzo contro il decimo, il secondo contro l’undicesimo e il primo contro il dodicesimo. Al termine di questa prima parte, i sei concorrenti che superarono il turno, tornarono a scontrarsi in tre manche progressive di semifinale, al termine delle quali, vennero definiti i quattro finalisti (con un ripescaggio a favore del semifinalista non vincitore che aveva, però, cumulato più premi). Dai quattro finalisti, con ulteriori manche, vennero definiti il primo, il secondo, il terzo e il quarto classificato.La regia della prima edizione era di Mario Bianchi , più tardi sostituito da Annarosa Gavazzi . L’autore della trasmissione,Ludovico Peregrini , veniva interpellato tutte le volte che per ogni casella del tabellone appariva qualche oggetto con il premio fornendo informazioni su di esso.  Accanto a Mike Bongiorno si sono susseguite come vallette F.Carminati, F.Pierobon e S.Messaggio.  Due concorrenti, dovevano chiamare a turno due numeri da un tabellone composto di 36 caselle, sotto il quale si nascondevano dei premi. Se sotto la coppia di numeri scelti compariva lo stesso premo, quest’ultimo li vinceva e poteva proseguire il proprio turno; conseguentemente sul tabellone apparire, dove prima c’erano le caselle relative ai numeri scelti, un pezzo del disegno che componeva il rebus ; in caso contrario la mano passava all’avversario e le caselle tornavano coperte dai numeri iniziali. Man mano che il gioco proseguiva si scopriva il disegno del rebus e, a richiesta del concorrente, si avevano del tempo per risolvere il rebus. La partita veniva vinta da chi risolveva il rebus, possibilmente prima che il tabellone si scoprisse totalmente; in caso contrario, a turno, si dava un’ultima possibilità per rispondere esattamente e, in caso di esito negativo, la partita terminava in pari.Oltre ai premi sotto ai numeri c’erano altre opzioni:

  • Prendi un premio: facendo coppia con queste due caselle il concorrente poteva prendere all’avversario un premio dalla sua lista (solitamente veniva preso il premio di maggior valore).Nella stagione 1989/90 furono introdotti delle tessere dove il concorrente poteva utilizzarlo nel corso della manche;
  • Prendi tutto: (introdotto nelle due edizioni dal 1987 al 1989). Il concorrente poteva prendere all’avversario tutti i premi appena vinti;
  • Cedi un premio: In questo caso il concorrente in gioco doveva cedere all’avversario uno dei suoi premi (di solito uno di quelli di minor valore);
  • Cedi tutto: (introdotto nelle due edizioni dal 1987 al 1989). Il concorrente doveva cedere tutti i suoi premi e passarli al suo avversario;
  • Jolly: con una sola casella Jolly  si poteva fare coppia con qualsiasi premio, anche con il “Prendi” e “Cedi un premio” (il logo era quello raffigurato sul tabellone all’inizio di ogni puntata).

Per diventare o confermarsi campione occorreva partecipare a due partite e vincerle o in alternativa vincerne una e pareggiare l’altra; in caso in cui venivano vinte una ciascuna dai concorrenti, si doveva fare una terza partita e uno dei concorrenti doveva vincerla; nel caso in cui la terza partita finiva in pareggio entrambi erano eliminati. In ogni caso i concorrenti erano eliminati se pareggiavano le prime due. Chi aveva vinto una delle manches, oltre ai premi vinti vinceva un milione di lire di premio partita per la risoluzione del rebus. Nell’ultima stagione venne cambiato il regolamento della partita non vinta da nessuono: i concorrenti avevano in dotazione sul loro baracchino una pulsantiera e chi si prenotava per primo nel risolvere la soluzione del Rebus a tabellone intero, guadagnava un punto ma non vinceva il milione di premio partita. Nell’ultima edizione fu cambiato il meccanismo del gioco: le caselle Jolly e “Prendi un premio” erano passate da due a quattro. Tutte le volte che usciva la casella Jolly, abbinata a un qualsiasi premio, escluse il “Cedi un Premio” e “Prendi un Premio”, si scopriva anche un’altra casella che avrebbe dovuto fare coppia con l’altra, e si scoprivano altri pezzetti di rebus, per accelerare la partita. Un grande amarcord.

Amedeo Nazzari

Amedeo Nazzari . Amedeo Nazzari, nome d’arte di Amedeo Carlo Leone Buffa (Cagliari, 10 dicembre 1907Roma, 5 novembre 1979[1]), è stato un attore italiano. Figlio di Salvatore Buffa, proprietario di un pastificio e di Argenide Nazzari, il futuro attore prenderà il suo nome d’arte dal nonno materno, Amedeo Nazzari, già presidente della Corte d’appello di Vicenza, trasferito poi a Cagliari. Amedeo Buffa ha solo sei anni quando suo padre muore e la madre si trasferisce con lui e le sorelle a Roma. Qui compie gli studi presso un collegio di padri salesiani dove matura la sua vocazione artistica fin dalle prime recite scolastiche, per poi passare ai palcoscenici delle filodrammatiche e arrivare infine, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria, al teatro vero e proprio. L’esordio da professionista avviene nel 1927 con la compagnia di Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, di Memo Benassi e di Marta Abba. Nel 1935 è notato da Elsa Merlini che gli offre una parte nel film che sta per girare, Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro. Ancora una volta sarà un’attrice, Anna Magnani, a intuire le sue doti: giovane artista allora emergente e moglie del regista Goffredo Alessandrini, la Magnani insiste con suo marito affinché Amedeo faccia parte del cast di Cavalleria. La sua prestanza fisica, arricchita dal fascino della divisa, diventa la principale attrazione del film che, presentato a Venezia alla Mostra del Cinema diventerà uno dei maggiori incassi i del 1936. Ancora un film in divisa sarà nel 1938 il suo secondo successo di pubblico: Luciano Serra pilota, sempre con la regia di Alessandrini. Ormai Nazzari è un volto conosciuto e sono molte le offerte di lavoro, ma le sue continue discussioni con i produttori per intervenire sui dialoghi dei film che interpreta e per suggerire cambi di sceneggiatura non previsti nei copioni, gli creano una fama di personaggio scomodo e indocile. Nazzari riceve la coppa del Ministero della Cultura Popolare per il film Caravaggio, il pittore maledetto, si riconoscono il conte Giuseppe Volpi e il ministro Pavolini (1941). Sempre nel  1941 alla IX Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il conte Giuseppe Volpi gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto, diretto sempre da Alessandrini, e l’anno dopo, il celebre La cena delle beffe lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, diretto da Alessandro Blasetti, è un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici. Tratto dall’omonimo poema di Sem Benelli, riscuote un enorme successo di pubblico e rimane nella memoria storica degli spettatori italiani per una serie di motivi: innanzitutto perché contiene la prima scena di nudo femminile (un’inquadratura di pochi secondi di Clara Calamai a seno nudo che varrà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche)[2], poi perché riunisce nel cast due giovani amanti, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che di lì a pochi anni andranno incontro ad un tragico destino accusati dai partigiani di collaborazionismo; infine per l’interpretazione intensa, e oggi diremmo anche un po’ gigionesca, di Nazzari, che in questo film recita la sua battuta più celebre: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!». Ripetuta da tutti esasperando l’accento sardo del protagonista, diventerà col tempo un tormentone. Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dopo il 1945 tornano i ruoli importanti con Un giorno nella vita di Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini, in cui affiancò Irasema Dilian. Richiestissimo anche all’estero, si reca prima in Spagna per interpretare tre film, poi in Argentina dove però gli propongono di recitare la parte di un italiano criminale e corrotto. All’idea di dover diffamare il suo paese, Nazzari rifiuta di adempiere al contratto e la notizia arriva addirittura a Evita Perón che, dopo essersi fatta illustrare il copione, prende le difese dell’artista e gli offre di rimanere comunque in Argentina per visitare il paese e per conoscere personalmente le molte famiglie di italiani emigrati. Tornato in Italia nel 1949, recita accanto agli emergenti Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Jacques Sernas ne Il lupo della Sila. Nel 1949 recita, accanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson, nel dramma popolare Catene. Catene fu premiato al botteghino da un enorme successo di pubblico (fu infatti il maggiore incasso della stagione cinematografica 194950), ed aprirà per Nazzari un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: tale film fu infatti il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che appassionarono il pubblico italiano per tutta la prima metà degli anni cinquanta, rivitalizzando un genere, il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto e che negli anni settanta fu rivalutato anche dalla critica cinematografica (che invece all’epoca lo bistrattò e biasimò, descrivendo questi film come dei banali fotoromanzi cinematografici). Di questa serie di film, tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, ricordiamo Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), L’angelo bianco (1955) e Malinconico autunno (1958), l’ultimo film dove Matarazzo diresse la coppia Yvonne Sanson-Amedeo Nazzari. Non mancano tuttavia i ruoli “impegnati”: in Processo alla città (1952) tratteggia la figura di un coraggioso magistrato napoletano che si oppone alla camorra del primo Novecento mentre ne Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, interpreta il ruolo di un militare impegnato, nell’Italia post-unitaria, a combattere il brigantaggio lucano. In Proibito (1955) avrà per la prima volta l’opportunità di interpretare un personaggio sardo in una storia di faide familiari. Nel 1957 viene scelto da un Federico Fellini ormai affermato, per recitare in Le notti di Cabiria un ruolo di divo in decadenza facendo ironicamente il verso a se stesso. Sempre nel 1957 Nazzari sposa Irene Genna, attrice italo-greca, da cui un anno più tardi nascerà Maria Evelina, oggi anch’essa attrice di teatro. Negli anni sessanta comincia ad arrivare qualche delusione: il ruolo del principe Salina nel Gattopardo di Visconti, proposto a lui, va a Burt Lancaster per ottenere finanziamenti da una casa di produzione americana; nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev che era stato suo viene assegnato a Van Heflin. Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta, per la difficoltà di recitare in inglese e per il timore di cadere nel ridicolo nelle scene di canto e di ballo (il film, Facciamo l’amore sarà poi effettivamente realizzato con Yves Montand). Nel 1968 ottiene una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena, con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi. In Italia si apre la stagione d’oro della commedia all’italiana, ma salvo qualche sporadica eccezione, Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni, dirà poi, per una questione di gusto e di rispetto verso se stesso e verso il pubblico. Così, mentre attori più giovani saranno sommersi da proposte di lavoro, Nazzari apparirà sempre più raramente sul grande schermo, limitandosi a ruoli cameo in produzioni internazionali, come in Il papavero è anche un fiore, Il clan dei Siciliani e Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra. Qualche soddisfazione arriva invece dalla televisione, dove è protagonista dei rifacimenti televisivi di due dei suoi film più celebri: La cena delle beffe e La figlia del capitano e compare come ospite d’onore in trasmissioni celebri quali Il Musichiere, Studio Uno e Settevoci. Nel 1963 si cimenta pure nella conduzione televisiva prendendo parte al varietà del sabato sera Gran Premio abbinato alla Lotteria di Capodanno e gira alcuni famosi caroselli per un noto aperitivo, ripetendo come slogan la sua più celebre battuta: «… e chi non beve con me …». Nel 1969 la RAI gli dedica ben otto prime serate per trasmettere una retrospettiva dei suoi film più celebri. Il ciclo, che ottiene altissimi indici di ascolto e di gradimento, è curato da Gian Luigi Rondi. Nello stesso anno l’attore è impegnato nella miniserie televisiva La donna di cuori, diretta da Leonardo Cortese per Rai 1 (allora chiamato Programma Nazionale), affiancato da Ubaldo Lay e Sandra Mondaini. A partire dagli anni settanta, dirada sempre più gli impegni televisivi e cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Partecipa anche nel 1975 ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino e trasmesso da Rai 2 nel 1979; la scena principale in soggettiva fu girata, in lingua italiana, a Portofino. Negli ultimi due film, Nina di Vincente Minnelli e Melodrammore di Maurizio Costanzo, lo si vede apparire in piccole partecipazioni. Muore nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979[4], pochi mesi prima che la figlia Maria Evelina gli desse il primo nipotino, Leonardo. Col nome di Amedeo Nazzari Buffa, è sepolto al cimitero monumentale del Verano di Roma.