Dentifricio Mentadent

Dentifricio Mentadent . Mentadent è un marchio olandese  di una linea di prodotti per l’ igiene dentale ,  prodotti e distribuiti dalla ditta Unilever in tutto il mondo,  ad eccezione degli Stati Uniti e del Canada ,  dove è stato rilevato dalla Church & Dwight nel 2003. Il marchio è stato introdotto sul mercato nel lontano 1977.  Le prime varianti del dentifricio  Mentadent si caratterizzavano per il doppio colore, bianco ( idrogenocarbonato ) e rosso ( ( perossido ) . Alcune varianti contengono sali di zinco . Con circa trentasei milioni di dentifrici venduti ogni anno, è leader nel settore in Italia . ma scopriamo anche cosa e’ un dentifricio. Il dentifricio è un prodotto finalizzato alla pulizia , alla manutenzione dell’estetica ed alla salute dei denti . Assieme allo spazzolino  viene utilizzato comunemente per promuovere l’ igiene orale . Le funzioni principali di questo prodotto riguardano:

  • la rimozione dei residui di cibo  dai denti,
  • il supporto per l’eliminazione e/o il mascheramento di alitosi ,
  • la prevenzione di malattie gengivali e dentali quando costituito anche da ingredienti attivi quali fluoro o xilitolo.
  • essi rappresentano veicoli attraverso i quali vengono applicate sulle superfici dentali vari principi attivi, tra cui sostanze antibatteriche (triclosan, clorexidina, cloruro di cetilpiridinio), sbiancanti (perlite, etc.), desensibilizzanti (fluoruro amminico), ad azione antitartaro (pirofosfati) o ad azione remineralizzante (fluoruro stannoso, calcio, fosfati); tuttavia va rimarcato che essi non hanno alcuna azione sulla rimozione della placca, che avviene esclusivamente mediante l’azione meccanica dello spazzolino.

Tradizionalmente il dentifricio si presenta come una crema  (detta anche pasta dentifricia), ma viene commercializzato anche in forma di gel , o con composizioni miste. È generalmente estratto da un tubetto flessibile di materiale plastico . Il suo uso, è quasi sempre effettuato ponendo una porzione di questo su uno spazzolino , e tramite quest’ultimo viene sparso sulle arcate dentali e tra le gengive. Ve lo ricordavate il nostro Mentadent ?

 

Formaggino Grunland

Formaggino Grunland ( il formaggino d’oro ) . Correva l’anno 1985, quando  Karl Heinz Rumenigge , calciatore bavarese all’epoca attaccante dell’Inter, prestò il suo volto per promuovere il tedesco Formaggino d’Oro Grünland. Introdotto dalla voce fuori campo come campione di Baviera, Rummenigge appare sullo schermo mentre segna un goal di testa e poi un altro in rovesciata, guadagnandosi l’ammirazione di un bambino che guarda le sue prodezze in TV con la sorellina. Tutto ciò serve l’assist alla mamma del piccolo fan, che si presenta con un vassoio di pane e Formaggino d’Oro e attacca: “Venite qui, vi do io il campione di Baviera”. A questo punto riappare Rummenigge che prova a fare goal nella mente dei piccoli italiani pronunciando (con trasporto nordeuropeo) la frase: “Anche a me piace il Formaggino d’Oro Grünland, che formaggio ragazzi!”.   Nonostante il testimonial d’eccezione, questo prodotto oggi sembra essere scomparso. E non si capisce il perchè. Forse e’ sparito dalle posizioni strategiche del supermercato ? O altro ? I formaggini a marchio Grünland si trovavano in Italia già negli anni ’50 e si presentavano come rotelle di formaggio spalmabile. Nel decennio successivo, a fianco ai formaggini rotondi, vengono lanciati quelli a spicchio. Non è chiaro per quanto tempo le due versioni abbiano convissuto sugli scaffali. Sta di fatto che, a un certo punto, la Grünland torna a produrre solo i formaggini originali, quelli rotondi.  Forse la scelta è stata guidata anche dalla volontà di distinguersi dai competitor: la maggior parte dei formaggini in commercio – Susanna (Invernizzi poi Kraft), Tigre, Ramek (Kraft) – era a spicchio. Alcuni, come Mio e Bebè (Bel Paese Galbani), erano quadrati. Caratteristica principale del packaging del Formaggino d’Oro era il ricorso al color oro, coerentemente con il nome del prodotto. Dorato era l’incarto di ogni singolo formaggino e dorato era il barattolo cilindrico che li conteneva. Sia il naming che il packaging erano mirati a rimarcare il posizionamento “prodotto di qualità superiore”. Il concept “oro”, infatti, porta spesso con sé questa connotazione (pensa, tanto per dirne una, a Lavazza Qualità Oro). Tutt’altra linea di comunicazione rispetto, per esempio, al più amichevole formaggino Susanna, per cui si è puntato tutto sulla carica trainante del personaggio di Susanna Tuttapanna. Le differenze tra il Formaggino d’Oro Grünland e i suoi concorrenti non finiscono qui.  Il target era rivolto ai bambini , tant’è che anche lo spot con Rummenigge,  era riferito a loro in modo chiaro.
Aggiungo che il ricorso ai gadget regalo, nel settore dei formaggini, è sempre stato un’arma spesa bene da molti produttori. I gadget venivano offerti con l’acquisto delle confezioni (figurine, macchinine, etc.) o facendo una raccolta punti (come nel caso della Mucca Carolina, un pupazzo gonfiabile, con il formaggino Il Milione, il coccodrillo Invernizzi o la stessa Susanna). Grunland invece cambio’ rotta :  all’interno della confezione si poteva trovare un formaggino dello stesso peso degli altri ma in oro vero.Ma quale interesse può avere un bambino verso un formaggino d’oro 24 carati, piuttosto che accumulare punti per ottenere un coccodrillo gonfiabile?! Questo forse fu un errore grossolano di marketing che allontano’ il bambino dal prodotto. Il prodotto rimane comunque un prodotto di qualita’ e che ebbe un periodo di grande splendore.

 

Biscotti Ringo

Biscotti Ringo. Pavesi S.p.A. è un’azienda italiana specializzata  specializzata tra le altre cose  , nella produzione di biscotti e snack ( oltre a cracker ed altro ancora ) . Fu fondata a Novara nel 1937 da Mario Pavesi (  con sede a Novara ) Fa parte del gruppo Barilla.  La società ,  inizialmente produce biscotti  e, principalmente i tradizionali Biscottini di Novara , denominati con il celebre appellativo di Pavesini . Nel 1954  inaugura la produzione di cracker. Nel 1962 nasce l’Autogrill Pavesi: sull’ Autostrada A4 , nei pressi del casello di Novara : un autogrill con struttura a cavallo di entrambe le corsie di marcia. Nel 1967 nascono i mitici Ringo , biscotti snack prodotti dalla Pavesi .  I Ringo sono dei biscotti . Tradizionalmente, i Ringo sono composti da due biscotti (uno alla vaniglia e uno al cacao ), uniti fra loro da uno strato di crema al latte o al cioccolato , anche se negli anni seguenti ne sono state prodotte numerose varianti. L’idea dei Ringo venne a Mario pavesi  dopo un viaggio negli Stati Uniti . Mario Pavesi, infatti, intendeva lanciare un prodotto destinato a una fascia di pubblico più adulto rispetto a quella a cui si rivolgeva l’altro prodotto di punta dell’azienda,ossia  i Pavesini . Quindi il target di riferimento erano gli adolescenti , e, non a caso, il nome Ringo era preso in prestito da quello di Ringo Starr ( dei Beatles ) ,  molto popolare fra i giovani. In seguito, le campagne pubblicitarie del prodotto punteranno soprattutto sul mondo dello sport  e sul concetto di interrazialita , rappresentato in modo simbolico dal colore diverso dei due biscotti circolari. Le prime campagne pubblicitarie dei Ringo risalgono ai primi anni sessanta  e furono mandate in onda durante Carosello . Dagli anni ottanta  la promozione fu concentrata sul concetto di sportività del prodotto e nacque l’idea dei Ringo Boys, una squadra di volta in volta di sport diversi .

 

Grissino

Il grissino  è uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia torinese , nonché uno dei più noti della cucina italiana nel mondo . Il nome “grissino” deriva dalla ghërsa, il classico pane piemontese di forma allungata. Tradizionalmente la sua nascita si fa risalire al 1679 , quando il fornaio di corte , tale A.Brunero ,  sotto le indicazioni del medico  Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro re Vittorio Amedeo II , di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane . Il  Re Carlo Felice  li prediligeva così tanto che, in palco, al Teatro Regio , ne sgranocchiava per passatempo.Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Fra i grandi estimatori del grissino torinese, non si può non citare Napoleone Bonaparte , il quale creò, all’inizio del XIX secolo , un servizio di corriera fra Torino e Parigi , prevalentemente dedicato al trasporto di quelli ch’egli chiamava les petits bâtons de Turin.Del tutto identica a quella del pane normale, salvo che la forma lunga e stretta fa sì che la cottura sia più uniforme e quindi, causa la sottigliezza dell’impasto, il prodotto finale in pratica è come pane di sola crosta, cioè privo di mollica. Gli ingredienti sono: farina 00, acqua, lievito e sale. Recentemente sono state introdotte varianti nella composizione che vengono commercializzati come “grissini al…”: latte al posto dell’acqua, aggiunta di olio di oliva, aggiunta di grasso animale (strutto in genere), aggiunta di aromatizzanti vari, fino a variarne la forma (più tozza). L’aggiunta di sostanze grasse rende il grissino più “morbido”, ma ne limita la durata di conservazione. La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il robatà, che in piemontese significa “caduto” (o anche “rotolato”), di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per la caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano. Il robatà di Chieri  è incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani  del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali .  L’unica altra forma di grissino tradizionale e tutelata è il “grissino stirato”. D’invenzione più recente rispetto al robatà, si distingue da questi in quanto la pasta, invece che essere lavorata manualmente per arrotolamento e leggero schiacciamento, viene allungata tendendola dai lembi per la lunghezza delle braccia del panificatore, il che conferisce maggiore friabilità al prodotto finale. Soprattutto questo tipo di lavorazione permise la produzione meccanizzata già a partire dal XVIII secolo. Ne esistono anche diversi tipi aromatizzati (origano, sesamo , cumino ecc. ) . La mia memoria dei grissini è legata al ristorante : quando ero piccolo il mio primo scopo appena seduto a tavola…era quello di divorarmi subito i grissini presenti ( un po’ come tutti i bambini…). Non esisteva nessuna tavola apparecchiata…senza la presenza dei grissini. E ancora oggi….dopo cinquanta anni …li vedo sempre presenti. Se non sono Vintage i grissini…..!!!! ???

 

 

Gelato Pinguino

Gelato Pinguino . Si raccontano diverse storie su chi abbia inventato il pinguino gelato: i più ritengono che il pinguino sia nato sotto la Mole Antonelliana, nella storica gelateria torinese Pepino, che ancora oggi lo produce; la paternità viene contesa però anche da una gelateria di Nervi, dove si crede sia stato inventato il gelato su stecco poi commercializzato come Mottarello dalla Motta, e persino da una gelateria in Iowa, nella lontana America, dove nel 1920 il proprietario di un negozio di caramelle di nome Christian Nelson creò l’Eskimo Pie, il gemello americano del gelato pinguino. La storia inizia nel 1884 quando, un gelataio di origini napotelane, Domenico Pepino, decide di trasferirsi al nord e più precisamente a Torino, portandosi dietro oltre alla propria famiglia di gelatai, tutti gli strumenti, gli stampi e il materiale per produrre e confezionare gelato.  In pochi anni apre così una gelateria (“Vera Gelateria Artigiana” come recitava l’insegna) che in poco tempo diventa il simbolo della grande pasticceria fredda a Torino.  Il 17 Giugno del 1916 Domenico Pepino cede, per la somma di Lire 10.000, il marchio e i segreti di produzione al Comm. Giuseppe Feletti, già noto e affermato produttore industriale dolciario, e a suo genero Giuseppe Cavagnino. Il 1939 è l’anno della svolta: dopo una lunga fase di esperimenti e studi a riguardo, viene finalmente brevettato (brevetto N. 58033) e commercializzato il primo gelato ricoperto su stecco al mondo, il Pinguino. All’epoca un Pinguino costava 1 Lira, proprio come il cinema “con 2 Lire si comprava gelato e si andava al cinema”. La gelateria Pepino godette di grande prestigio e del favore della dinastia regnante dei Savoia, che concesse addirittura il proprio stemma per il packaging del prodotto : In quegli anni il pinguino gelato, brevettato nel 1939, divenne molto famoso  e  come succede per i marchi travolti dal successo, ben presto il pinguino gelato divenne un prodotto imitatissimo, e lo stesso nome “pinguino” divenne di uso comune. In effetti ancora oggi, se osservate i gelati diffusi nei supermercati e nei bar, noterete che il “modello pinguino” non manca mai, non sembra destinato a passare di moda: la sua semplicità lo rende davvero un classico, come solo i prodotti italiani d’eccellenza sanno essere. Se ci pensiamo bene : la semplicita’ delle cose viene sempre premiata e il Pinguino ( o il Mottarello) e’ un gelato molto semplice ( una base di latte e panna , ricoperta di cioccolato croccante ).

Cono gelato

Il cono gelato è un contenitore per il gelato di forma conica  aperto alla base, spesso fatto di una pasta commestibile (wafer ) o biscotto o altre cialde, da impugnare con la parte aperta in alto. Viene inventato nel 1903 da un italiano, Italo Marchioni , originario del Cadore , che lo brevettò a Washington D.C.   Si tratta di uno dei prodotti di food design italiani  più importanti ed è famoso in tutto il mondo, nei suoi 100 anni di storia ha ricevuto molteplici mutamenti formali testimoniando intere generazioni sociali. I primi gelati muniti di ostie di pane vennero confezionati in Italia . Caterina de’ medici  attraverso la servitù e i suoi cuochi italiani introdusse le sue ricette in Francia durante il periodo rinascimentale . In Inghilterra invece, sempre ad opera di Italiani, tale tradizione si diffuse solo nel Sedicesimo secolo. Coni in carta o metallo vennero usati in Francia , Germania e Gran Bretagna durante il XIX secolo , per mangiare il gelato . La ricetta del “Cornetto con crema” indica che – “i cornetti erano fatti con mandorle e cotti al forno, non premuti tra ferri”. Inoltre  “questi cornetti possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto   o crema o frutta, e servito a pranzo o a cena”. Mrs Marshall fu una influente innovatrice e rese molto popolare il gelato in Gran Bretagna . Pubblicò due libri di ricette specifici sui gelati e brevettò inoltre una macchina per i gelati. Il 13 dicembre 1903 , Italo Marchioni  (1868-1954), italiano residente a New York , ricevette il brevetto statunitense N. 746971 per l’invenzione del cono gelato che aveva venduto in America sin dal 1896 . Pare difatti che l’idea nacque da uno stato di necessità dell’italiano, visto che inizialmente il suo gelato veniva servito in bicchieri di vetro. Capitava di frequente che i medesimi non venissero restituiti al gelataio, o che si rompessero accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportandogli dunque una piccola perdita di capitale. È attualmente l’inventore più accreditato proprio in virtù di quel brevetto che il medesimo richiese ai primi del novecento  .Taluni invece pensano che il cono gelato sia invece stato inventato a St.Louis ( MIssouri )  il 23 luglio 1904 al Louisiana  Purchase Exposition, dove la storia dice che un pasticciere siriano , Enrst Hamwi, che stava vendendo zalabia, una pasta croccante e gocciolante di sciroppo cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati, forse Arnold Fornachou o Charles Menches, che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato. Tuttavia, molti uomini che vendevano pasticcini alla World’s Fair sostennero di essere stati gli inventori del cono gelato e solo dopo Marchioni, citando una varietà di diverse ispirazioni. Dopo la fiera, il cono gelato divenne popolare a St. Louis nel 1904. La storia di Hamwi è esclusivamente basata su una lettera che egli scrisse nel 1928 , ossia  ben 25 anni dopo il brevetto di Marchioni, allo Ice Cream Trade Journal, dopo aver fondato la Cornucopia Waffle Company, che era diventata la Missouri Cone Company. Per quel periodo, l’industria dei coni gelato produceva già circa 250 milioni di coni l’anno in tutta la nazione.La produzione su scala industriale dei primi coni, che venivano arrotolati a mano, avvenne intorno al 1912 quando Frederick Bruckmann, un inventore di Portland nell’ Oregon , brevettò una macchina per arrotolare i coni gelato. Vendette la sua compagnia alla Nabisco nel 1928 . L’idea di vendere coni gelato congelati era da lungo tempo un sogno dei produttori di gelato, ma non fu che nel 1959  che un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli , risolse il problema del gelato che rendeva fradicio il cono. Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato dal gelato grazie ad uno strato di olio , zucchero e cioccolato . Spica registrò il nome “Cornetto” nel 1960. Le vendite iniziali furono scarse, ma nel 1976 la Unilever  acquistò la Spica e iniziò una massiccia campagna di marketing in tutta Europa , rendendo il “Cornetto” uno dei gelati più popolari del mondo. E voi…quale preferite ?

 

Ghiacciolo

Il ghiacciolo  è un popolarissimo dolce freddo, composto da acqua miscelata con zucchero  oppure con uno sciroppo aromatico dolce, fatta gelare attorno a un bastoncino di norma di legno . Fu inventato da un bambino undicenne, e, diffondendosi nel mondo, ha acquisito molti nomi diversi: già unicamente nei paesi di lingua inglese si chiama popsicle negli Stati Uniti e Canada , ice lolly in INghilterra ed invece Ice Block o Icy Pole in Australia . L’invenzione del ghiacciolo risale al 1905 e si deve a una scoperta molto casuale da parte di tale Frank Epperson , allora bambino undicenne di Oakland , che in una gelida notte d’inverno aveva inavvertitamente lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda  con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolarle. Il giorno dopo Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il “ghiacciolo” usando il bastoncino come manico. Nel 1923  Epperson ottenne il brevetto  per l’idea del “ghiaccio sul bastoncino”, che battezzò popsicle.In Italia i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra , portati dagli americani insieme ad altri dolci analoghi, come i mitici coni gelato . In Emilia Romagna ,  il ghiacciolo dal 1960 viene chiamato BIF dall’acronimo dei cognomi dei tre soci titolari della società che fondarono l’azienda. A Bologna, per lo stesso motivo, il ghiacciolo era invece chiamato COF, dal nome della ditta “Cavazzoni Orlando e Fratelli” che aveva sede in città. Solitamente i gusti corrispondevano a determinati colori: rosso o rosa alla fragola , arancione all’arancia , giallo al cedro  , verde alla menta , azzurro all’ anice , magenta e rosa alla ciliegia , bianco al limone e marrone alla coca cola .Economico e apprezzatissimo ancora oggi : un pezzo del passato che non tramontera’ mai.

 

appuntamenti Vintage

appuntamenti Vintage . Ogni tanto pubblicizzo anche le mie serate vintage affinche’ possiamo avere anche sul campo…un riscontro musicale a questo spazio internet. Il 21-04-2018 saro’ al Volo di caselle con la mia miscela di anni 60 70 80 90 2000 afro funky latino e tanto altro ancora.  Serata simile il 12-05-2018 al Bridi di Zevio.  La piu’ bella musica di sempre…tutta in una sera. Il 30-06–2018 sara’ la volta del Bridi Summer Contest …un bellissimo concorso canoro ( iscrizione gratuita) che si svolgera’ all’aperto.  Siete i benvenuti e …divertiamoci insieme…che fa sempre bene. Da me non trovate TUTTO…ma trovate .. DI TUTTO.  Venni…vidi…vintage.

 

Mateus Rose’

Mateus Rose’ . Si tratta di un vino rosato con una tonalità molto attraente e luminoso. Nel complesso, si tratta di un vino fresco e seducente con bouquet fine ed intenso e tutta la giovialità dei vini giovani. In bocca è un vino ben equilibrato e seducente, brillantemente completato da una finitura morbida e leggermente frizzante. La vinificazione segue il metodo tradizionale per i vini bianchi e la fermentazione avviene lentamente , in vasche di acciaio inox a 16 ° C di temperatura controllata. L’affinamento è eseguito a freddo , dopo la quale il vino viene filtrato e imbottigliato. L’intero processo è fatto con estrema cura, in modo da garantire costantemente per Mateus un  unico stile, colore e freschezza. E’ composto dai seguenti vitigni :Baga, Rufete, Tinta Barroca, Touriga Franca . Ha una tonalita’  luminosa. Nel complesso, si tratta di un vino fresco e seducente con bouquet fine ed intenso e tutta la giovialità dei vini giovani. In bocca è un vino ben equilibrato e seducente, brillantemente completato da una finitura morbida e leggermente frizzante. La bottiglia deve essere conservato in un luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce. Servire in posizione ideale tra 6 ° C – 8 ° C. Ideale come aperitivo, per accompagnare un momento rinfrescante nel giorno. Mateus Rosé originale va anche molto bene con piatti leggeri, diversi tipi di pesce e frutti di mare, carni bianche, piatti alla griglia e insalate.  E’ ancora prodotto.

Sperlari

Sperlari.  Sperlari è un’azienda italiana specializzata nella produzione di caramelle, torrone,torroncini , mostarda e dolcificanti. Fu fondata nel lontano 1836 da Enea Sperlari . Ha sede a Cremona e dal 2017 è controllata dal gruppo tedesco Katjies International Gmbh. Nel 1836 , il fondatore ,  avviò a un negozio di specialità tipiche dolciarie della città come torrone e mostarda , che ebbe talmente successo che i suoi prodotti divennero presto popolari anche al di fuori del territorio locale, sbarcando persino negli Stati Uniti , presso le comunità di immigrati Italiani .Nel 1935 la proprietà venne ceduta a Pernigotti . Negli anni 50 , la produzione si allargò alle caramelle , facendo diventare il marchio Sperlari uno dei più prestigiosi del settore, soprattutto con l’invenzione del mitico cofanetto Sperlari , una lussuosa confezione regalo di caramelle, simile a quelle che fino a quel momento erano state usate per i cioccolatini . L’americana Heinz Company , nel 1981 , rilevò Sperlari dalla Pernigotti . Nel 1993 la Hersey Foods Coroporation , diventò il nuovo azionista dell’azienda pagandola 120 milioni di dollari. Nel 1997 Huhthamaki OYJ  acquistò Sperlari: in questo periodo con Dietorelle e successivamente Socalbe forma il gruppo Leaf Italia SRL . Venne poi rivenduta nel 1999  a CSM NV.Nel 2005  CVC Capital Partners e Nordic Confectionery Limited (Nordic Capital) acquisirono per 850 milioni di dollari il 100% di Leaf International BV a cui faceva capo Leaf Italia. Nel mese di settembre 2017  è avvenuto un nuovo cambio di proprietà: gli svedesi hanno ceduto la società per un valore di circa 46,5 milioni di euro ai tedeschi del Gruppo Katjes International i quali hanno raggruppato i quattro stabilimenti italiani in una nuova società, la Sperlari s.r.l. Tanti cambi , per una ditta che ci ha regalato negli anni che furono..tanti momenti dolci.