Squadra antimafia

Squadra antimafia. Squadra antimafia è un film italiano del 1978 per la regia di Bruno Corbucci, con Tomas Milian. Venticello ed alcuni suoi compari inscenano il colpo del guardone, una donna si spoglia davanti alla finestra e mentre il guardone ammira, i ladri ripuliscono l’appartamento. Nei negozi di borgata un siciliano di nome Masino va a riscuotere il pizzo, entrato nel negozio del barbiere troverà il maresciallo che gli farà la pettinatura alla “Taxi Driver”, cioè gli lascerà una striscia di capelli solo al centro del capo. Dopo un lungo inseguimento riuscirà ad arrestarlo. Nel carcere di Viterbo è scoppiata una rivolta ed un sicario travestito da poliziotto uccide un mafioso italo-americano, Giacomo La Rosa, che aveva accusato il padrino di New York. Il commissario Tozzi propone a Nico di rivestire i panni di Nico il Pirata, il maresciallo da giovane era un ladruncolo soprannominato così, dove inscenerà una rapina alla sala scommesse. Viene arrestato e condotto in carcere ove evaderà grazie all’aiuto di Tozzi, che vuole che vada negli Stati Uniti per indagare sul padrino. Nico pedina don Gerolamo Giarra e per avvicinarlo diventa cameriere di un ristorante di Little Italy molto frequentato dal boss, ove lavora Salvatore un immigrato napoletano. In occasione della celebrazione eucaristica in ricordo della madre del boss, Nico sventerà un attentato alla persona di questi e diventerà un suo luogotenente. Intanto Maria Sole Giarra, figlia del Don, s’innamora di Nico. Nico viene mandato dal boss a Las Vegas per scoprire il mandante dell’attentato, e qui scoprirà la verità: don Girolamo aveva ordinato di far uccidere dal suo uomo di Las Vegas Giacomo La Rosa e l’uomo di Las Vegas aveva mandato il sicario in chiesa per uccidere il boss. L’uomo di Las Vegas si suiciderà con l’arma di Nico ed egli verrà condannato a morte, inscenata la morte, il suo corpo verrà recuperato dal padrino che lo vuole uccidere di persona, Nico grazie all’aiuto del fido Salvatore riuscirà a consegnare il boss nelle mani della giustizia. Nico tornato a Roma sarà ancora perseguitato da Maria Sole Giarra, che Nico non può sopportare.

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L’Esorciccio

L’Esorciccio . L’esorciccio è un film italiano del 1975 diretto e interpretato da Ciccio Ingrassia. Parodia del famoso L’esorcista (1973), è il secondo film diretto da Ingrassia dopo Paolo il freddo (parodia di Paolo il caldo).Durante degli scavi archeologici in Iran l’Esorciccio scopre un amuleto, che ha il potere di rendere diabolico chiunque ne venga in possesso. Questo amuleto viene ritrovato dal figlio del Sindaco di un paese della provincia di Roma, Santa Lucia, durante una partita di calcetto tra ragazzi. Come primi segni della possessione il ragazzino abbatte un albero con la palla e, dopo la partita, violenta una contadina nei pressi del campo da gioco. Il giorno successivo la ragazza, accompagnata dalla madre, va a casa del sindaco per chiedere un matrimonio riparatore. Pasqualino non crede alla storia, anzi pensa che sia una macchinazione ordita da Turi Randazzo, suo avversario politico, per screditarlo. La notte stessa il ragazzo abusa anche della domestica e il padre trova nella camera del figlio una gran quantità d’indumenti intimi femminili. Davanti a queste evidenze il padre fa visitare il ragazzo dal dottor Schnautzer, il quale consiglia di rivolgersi all’Esorciccio. Una volta giunto a casa del Sindaco, l’Esorciccio procede al rituale ma viene aggredito dall’indemoniato ragazzo il quale, durante il tentativo di strangolarlo, perde l’amuleto e “guarisce”. L’amuleto viene però raccolto dalla figlia del sindaco, Barbara, e la ragazza, timida e mite, si trasforma in una femme fatale. L’Esorciccio viene richiamato e procede a scacciare il maligno: visto l’insuccesso dell’esorcismo preliminare, sfodera dalla tasca il libretto rosso di Mao Zedong, invocando il suo intervento. Alla fine la ragazza aggredisce l’Esorciccio, e nella breve lotta perde l’amuleto, tornando come prima. L’amuleto è recuperato dalla madre la quale, il giorno successivo, si sveglia con una lunga barba. L’Esorciccio decide di portarla dal barbiere per raderla e per nascondere il fatto fa travestire la signora da frate cappuccino, ma nella bottega è presente anche Turi Randazzo, l’avversario politico del sindaco. Benché il barbiere tagli la barba questa ricresce ogni volta e la signora, esasperata, inizia a urlare. L’Esorciccio la nasconde nel retrobottega nel quale la signora perde l’amuleto e con esso la barba. Non dovendo più nascondersi esce dal barbiere, ma Turi, insospettito, entra nel retrobottega e trova il saio che la signora indossava per sviare l’identità. Turi chiama quindi a testimoniare in piazza il barbiere Antonio Sgrò, conosciuto da tutti per la spiccata sincerità, ma questi, avendo raccolto l’amuleto, nega l’accaduto facendo arrestare il candidato sindaco per calunnia. Ormai senza avversari Pasqualino vince le elezioni e, per compensare il barbiere, gli fa dono di una nuova poltrona. Il barbiere, per ricambiare, dona al sindaco l’amuleto. Durante la cerimonia d’insediamento Pasqualino manifesta la sua possessione urinando davanti a tutti e cantando una canzone rock. Nella foga dell’esibizione perde l’amuleto che passa di mano in mano tra i presenti alla cerimonia scatenando il caos finché non viene inghiottito dall’Esorciccio. Alla sera, l’Esorciccio e il sindaco parlano dei fatti accaduti, e il secondo si è ormai convinto che sia tutta opera del diavolo. L’Esorciccio sembra redarguirlo, ma poi si trasforma in un demone e scompare in una nuvola di fumo. Il film è stato girato con un budget limitato, parzialmente autofinanziato dallo stesso Ingrassia. La villa dove è stato allestito il set per l’abitazione del sindaco Pasqualino Abate era di proprietà dello stesso Ingrassia e si trova nelle campagne fuori Roma. Ubaldo Lay interpreta nel film lo stesso tenente Sheridan che lo aveva reso celebre attraverso gli sceneggiati. Ingrassia lancia una frecciata all’ex compagno di scena Franco Franchi, col quale all’epoca non correva buon sangue: uno strano personaggio chiede udienza all’Esorciccio proponendosi di fare delle imitazioni, ed esegue proprio quella di Franchi: al che l’Esorciccio reagisce scaraventandolo fuori dalla finestra.

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Pierino contro tutti

Pierino contro tutti . Pierino contro tutti è un film italiano del 1981 diretto dal regista Marino Girolami e interpretato da Alvaro Vitali che debutta nel ruolo di protagonista. È il primo film della fortunata serie di Pierino ovvero sulle popolari barzellette e storie a proposito del giovanissimo discolo. Nell’arco di un anno fanno seguito altre due pellicole della serie quali Pierino colpisce ancora e Pierino medico della SAUB (mentre l’ultimo, Pierino torna a scuola, uscì nel 1990) e gli “apocrifi”, ovvero non interpretati da Vitali, Pierino il fichissimo, con Maurizio Esposito, Pierino la Peste alla riscossa con Giorgio Ariani, Che casino… con Pierino con Roberto Gallozzi ed un film con una versione del personaggio al femminile, Quella peste di Pierina con Marina Marfoglia.  Pierino è un ragazzino irrequieto che combina scherzi dovunque e a chiunque: alla sorella, all’osteria del padre e soprattutto a scuola. Prende di mira in particolare la signorina Mazzacurati, sua maestra, che sta cercando di conquistare il professor Celani. Un giorno Pierino risponde a una domanda in maniera volgare e viene cacciato dalla classe, e decide quindi di architettare uno scherzo in cui la maestra si rompe il braccio.A causa di questo incidente viene chiamata in sostituzione una supplente, la giovane e bella signorina Rizzi, di cui Pierino si innamora subito. Ben presto però il ragazzino deve fare i conti con il professor Celani, che sin dal primo incontro con la supplente fa capire le sue intenzioni di conquistarla. Pierino organizza tutta una serie di scherzi per vendicarsi del professore, causando anche la frattura di una gamba all’uomo. Mandato in presidenza, Pierino viene perdonato ma quando il preside gli chiede un gesto come risposta, Pierino manda a quel paese il preside e tutti i professori davanti a suo nonno che l’aveva accompagnato. Nonostante la povertà della produzione, fu tra i film di maggior successo nella stagione 1981-82, incassando circa dieci miliardi di lire.

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Due come noi

Due come noi .

Due come noi (Two of a Kind) è un film del 1983, diretto da John Herzfeld. Dio, deluso dall’umanità, intende scatenare un secondo Diluvio universale ma quattro angeli, Charlie, Earl, Gonzales, e Ruth, cercano di impedirlo, chiedendo di rinunciare se loro saranno in grado di trovare esseri umani disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro. Per questa prova vengono scelti due giovani che vivono un’esistenza precaria: Zack Melon e Debbie Wylder. I due vengono a contatto dopo che Zack, indebitato con un gangster, compie una rapina nella banca dove lavora Debbie ma, una volta che il colpo è riuscito, Zack si accorge che nel sacchetto non ci sono i soldi ma dei fogli di carta e Debbie, che li aveva tenuti per sé, viene licenziata. Dopo che questi è riuscito a ritrovarla i due si innamorano e gli angeli ed il demonio lavoreranno, sotto sembianze umane, per fare riuscire o fallire il disegno di salvare la Terra.

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Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

Robin Hood – Un uomo in calzamaglia. Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (Robin Hood: Men in Tights) è un film del 1993 diretto da Mel Brooks. Buona parte del film è una parodia di Robin Hood – Principe dei ladri (1991) di Kevin Reynolds, con Kevin Costner. Non mancano comunque riferimenti ad altri film, quali Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola, Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974) e La pazza storia del mondo dello stesso Mel Brooks. Il prode Robin di Locksley, tornato a nuoto dalla Terrasanta fino al suo castello in Inghilterra dopo essere fuggito dalle prigioni di Gerusalemme, si trova davanti ad un’amara sorpresa: le terre della sua famiglia, che durante la sua permanenza all’estero è stata sterminata da un’incredibile congiuntura di eventi sfortunati, sono state infatti espropriate dai creditori in pagamento delle tasse arretrate. Dopo aver salvato un ragazzo di colore, Etcì, figlio del suo compagno di fuga Starnit e giunto in Inghilterra aver recuperato il suo fedele servitore cieco Bellosguardo, Robin si rivolta contro il piagnucoloso principe Giovanni e il suo fidato tirapiedi, lo sceriffo Smerdino di Ruttingham, e chiama a raccolta i popoli oppressi dalla tirannia del principe. Nascono così gli “Allegri Compagni della Foresta”, capitanati da Robin Hood e dal suo fido secondo, il tonto Little John. Frattanto, alla corte del principe Giovanni, la nobile Lady Marian di Batman sogna l’arrivo dell’uomo che le ruberà il cuore e, soprattutto, le porterà finalmente la chiave della sua cintura di castità in acciaio inossidabile. Resistendo ai rozzi tentativi di corteggiamento da parte dello sceriffo di Ruttingham, la fanciulla si innamora di Robin e tenta di salvarlo dalla trappola che lo sceriffo ha ordito per catturarlo: con l’aiuto del mafioso Don Giovanni, Ruttingham trama infatti di attirare Robin in un torneo di tiro con l’arco e di farlo uccidere a tradimento dai sicari di Don Giovanni. Naturalmente, Robin non è in grado di resistere alla sfida e partecipa al torneo, durante il quale viene catturato e condannato a morte. Pur di salvargli la vita, Lady Marian si offre però di sposare lo sceriffo di Ruttingham, matrimonio che sfuma quando Robin viene liberato dai suoi compari. Nel duello fatale che ne consegue, Ruttingham viene trapassato a morte dalla spada di Robin, ma l’orrenda maga del castello, Latrina, lascivamente innamorata di lui, gli offre la salvezza in cambio della promessa di sposarla. Durante il duello si scopre che la chiave che Robin aveva ricevuto in eredità dal padre, e che si diceva aprisse “il più grande tesoro di tutto il reame”, si rivela essere proprio della misura giusta del lucchetto della cintura di Marian. Re Riccardo torna infine dalle Crociate e decreta che il fratello Giovanni venga rinchiuso nella Torre di Londra come attrazione turistica come punizione.

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Don Ameche

Don Ameche . Don Ameche, pseudonimo di Dominic Felix Amici (Kenosha, 31 maggio 1908 – Scottsdale, 6 dicembre 1993), è stato un attore statunitense. Vinse il premio Oscar al miglior attore non protagonista nel 1986 per Cocoon – L’energia dell’universo di Ron Howard. Nato da padre di origini italiane, Felice Amici, originario di Montemonaco, in provincia di Ascoli Piceno, e da madre di discendenza tedesca ed irlandese, Barbara Etta Hertel. Aveva tre fratelli, Umberto detto Bert, Jim, noto speaker radiofonico e Louis, e quattro sorelle, Elizabeth, Catherine, Mary e Anna. Suo cugino Alan era un famoso giocatore di football. Iniziò la sua carriera come attore di vaudeville con Texas Guinan, che in seguito lo tolse dai suoi spettacoli ritenendolo “troppo rigido”. Fece il suo debutto cinematografico nel 1935, diventando subito uno degli attori più gettonati di Hollywood, conquistando grande popolarità tra la fine degli anni trenta e l’inizio degli anni quaranta. Tra i suoi film di maggior successo sono da ricordare La sposa di Boston (1939), nel ruolo dell’inventore Alexander Graham Bell, e Il cielo può attendere (1943), celebre commedia di Ernst Lubitsch. Ameche è inoltre ricordato per le sue brillanti apparizioni in Una poltrona per due (1983), accanto a Eddie Murphy, Dan Aykroyd, Jamie Lee Curtis e Ralph Bellamy nel ruolo di uno di due fratelli (entrambi ai vertici della finanza) che architettano per scommessa uno scambio di persona, e in Cocoon – L’energia dell’universo (1985), che gli valse l’Oscar al miglior attore non protagonista nel 1986. Sposato dal 1932 con Honore Prendergast, Don Ameche ebbe sei figli. Il matrimonio durò fino alla morte della Prendergast, avvenuta nel 1986. Il fratello, Jim Ameche, nato nel 1915 e deceduto nel 1983[1], fu anch’egli attore, oltre che annunciatore radiofonico. Don Ameche morì 10 anni dopo, nel 1993, poco dopo aver terminato le riprese del film Una moglie per papà, uscito postumo nel 1994. È stato sepolto nel Cimitero Cattolico della Resurrezione di Dubuque nell’Iowa.

 

Sballato, gasato, completamente fuso

Sballato, gasato, completamente fuso . Sballato, gasato, completamente  fuso è un film del 1982 diretto dal regista Steno. Patrizia, giornalista di un settimanale romano, stanca di non essere tenuta nella giusta considerazione dal suo direttore Eugenio Zafferi, pur di riuscire a ottenere un incarico degno del proprio talento, decide di lanciare una sfida al suo capo: se riuscirà a scrivere un articolo degno della prima pagina dovrà essere promossa, altrimenti dovrà cedergli per una notte le sue invitanti grazie. Zafferi accetta la sfida e, su consiglio della navigata redattrice Orietta Fallani, assegna a Patrizia un’inchiesta sulle fantasie erotiche degli italiani. A complicare tutto ci pensa Duccio, un tassista di origini meridionali, che ha messo gli occhi sulla bella giornalista.

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I pompieri

I pompieri . I pompieri è un film del 1985 di Neri Parenti. Nella caserma dei vigili del fuoco “Settecamini” di Roma, la scalcinata Squadra 17 affronta le missioni con insuccessi clamorosi, attendendo invano un’occasione di riscatto. Caposquadra è Armando Bigotti, affetto da sonnambulismo e con evidenti problemi di approccio con le donne. Questi ha ai suoi ordini Daniele Traversi, giovane padre rimasto da poco vedovo, con qualche problema nell’organizzarsi tra la vita in caserma e il dovere di accudire il figlio Tonino; Alberto Spina, un viziato ragazzo che sta espletando gli obblighi di leva, nonostante si vanti di ipotetiche raccomandazioni che potrebbero evitargli questo peso; Nicola Ruoppolo, un ex pompiere di mezza età; infine Paolo Casalotti, il quale per un errore burocratico è tra i richiamati al servizio, nonostante non abbia mai fatto parte del corpo, ritrovandosi così catapultato in una realtà a lui estranea. Tutti loro devono fare i conti col severo comandante Pacini, responsabile della caserma. Contemporaneamente alle disastrose prestazioni lavorative, vengono alla luce anche le vicende private della Squadra 17: tra queste, Traversi s’innamora dell’assistente sociale Cristina, ma credendo erroneamente che la ragazza voglia togliergli l’affidamento del figlio, arriva a nascondere Tonino in caserma. Per dare una mano al collega e tacere l’accaduto a Pacini, Bigotti si ritrova costretto a combattere un incontro di pugilato che terminerà in maniera imbarazzante per lui e per i sogni di gloria sportiva dell’ambizioso comandante. Intanto Spina, il quale si fa continuo vanto delle sue conquiste femminili, finisce presto lasciato dall’unica donna che lo abbia mai sopportato. Nel frattempo Casalotti non riesce a dimostrare la sua estraneità ai pompieri, ma ciò nonostante, dopo l’iniziale smarrimento inizia a calarsi nei panni del vigile del fuoco, incominciando ad apprezzare sempre più la professione e quasi dimenticandosi della moglie, la quale in attesa che si risolva il disguido burocratico, si è accampata di fronte alla caserma in attesa del ritorno del marito. In tutto questo Ruoppolo, innamorato pazzo della giovane e bella moglie, grazie al sonnambulismo di Bigotti scopre invece che la consorte lo tradisce ormai da tempo. Lo stesso Ruoppolo si rende protagonista di un clamoroso errore quando porta la Squadra 17 a demolire la casa di Pacini, cosa che gli costa la cacciata dal corpo. Reinventatosi cameriere, in questa veste riesce a procurare agli ex colleghi la grande occasione: accorgendosi di un principio d’incendio nell’hotel in cui lavora, chiama la squadra per fargli fare bella figura; ma nell’attesa del loro arrivo, il tutto si trasforma in un grande e pericoloso rogo. La Squadra 17, aiutata da Ruoppolo, prova finalmente il proprio valore domando l’incendio e salvando tutti i clienti. L’azione fa ricredere Pacini, il quale premia Bigotti e i suoi uomini per il coraggio palesato, reintegrando inoltre Ruoppolo nel corpo. Il film è stato girato a Roma, con riprese esterne nei quartieri Tuscolano — dov’è presente la reale location — e Don Bosco.

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Il burbero

Il burbero .  Il burbero è un film del 1986, diretto dai registi Castellano e Pipolo. È l’ultima collaborazione di Celentano con i due registi. Mary Cimino, un’avvenente cameriera italoamericana che lavora a New York, riceve una telefonata da Firenze dal neomarito Giulio Machiavelli, che la invita a raggiungerlo poiché è diventato molto ricco in seguito a un grosso affare. La giovane vuole partire subito, ma ha problemi con l’aereo: non ci sono più posti. Ma tanto insiste che riesce a farsi cedere un posto da un burbero e misogino avvocato fiorentino, Tito Torrisi, il quale per questioni di comodità e per non avere accanto vicini petulanti, acquista sempre due biglietti vicini. Mary raggiunge così Firenze, ma l’attende una sgradita sorpresa: suo marito non è lì ad attenderla, anzi quando lei lo vede, lui fa finta di non riconoscerla. Sola in una città sconosciuta, non le resta che rivolgersi all’avvocato Torrisi al quale per sbaglio ha preso la valigia. Tito non è affatto contento di rivederla, ma Mary è in guai grossi: dei loschi figuri seguono lei e suo marito. Quest’ultimo infatti, una volta raggiunto dai minacciosi individui, preferisce uccidersi. Mary viene avvertita del fatto dallo stesso Torrisi, che si vede quindi, suo malgrado, costretto ad aiutarla. Tito scopre che Giulio aveva compiuto una rapina con tre complici, che poi aveva tradito scappando col bottino di 15 miliardi. Gli ex compari quindi vogliono ritrovarlo per fargliela pagare, e cercare di sapere qualcosa sulla refurtiva dalla moglie: la donna però non sa nulla. Mary viene aggredita da uno dei criminali, ma quando quest’ultimo si accorge che sta arrivando Tito si nasconde dietro la finestra, dopo aver legato e imbavagliato Mary. Lei e Tito vengono catturati dai tre banditi, ma riescono a sfuggire ai malviventi e a metterli su una falsa pista. Nel frattempo Mary riceve una raccomandata con una mappa con strani disegni: Tito riesce a decifrare l’enigma e scopre che la mappa era stata elaborata da Giulio per liberarsi dei complici. Il punto di arrivo è una sala di Palazzo Tolomei, a Siena, nella quale si cela un’antica prigione, all’interno della quale Tito riesce a rinchiudere i tre malviventi. Tito scopre che dietro la mappa del tesoro si nasconde il vero e proprio tesoro, un quadro antico di inestimabile valore. Il redivivo Giulio, sicuro di aver seminato gli ex complici, torna a prendere il dipinto e propone alla moglie di andarsene con lui con i soldi ricavati dalla vendita del quadro. Mary però ormai ama Tito; i due uomini si affrontano in uno scontro su un treno, nel quale Giulio ha la peggio e muore. Tito e Mary possono ora finalmente amarsi senza problemi: l’uomo sapeva tutto fin dall’inizio ed era stato incaricato di ritrovare ladri e bottino. Con la ricompensa dell’assicurazione, i due partono insieme per New York.

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Cenerentola ’80

Cenerentola ’80 . Cenerentola ’80 è un film italo-francese del 1984 diretto da Roberto Malenotti, con protagonisti Bonnie Bianco e Pierre Cosso. Del film esiste una versione televisiva trasmessa in due puntate su Rai 2. Cindy è figlia adulterina della “colpa di suo padre”, come suole chiamarla la cattiva matrigna con cui vive a New York insieme a due sorellastre e al padre, pizzaiolo napoletano. Madre e figlie partono allora per l’Italia, sarà una vacanza di studio, dal momento che le due predilette frequenteranno l’accademia musicale di Santa Cecilia. Il padre convince la famiglia ad accettare in compagnia anche Cindy. Durante il viaggio Cindy conosce un ragazzo italiano, venuto in America come cantante. Lei stessa lo è, oltre che ballerina ma senza tante ambizioni tuttavia con tanti sogni di successo nel cassetto.Senza che lei sappia nulla della condizione sociale di lui, iniziano a vivere da buoni amici a Roma. Mizio così si fa chiamare, è in realtà un principe: figlio di un nobile padre, e non vuole saperne di accettare l’investitura all’incarico che il genitore gli vuole addossare in eredità. Egli ama vestire casual, esibirsi in discoteca come cantautore e coltivare la sua amicizia con Cindy. Quest’ultima prova l’ebbrezza delle sue notti romane, resta coinvolta involontariamente in spiacevoli disavventure, tanto da venir minacciata di forzato rimpatrio. Dai pasticci la libererà allora Mizio, che a sua volta, come ricatto necessariamente accettato, deve accettare l’investitura disprezzata e derisa di Gran Cerimoniere. Cindy partecipa, con l’aiuto ed i consigli disinteressati di una maga romana, al gran ballo di palazzo organizzato dal padre di lui, il quale ha avuto la felice idea di invitarvi anche la cattiva matrigna con relative figlie, quest’ultima nello speranzoso desiderio di impalmare qualche principe romano ancora disponibile con loro. Cindy scopre soltanto allora la vera identità di Mizio celata fino ad allora. Irritazione e fuga dal palazzo con prevedibile perdita, riappacificazione finale dopo la necessaria spiegazione tra i due innamorati, concludono la rivisitazione moderna della bella favola immortale. Ai due si apre un futuro di successo come cantanti.