Ben Lewis Jones

Ben Lewis Jones. Ben Lewis Jones (Tarboro, 30 agosto 1941) è un attore e politico statunitense. Come attore :È diventato famoso soprattutto per aver interpretato il ruolo di Cooter Davenport nella serie televisiva “Hazzard”. Come politico : È uno dei pochi politici americani che ha tentato di essere eletto in diversi stati. Alla fine della serie televisiva Hazzard nel 1986 si candidó senza successo in Georgia nelle file dei democratici. Ricandidatosi nel 1988 fu eletto e rieletto nel 1990. Nel 1998 ruppe i contatti con molti democratici dopo aver chiesto spiegazioni all’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton circa l’impeachment. Nel 2002 si ricandidó come rappresentante della Casa Bianca nello stato della Virginia ma perse le elezioni.

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Peter Michael Falk

Peter Michael Falk. Peter Michael Falk (New York, 16 settembre 1927 – Beverly Hills, 23 giugno 2011) è stato un attore e produttore cinematografico statunitense. Noto per la serie tv Colombo, nella sua carriera ha vinto 5 Emmy Award e un Golden Globe. Falk nacque a New York il 16 settembre del 1927, figlio di Michael Peter Falk (1897-1981), proprietario di un negozio d’abbigliamento, nato da una famiglia ebraica di origini polacche e russe, e di Madeline Hochhauser (1904-2001), contabile e responsabile acquisti presso l’impresa del marito, nata da una famiglia ebraica di origini ungheresi e ceche. A causa di un retinoblastoma, all’età di tre anni Peter fu sottoposto a un intervento chirurgico di asportazione dell’occhio destro, in seguito al quale gli fu impiantata una protesi oculare che portò per tutta la vita e gli conferì quella particolarità dello sguardo che divenne il suo tratto distintivo. Il successo giunse per Falk tra gli anni cinquanta e sessanta, quando apparve in diverse serie televisive tra cui Alfred Hitchcock presenta e Naked City. Nel 1961 venne ingaggiato per uno dei ruoli più importanti della sua carriera, in Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra, in cui impersonò un “simpatico” mafioso, a fianco del boss Glenn Ford e di Bette Davis. La consacrazione definitiva della sua carriera arrivò per il ruolo di protagonista della serie televisiva Colombo, il detective di Los Angeles che interpretò a partire dal 1968 in una lunga serie di film TV. Durante gli anni sessanta e settanta, periodo del suo massimo successo televisivo grazie a Colombo, Falk continuò la carriera cinematografica partecipando ad alcune importanti pellicole, spesso nel ruolo di italo-americano, come Ardenne ’44, un inferno (1969) (nel ruolo del Sgt. Rossi), Mariti (1970) e Una moglie (1974), a fianco di Gena Rowlands, ed entrambi diretti da John Cassavetes, Quando passi da queste parti (1976), Pollice da scasso (1978) di William Friedkin, e Una strana coppia di suoceri (1979), commedia nella quale apparve a fianco di Alan Arkin. Nel 1970 partecipò alla commedia Rosolino Paternò soldato, nel ruolo di un serioso ufficiale alleato. Dismessi i panni del tenente Colombo, che comunque mai abbandonò completamente, interpretò il ruolo di sé stesso nel film Il cielo sopra Berlino (1987) del regista tedesco Wim Wenders. Celebre anche la sua partecipazione al film fantasy La storia fantastica (1987), pellicola cult degli anni ottanta, in cui impersonò l’anziano che racconta al proprio nipote (interpretato da Fred Savage) la storia su cui il lungometraggio è incentrato. Fu molto apprezzato anche per le brillanti performance in commedie come Invito a cena con delitto (1976), nei panni del detective Sam Diamante, film in cui compaiono le parodie di altri investigatori famosi tra cui Poirot e Miss Marple. Nel 2007 fece una breve apparizione nel film Next con Nicolas Cage (uscito in Italia nel 2008). Apparve inoltre nelle sequenze finali del video musicale di Ghostbusters di Ray Parker Jr.. Il 17 aprile 1960 Falk sposò la pianista Alyce Mayo, che aveva conosciuto quando ambedue erano studenti alla Syracuse University. La coppia adottò due figlie: Catherine e Jackie. Peter e Alycia divorziarono nel 1976. Il 7 dicembre 1977 Falk si risposò con l’attrice Shera Danese, che apparve con lui in sei episodi della serie televisiva Colombo. Nel 2008 gli venne diagnosticato il morbo di Alzheimer. La figlia adottiva Catherine chiese e ottenne la tutela legale nei confronti del padre, oramai incapace di intendere. Successivamente la seconda moglie Shera Danese presentò ricorso contro la decisione, sostenendo di avere ricevuto direttamente dall’attore il mandato di gestirne salute e affari prima che le sue condizioni psicofisiche degenerassero. La tutela definitiva passò infine alla moglie, grazie all’accoglimento del ricorso.Peter Falk morì all’età di 83 anni nella sua villa di Beverly Hills, in California, il 23 giugno del 2011[9] ed è sepolto nel Westwood Memorial Park di Los Angeles, California.

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L’isola di Gilligan

L’isola di Gilligan. L’isola di Gilligan (Gilligan’s Island) è una serie televisiva statunitense in 98 episodi (più un episodio pilota originariamente non andato in onda) trasmessi per la prima volta nel corso di 3 stagioni dal 1964 al 1967. È una sitcom d’avventura incentrata sulle vicende di sette naufraghi che cercano di sopravvivere e, infine, fuggire dall’isola su cui sono naufragati; i loro piani di fuga inevitabilmente falliscono per vari motivi. La serie crebbe enormemente in popolarità durante gli anni 1970 e 1980 con le trasmissioni in syndication, quando molti network la trasmettevano nel tardo pomeriggio dopo la scuola. Oggi, il personaggio di Gilligan è ampiamente riconosciuto come un’icona culturale statunitense. La serie, ideata da Sherwood Schwartz, fu prodotta da Columbia Broadcasting System, Gladysya Productions e United Artists Television e girata negli studios della CBS a Los Angeles in California e a Honolulu. Le musiche furono composte da Gerald Fried e John Williams e Frank Comstock. La prima stagione, composta da 36 episodi, fu girata in bianco e nero. Questi episodi furono successivamente colorizzati per la trasmissione in syndication. La seconda e terza stagione (62 episodi) e i tre film seguito per la televisione furono girati a colori. Originariamente la serie fu sponsorizzata dalla Philip Morris & Company e da Procter & Gamble.

Attori :     Jack Arnold (26 episodi, 1964-1966)

Leslie Goodwins (11 episodi, 1965-1967)

Gary Nelson (8 episodi, 1965-1967)

Jerry Hopper (7 episodi, 1966-1967)

Anton Leader (6 episodi, 1965-1966)

Stanley Z. Cherry (5 episodi, 1964-1967)

Ida Lupino (4 episodi, 1964-1966)

John Rich (4 episodi, 1964)

Richard Donner (3 episodi, 1964-1965)

Tom Montgomery (3 episodi, 1964-1965)

George Cahan (3 episodi, 1965-1966)

Steve Binder (2 episodi, 1965-1967)

Hal Cooper (2 episodi, 1965-1967)

Wilbur D’Arcy (2 episodi, 1965-1967)

Lawrence Dobkin (2 episodi, 1965)

Charles Norton (2 episodi, 1966-1967)

David Orrick McDearmon (2 episodi, 1967)

La serie fu trasmessa negli Stati Uniti dal 1964 al 1967 sulla rete televisiva CBS. In Italia è stata trasmessa con il titolo L’isola di Gilligan.

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A come Andromeda

A come Andromeda. A come Andromeda è uno sceneggiato televisivo in cinque puntate diretto da V.Cottafavi e trasmesso dal Programma Nazionale nel 1972 . E’ un remake della serie televisiva A for Andromeda prodotta dalla BBC nel 1961 su sceneggiatura di F.Hoyle e J.Elliot  e sulla successiva trasposizione letteraria  degli stessi autori, l’adattamento per la televisione italiana si deve allo scrittore I. Cremaschi .Vicende umane, politiche, militari, scientifiche e spionistiche fanno da sfondo al primo contatto con un’intelligenza aliena  stabilito dagli esseri umani e che porterà i diretti protagonisti a confrontarsi con una realtà inaspettata, mettendo a nudo le proprie coscienze e le loro debolezze.Ogni episodio (eccetto il primo) inizia con un riassunto delle precedenti puntate. In tutti gli episodi compare dopo i titoli di testa: “Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo“.Come usuale per l’epoca, le scene esterne sono state girate con cineprese e pellicola, mentre quelle interne, ricreate in studio, con telecamere e registrate su nastro. Fa eccezione la scena del bowling (esterna) girata con telecamere.Ad eccezione della Land Rover  (pickup-type) che compare nella 3ª puntata, quando Judy viene accompagnata al suo alloggio da un militare della base, le automobili nello sceneggiato hanno il volante a sinistra invece che a destra, in quanto vetture italiane con targhe di scena britanniche. Le apparecchiature elettroniche e informatiche usate nello sceneggiato furono fornite dall’industria Honeywell ; quelle chimiche e biomedicali dalla Carlo Erba .Nella finzione, il colosso privato interessato al computer alieno si chiama, per pura coincidenza, Intel , omonima dell’attuale industria informatica inesistente all’epoca dello sceneggiato. Per altra coincidenza a Roma esiste dagli anni ’60 l’Istituto Fleming specializzato in ricerca scientifica e laboratori.Il cast include alcuni nomi celebri del teatro e del cinema italiano  dell’epoca, come L.Vannucchi, P.Pitagora,T.Carraro,M.Piave,F.Volpi e G.Albertini .L’attrice Nicoletta Rizzi sostituì, a riprese già iniziate da quasi un mese, Patty Pravo , che era stata scelta inizialmente per il ruolo di Andromeda ma aveva poi abbandonato il set in Sardegna: resistette fino al 19 aprile 1971, allorché inviò alla Rai una lettera con certificato medico nella quale spiegava i motivi della sua rinuncia. Le scene già girate in cui compariva Patty Pravo dovettero essere quindi girate nuovamente.A I.Cremaschi , autore dell’adattamento per la televisione, fu anche assegnato un piccolo ruolo come attore: quello di Jan Olboyd, l’ allibratore  proprietario della sala corse dalla cui telescrivente Bridger tiene i contatti con l’Intel.L’apertura della prima puntata, il viaggio in automobile di Judy Adamson ed Erns Reinhart fino al radiotelescopio, è stata filmata nella località Cascina Vione nel comune di Basiglio  in provincia di Milano, nel tratto viario per Pieve Emanuele , ribattezzato “strada di Andromeda”. Nella scena sono visibili agenti della Polizia Stradale  impegnati a tener lontane altre vetture durante le riprese, in quanto l’auto di scena procede nella corsia di sinistra, secondo l’uso britannico.Il radiotelescopio  è una delle antenne del Centro “Piero Fanti” della Telespazio nel Fucino . La scena dell’arrivo del Primo Ministro (quella quando scende dall’elicottero) è stata filmata presso l’ aeroporto di Bresso  poco fuori Milano. Alcune scene ambientate in quello che sembra essere un bosco, quando Bridger è sulla macchina con l’emissario della Intel, sono state girate nel Parco  della Villa Reale di Monza .Le scene della base militare di Thorness, dove è installato il calcolatore, così come l’immagine dei titoli di coda, sono state girate nella regione della Gallura e a Capo Caccia  e le abitazioni erano quelle dell’allora villaggio Valtur  dell’isola di Santo Stefano, in Sradegna , le cui formazioni rocciose granitiche e la bassa vegetazione ricordano quelle scozzesi. Improbabile comunque, dato il clima scozzese, una sortita balneare come quella tra Fleming e Judy Adamson.

John Hillerman

John Benedict Hillerman (Denison 20-12-1932 – Houston 09-11-2017 ) e’ stato un attore statunitense . Ha interpretato vari film ma è principalmente noto per il ruolo di Higgins nel telefilm di grande successo Magnum P.I. , per il quale ha vinto un Premio Emmy ( nel 1987 ) e un Golden Globe ( nel 1982 ) .Hillerman nacque nella città texana di Denison , figlio di Christopher Benedict e Lenora Joan Medlinger. Frequentò l’Accademia militare di St. Xavier e successivamente l’ Universita’ del Texas ad Austin , dove si diplomò in giornalismo . Nel 1953  si arruolò nell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti i, dove rimase per quattro anni raggiungendo il grado di sergente .Si ritirò nel 2000 in una tenuta nel “suo” Texas, dove ha risieduto fino alla sua morte, avvenuta il 9 novembre 2017 all’età di 85 anni. Durante il servizio militare frequentò diversi gruppi teatrali. Dopo il congedo, si trasferì a New York  per studiare all’American Theatre Wing.  Debuttò a Broadway nel 1959 , dove si esibì fino al suo debutto nel cinema nel 1970. Ottenne parti (seppure secondarie) in film piuttosto importanti, come L’ultimo spettacolo( 1971), Ma papa’ ti manda sola? ( 1972), Paper Moon ( 1973), Mezzogiorno e mezzo di fuoco ( 1973 ) e Chinatown ( 1974 ) .  Nel 1975 ebbe un ruolo da coprotagonista nella serie televisiva Ellery Queen , dove interpretò la parte del presuntuoso Simon Brimmer, presentatore di programmi radiofonici in diretta, e al contempo investigatore in competizione con Ellery Queen , che egli invano cercava di superare in astuzia e in acume deduttivo nella risoluzione di complessi casi di omicidio. La grande notorietà per Hillerman arriva nel 1980 con il suo ruolo da coprotagonista in Magnum P.I. ( 1980-1988 ) , serie televisiva di grande successo in cui interpretò la parte di Jonathan Quayle Higgins III, già sergente maggiore  al servizio di Sua Maestà Britannica, responsabile e factotum della tenuta hawaiana di Robin Masters e autore di continue angherie su Magnum. In quello stesso ruolo apparve anche in altre tre serie di successo: Simon & Simon ( 1982 ) , La signora in giallo ( 1986 ) e Quantum Leap (1990).  Anche se il doppiaggio  italiano non permette di apprezzarlo appieno, Hillerman recitò il ruolo di Higgins facendo sfoggio di un impeccabile accento britannico, che egli dichiarò di aver sviluppato ascoltando Laurence Olivier , e che spesso usò per giocare degli scherzi ai danni dei fan e dei colleghi. Ebbe in seguito altri ruoli più o meno importanti in diversi film e episodi di serie televisive fino al ritiro dalle scene nel 2000.

Dick Dastardly

Dick Dastardly . Dick Dastardly (chiamato in alcuni adattamenti italiani il Bieco Barone) è un personaggio comparso in diverse serie animate prodotte da Hanna e Barbera . Fece la sua apparizione per la prima volta nel ruolo di cattivo tra i personaggi principali   nella serie TV animata Wacky Races , dove rappresenta la parodia  del personaggio malvagio. È caratterizzato da una iconografia tipica dello stereotipo  del “cattivo”: alto e magro, con ghigno malefico e baffi sottili, sempre vestito di abiti scuri.Dastardly, nato come cattivo principale della serie in Italia nota anche come Wacky Races – Le corse pazze del 1968 , ha avuto tale successo da essere ripreso in Dastardly e Muttley e le macchine volanti  (anche nota come Lo squadrone avvoltoi) del 1969  .La caratterizzazione del personaggio era fortemente ispirata ai “cattivi” di alcuni film di grande successo dell’epoca, come Quei temerari sulle macchine volanti  (Those Magnificent Men in Their Flying Machines,1965 ) e La grande corsa  (The great race, 1965 ). In particolare, il personaggio di Dick Dastardly deve molto al Professor Fate, di cui richiama anche l’abbigliamento.La spalla di Dastardly era il cane MUttley , pavido, poco fedele e forse più sadico del padrone.In Wacky Races Dastardly gareggia in un raid automobilistico , cercando di vincere con l’uso di scorrettezze. L’auto di Dastardly, anch’essa caratterizzata in modo da trasudare cattiveria, era la temibile numero 00 (nome originale Mean Machine), dotata di incredibili trappole.Nonostante l’uso di trucchi, Dastardly non risulta mai vincente nelle tappe della corsa, rimanendo di solito vittima delle proprie azioni, della propria inettitudine o più semplicemente della sfortuna.Gli avversari tradizionali di Dastardly erano:

Auto 01 – La Macigno-Mobile (I fratelli Rock e Gravel Slag)

  • Auto 02 – Il Diabolico Coupé (I fratelli Big e Little Gruesome)
  • Auto 03 – La Multi-Uso (Professor Pat Pending)
  • Auto 04 – La Crimson Haybailer (Red Max)
  • Auto 05 – La Compact Pussycat (Penelope Pitstop)
  • Auto 06 – L’Armata Speciale (Sergente Blast e recluta Meekly)
  • Auto 07 – La Macchina Antiproiettile (Clyde e la sua banda)
  • Auto 08 – L’Insetto Scoppiettante (Luke e l’orso Blubber)
  • Auto 09 – La Sei Cilindri [aka Turbo Terrific] (Peter Perfect)
  • Auto 10 – La Spaccatutto (Rufus Roughcut)

In Lo squadrone Avvoltoi, altro nome della serie del ’69, Dastardly comanda una sgangherata squadra di piloti su rudimentali aerei con lo scopo di impedire al piccione  viaggiatore Yankee Doodle di consegnare messaggi all’esercito nemico. Anche qui Dastardly fallisce sempre in modo misero.

Sulle strade della California

Sulle strade della California è una mitica serie televisiva statunitense , di genere poliziesco , trasmessa dalla rete televisiva NBC dal 1973 al 1978 . Il telefilm, di taglio decisamente realista, narrava storie quotidiane e verosimili della vita di poliziotti: dai rapporti con le famiglie e con i colleghi e gli informatori, alla caccia ai criminali. Ogni puntata era autoconclusiva e senza interpreti di ruolo o personaggi principali: particolare, questo, caratteristico ed inusuale nelle serie televisive, che di norma puntano sul cast fisso e al rapporto di fedeltà personaggio-spettatore. Uno dei motivi del successo della serie risiede nell’ideazione dell’autore Joseph Wambaugh , vero poliziotto che firmò diversi romanzi (I Nuovi centurioni, I Chierichetti ) , ad esempio, entrambi portati sullo schermo,  e diede pertanto alla serie (che si avvale di alcune regie di buon mestiere e alla musica di Jerry Goldsmith e Richard Markowitz )  un’impronta veritiera che conquistò il pubblico statunitense.

Shirley Jones

Shirley Jones.  Shirley Mae Jones (Charleroi, 31 marzo 1934) è una cantante e attrice statunitense. Vinse il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista nel 1961 per la sua interpretazione ne Il figlio di Giuda. Nella sua lunga carriera, iniziata nel 1950, Shirley Jones ha interpretato oltre 50 pellicole, per la maggior parte di grande successo commerciale. Impossibile dimenticarla nel film Il figlio di Giuda (1960), che le valse il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista. Tra gli altri titoli, sono da ricordare il western Cavalcarono insieme (1961) di John Ford, la commedia Una fidanzata per papà (1963) di Vincente Minnelli, e molti altri. La Jones è ricordata anche per la sua attività in campo televisivo, in particolare per essere stata tra i protagonisti del telefilm La famiglia Partridge (19701974), ruolo che le valse ben due nomination ai Golden Globe come miglior attrice. Recitò poi come guest star in numerose serie, tra le quali Sabrina, vita da strega (1999), in cui interpretò la nonna paterna di Sabrina. Nel 1983, una sua azione legale contro Iain Calder, direttore del National Enquirer, relativa ad un caso di diffamazione per la pubblicazione di un articolo che la riguardava, fu discussa dinanzi alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. La sentenza, pubblicata il 20 marzo 1984, nota come Calder vs. Jones, è tuttora una pietra miliare del diritto statunitense sulla personal jurisdiction. . Nel 2006 recitò nel film televisivo La vera eredità, ruolo che le valse una nomination all’Emmy Award. Per i suoi contributi al cinema ha una stella sull’Hollywood Walk of Fame.

Amedeo Nazzari

Amedeo Nazzari . Amedeo Nazzari, nome d’arte di Amedeo Carlo Leone Buffa (Cagliari, 10 dicembre 1907Roma, 5 novembre 1979[1]), è stato un attore italiano. Figlio di Salvatore Buffa, proprietario di un pastificio e di Argenide Nazzari, il futuro attore prenderà il suo nome d’arte dal nonno materno, Amedeo Nazzari, già presidente della Corte d’appello di Vicenza, trasferito poi a Cagliari. Amedeo Buffa ha solo sei anni quando suo padre muore e la madre si trasferisce con lui e le sorelle a Roma. Qui compie gli studi presso un collegio di padri salesiani dove matura la sua vocazione artistica fin dalle prime recite scolastiche, per poi passare ai palcoscenici delle filodrammatiche e arrivare infine, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria, al teatro vero e proprio. L’esordio da professionista avviene nel 1927 con la compagnia di Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, di Memo Benassi e di Marta Abba. Nel 1935 è notato da Elsa Merlini che gli offre una parte nel film che sta per girare, Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro. Ancora una volta sarà un’attrice, Anna Magnani, a intuire le sue doti: giovane artista allora emergente e moglie del regista Goffredo Alessandrini, la Magnani insiste con suo marito affinché Amedeo faccia parte del cast di Cavalleria. La sua prestanza fisica, arricchita dal fascino della divisa, diventa la principale attrazione del film che, presentato a Venezia alla Mostra del Cinema diventerà uno dei maggiori incassi i del 1936. Ancora un film in divisa sarà nel 1938 il suo secondo successo di pubblico: Luciano Serra pilota, sempre con la regia di Alessandrini. Ormai Nazzari è un volto conosciuto e sono molte le offerte di lavoro, ma le sue continue discussioni con i produttori per intervenire sui dialoghi dei film che interpreta e per suggerire cambi di sceneggiatura non previsti nei copioni, gli creano una fama di personaggio scomodo e indocile. Nazzari riceve la coppa del Ministero della Cultura Popolare per il film Caravaggio, il pittore maledetto, si riconoscono il conte Giuseppe Volpi e il ministro Pavolini (1941). Sempre nel  1941 alla IX Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il conte Giuseppe Volpi gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto, diretto sempre da Alessandrini, e l’anno dopo, il celebre La cena delle beffe lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, diretto da Alessandro Blasetti, è un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici. Tratto dall’omonimo poema di Sem Benelli, riscuote un enorme successo di pubblico e rimane nella memoria storica degli spettatori italiani per una serie di motivi: innanzitutto perché contiene la prima scena di nudo femminile (un’inquadratura di pochi secondi di Clara Calamai a seno nudo che varrà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche)[2], poi perché riunisce nel cast due giovani amanti, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che di lì a pochi anni andranno incontro ad un tragico destino accusati dai partigiani di collaborazionismo; infine per l’interpretazione intensa, e oggi diremmo anche un po’ gigionesca, di Nazzari, che in questo film recita la sua battuta più celebre: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!». Ripetuta da tutti esasperando l’accento sardo del protagonista, diventerà col tempo un tormentone. Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dopo il 1945 tornano i ruoli importanti con Un giorno nella vita di Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini, in cui affiancò Irasema Dilian. Richiestissimo anche all’estero, si reca prima in Spagna per interpretare tre film, poi in Argentina dove però gli propongono di recitare la parte di un italiano criminale e corrotto. All’idea di dover diffamare il suo paese, Nazzari rifiuta di adempiere al contratto e la notizia arriva addirittura a Evita Perón che, dopo essersi fatta illustrare il copione, prende le difese dell’artista e gli offre di rimanere comunque in Argentina per visitare il paese e per conoscere personalmente le molte famiglie di italiani emigrati. Tornato in Italia nel 1949, recita accanto agli emergenti Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Jacques Sernas ne Il lupo della Sila. Nel 1949 recita, accanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson, nel dramma popolare Catene. Catene fu premiato al botteghino da un enorme successo di pubblico (fu infatti il maggiore incasso della stagione cinematografica 194950), ed aprirà per Nazzari un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: tale film fu infatti il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che appassionarono il pubblico italiano per tutta la prima metà degli anni cinquanta, rivitalizzando un genere, il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto e che negli anni settanta fu rivalutato anche dalla critica cinematografica (che invece all’epoca lo bistrattò e biasimò, descrivendo questi film come dei banali fotoromanzi cinematografici). Di questa serie di film, tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, ricordiamo Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), L’angelo bianco (1955) e Malinconico autunno (1958), l’ultimo film dove Matarazzo diresse la coppia Yvonne Sanson-Amedeo Nazzari. Non mancano tuttavia i ruoli “impegnati”: in Processo alla città (1952) tratteggia la figura di un coraggioso magistrato napoletano che si oppone alla camorra del primo Novecento mentre ne Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, interpreta il ruolo di un militare impegnato, nell’Italia post-unitaria, a combattere il brigantaggio lucano. In Proibito (1955) avrà per la prima volta l’opportunità di interpretare un personaggio sardo in una storia di faide familiari. Nel 1957 viene scelto da un Federico Fellini ormai affermato, per recitare in Le notti di Cabiria un ruolo di divo in decadenza facendo ironicamente il verso a se stesso. Sempre nel 1957 Nazzari sposa Irene Genna, attrice italo-greca, da cui un anno più tardi nascerà Maria Evelina, oggi anch’essa attrice di teatro. Negli anni sessanta comincia ad arrivare qualche delusione: il ruolo del principe Salina nel Gattopardo di Visconti, proposto a lui, va a Burt Lancaster per ottenere finanziamenti da una casa di produzione americana; nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev che era stato suo viene assegnato a Van Heflin. Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta, per la difficoltà di recitare in inglese e per il timore di cadere nel ridicolo nelle scene di canto e di ballo (il film, Facciamo l’amore sarà poi effettivamente realizzato con Yves Montand). Nel 1968 ottiene una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena, con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi. In Italia si apre la stagione d’oro della commedia all’italiana, ma salvo qualche sporadica eccezione, Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni, dirà poi, per una questione di gusto e di rispetto verso se stesso e verso il pubblico. Così, mentre attori più giovani saranno sommersi da proposte di lavoro, Nazzari apparirà sempre più raramente sul grande schermo, limitandosi a ruoli cameo in produzioni internazionali, come in Il papavero è anche un fiore, Il clan dei Siciliani e Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra. Qualche soddisfazione arriva invece dalla televisione, dove è protagonista dei rifacimenti televisivi di due dei suoi film più celebri: La cena delle beffe e La figlia del capitano e compare come ospite d’onore in trasmissioni celebri quali Il Musichiere, Studio Uno e Settevoci. Nel 1963 si cimenta pure nella conduzione televisiva prendendo parte al varietà del sabato sera Gran Premio abbinato alla Lotteria di Capodanno e gira alcuni famosi caroselli per un noto aperitivo, ripetendo come slogan la sua più celebre battuta: «… e chi non beve con me …». Nel 1969 la RAI gli dedica ben otto prime serate per trasmettere una retrospettiva dei suoi film più celebri. Il ciclo, che ottiene altissimi indici di ascolto e di gradimento, è curato da Gian Luigi Rondi. Nello stesso anno l’attore è impegnato nella miniserie televisiva La donna di cuori, diretta da Leonardo Cortese per Rai 1 (allora chiamato Programma Nazionale), affiancato da Ubaldo Lay e Sandra Mondaini. A partire dagli anni settanta, dirada sempre più gli impegni televisivi e cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Partecipa anche nel 1975 ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino e trasmesso da Rai 2 nel 1979; la scena principale in soggettiva fu girata, in lingua italiana, a Portofino. Negli ultimi due film, Nina di Vincente Minnelli e Melodrammore di Maurizio Costanzo, lo si vede apparire in piccole partecipazioni. Muore nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979[4], pochi mesi prima che la figlia Maria Evelina gli desse il primo nipotino, Leonardo. Col nome di Amedeo Nazzari Buffa, è sepolto al cimitero monumentale del Verano di Roma.

HERVÉ JEAN-PIERRE VILLECHAIZE

Hervé Jean-Pierre Villechaize. Hervé Jean-Pierre Villechaize (Parigi, 23 aprile 1943North Hollywood, 4 settembre 1993) è stato un attore francese di origini filippine. È ricordato per il suo ruolo come assistente di Mr. Roarke, Tattoo, nella serie televisiva Fantasilandia (19781984); inoltre è conosciuto per aver interpretato il cattivo Nick Nack nel film di James Bond Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro. Villechaize soffriva di una forma di nanismo o acondroplasia, a causa di una disfunzione della tiroide. Nato e cresciuto a Parigi, Villechaize, nonostante il tentativo del padre medico di curare la malattia, cessò di andare a scuola per le sue condizioni e trovò conforto nella pittura. Dopo aver studiato arte al college, andò negli Stati Uniti per cercare di evitare il pregiudizio contro le persone affette da nanismo in Francia. Si stabilì in una sezione bohemienne di New York, imparò l’inglese guardando gli show televisivi e continuò la sua carriera come artista e fotografo. Recitò in produzioni off-Broadway, inclusa un’esibizione con Sam Shepard, prima di cominciare la sua carriera cinematografica. La sua prima apparizione al cinema fu nel film Chappaqua nel 1966, seguito da numerose altre produzioni come Crazy Joe, Seizure (diretto da Oliver Stone), The Gang that Couldn’t Shoot Straight e The Forbidden Zone. La svolta nella sua carriera avvenne con il film Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro nel 1974. Da quel che diceva il suo compagno di produzione Christopher Lee, il periodo di Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro fu probabilmente il più felice nella vita di Hervé. Divenuto popolare Villechaize dimostrò di essere un attore difficile in Fantasilandia, dove continuamente faceva proposte sessuali alle donne e litigava con i produttori. Fu licenziato, ma la popolarità dello show calò dopo il suo abbandono, tanto è vero che presto ne fu decisa la cancellazione. Oltre ad essere un attore, negli anni ’70 e ’80 Villechaize divenne membro attivo di un movimento della California contro gli abusi infantili, spesso andando egli stesso sulle scene dei misfatti per confortare le vittime degli abusi. In conseguenza della sua instabile salute e dei suoi problemi professionali, divenne un alcolista e depresso negli ultimi anni della sua vita, diventando anche violento. Nel 1993 si tolse la vita con un colpo di pistola mentre era a casa sua, e fu trovato da sua moglie, Kathy Self. Morì in ospedale a North Hollywood, California, all’età di 50 anni.