Gelato Pinguino

Gelato Pinguino . Si raccontano diverse storie su chi abbia inventato il pinguino gelato: i più ritengono che il pinguino sia nato sotto la Mole Antonelliana, nella storica gelateria torinese Pepino, che ancora oggi lo produce; la paternità viene contesa però anche da una gelateria di Nervi, dove si crede sia stato inventato il gelato su stecco poi commercializzato come Mottarello dalla Motta, e persino da una gelateria in Iowa, nella lontana America, dove nel 1920 il proprietario di un negozio di caramelle di nome Christian Nelson creò l’Eskimo Pie, il gemello americano del gelato pinguino. La storia inizia nel 1884 quando, un gelataio di origini napotelane, Domenico Pepino, decide di trasferirsi al nord e più precisamente a Torino, portandosi dietro oltre alla propria famiglia di gelatai, tutti gli strumenti, gli stampi e il materiale per produrre e confezionare gelato.  In pochi anni apre così una gelateria (“Vera Gelateria Artigiana” come recitava l’insegna) che in poco tempo diventa il simbolo della grande pasticceria fredda a Torino.  Il 17 Giugno del 1916 Domenico Pepino cede, per la somma di Lire 10.000, il marchio e i segreti di produzione al Comm. Giuseppe Feletti, già noto e affermato produttore industriale dolciario, e a suo genero Giuseppe Cavagnino. Il 1939 è l’anno della svolta: dopo una lunga fase di esperimenti e studi a riguardo, viene finalmente brevettato (brevetto N. 58033) e commercializzato il primo gelato ricoperto su stecco al mondo, il Pinguino. All’epoca un Pinguino costava 1 Lira, proprio come il cinema “con 2 Lire si comprava gelato e si andava al cinema”. La gelateria Pepino godette di grande prestigio e del favore della dinastia regnante dei Savoia, che concesse addirittura il proprio stemma per il packaging del prodotto : In quegli anni il pinguino gelato, brevettato nel 1939, divenne molto famoso  e  come succede per i marchi travolti dal successo, ben presto il pinguino gelato divenne un prodotto imitatissimo, e lo stesso nome “pinguino” divenne di uso comune. In effetti ancora oggi, se osservate i gelati diffusi nei supermercati e nei bar, noterete che il “modello pinguino” non manca mai, non sembra destinato a passare di moda: la sua semplicità lo rende davvero un classico, come solo i prodotti italiani d’eccellenza sanno essere. Se ci pensiamo bene : la semplicita’ delle cose viene sempre premiata e il Pinguino ( o il Mottarello) e’ un gelato molto semplice ( una base di latte e panna , ricoperta di cioccolato croccante ).

Ghiacciolo

Il ghiacciolo  è un popolarissimo dolce freddo, composto da acqua miscelata con zucchero  oppure con uno sciroppo aromatico dolce, fatta gelare attorno a un bastoncino di norma di legno . Fu inventato da un bambino undicenne, e, diffondendosi nel mondo, ha acquisito molti nomi diversi: già unicamente nei paesi di lingua inglese si chiama popsicle negli Stati Uniti e Canada , ice lolly in INghilterra ed invece Ice Block o Icy Pole in Australia . L’invenzione del ghiacciolo risale al 1905 e si deve a una scoperta molto casuale da parte di tale Frank Epperson , allora bambino undicenne di Oakland , che in una gelida notte d’inverno aveva inavvertitamente lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda  con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolarle. Il giorno dopo Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il “ghiacciolo” usando il bastoncino come manico. Nel 1923  Epperson ottenne il brevetto  per l’idea del “ghiaccio sul bastoncino”, che battezzò popsicle.In Italia i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra , portati dagli americani insieme ad altri dolci analoghi, come i mitici coni gelato . In Emilia Romagna ,  il ghiacciolo dal 1960 viene chiamato BIF dall’acronimo dei cognomi dei tre soci titolari della società che fondarono l’azienda. A Bologna, per lo stesso motivo, il ghiacciolo era invece chiamato COF, dal nome della ditta “Cavazzoni Orlando e Fratelli” che aveva sede in città. Solitamente i gusti corrispondevano a determinati colori: rosso o rosa alla fragola , arancione all’arancia , giallo al cedro  , verde alla menta , azzurro all’ anice , magenta e rosa alla ciliegia , bianco al limone e marrone alla coca cola .Economico e apprezzatissimo ancora oggi : un pezzo del passato che non tramontera’ mai.

 

collanina mare pukka shell

La collanina classica da mare e’ quella chiamata pukka shell ..che è un tipo di conchiglia . A cavallo degli anni settanta e ottanta era un autentico must. Tutti la avevano. Qua in Italia ne esistevano di diverse varianti . Le piu’ costose erano in corallino , oppure in pukka shell ( l’originale). Poi ne avevamo anche in materiale piu’ povero : plastica….simil sughero . Caratteristica di queste collane era che il giro collo non era ampio : stavano molto attaccate al collo….senza fare curve verso il petto. Il colore piu’ gettonato era il bianco, ma ne esistevano anche di altri colori ( anche il rosso andava forte come tinta unita…..). Le piu’ economiche si trovavano nei classici bazar delle zone marittime , quelli che avevano di tutto..tanto per intenderci. Poi arrivarono anche direttamente nelle spiaggie con i venditori ambulanti. Le versioni piu’ pregiate erano nei negozi specializzati e non….all’interno del paese marittimo . Poi arrivarono ovunque…anche nei vari ipermercati ( col tempo….). Era un simbolo : per un ragazzino era un traguardo importante poterla avere e sfoggiare. L’originale viene dalle Hawaii , dove la pukka shell  che serve per fabbricarla…e’ comune. In realta’ la pukka shell non è una vera e propia conchiglia , ma sono tutti quei frammenti di conchiglie comuni nella zona Hawaii che vengono raccolte e selezionate per poi lavorarle e fare collane…braccialetti e quanto altro ancora. La pop star David Cassidy negli anni settanta ne aveva sempre una al collo…bianca. Mi fa piacere ancora oggi vederle al collo di qualche nostalgico. Io sono uno di questi. Mia figlia me ne ha ordinata una direttamente dalle Hawaii e sapete una cosa? Sono orgoglioso di portarla e proseguire alla grande il verbo del Vintage.

Musica revival

Musica revival . Eccomi a pubblicizzare qualche serata revival. Praticamente …. avrete in musica quello che llegete qua, La prima e’ il 12-05-2018 alla Pizzeria Bridi di Zevio. Un bel posto immerso nella campagne di Zevio.  La seconda e’ nella mia classica location…ossia il Volo di Caselle. Qua ci saremo il 19-05-2018 . La terza sara’ di venerdi’…. 25-04-2018 agli Antichi Sapori di Cola’ di Lazise. Ovunque…menu’ alla carta.  Si mangia e poi si balla la piu’ bella musica di sempre. Una occasione piu’ unica che rara di sentire in una sera…tutta la musica che piu’ amate. Chiamatela Earth Vintage and fire oppure chi la dura la Vintage…oppure serata revival…ma il risultato e’ sempre quello . Tanta qualita’ e professionalita’ al vostro servizio. Ottimo cibo e tanta musica. Il 30-06-2018 invece avremo un bel concorso canoro : Il Bridi Summer Contest , sempre al bRidi di Zevio. Giuria selezionata e tanta serieta’ nella giuria e organizzazione. Insomma…il Vintage non tradisce Mai. Pizzeria Bridi , Pizzeria Volo ,  ristorante Antichi Sapori.  Vi aspetto. PS Questa pagine va in ferie qualche gg . A tra non molto.

 

Amaro Averna

Amaro Averna .Averna è un liquore amaro  che veniva prodotto a Caltanissetta. La società Averna è stata acquisita nel 2014 dal famoso Gruppo Campari. Nel 1802 , da un’agiata famiglia di commercianti di tessuti, nasceva Salvatore Averna. Cresciuto a Caltanisetta  divenne uno dei membri più attivi della comunità, giudice di pace e benefattore dell’abbazia di Santo Spirito. Qui, secondo una tradizione antichissima nata nelle abbazie fortificate benedettine e diffusa in Europa attraverso i monasteri cistercensi e cluniacensi, i frati producevano, con una loro ricetta, un elisir di erbe che, pur essendo “amaro”, era gradevole e possedeva, nelle credenze popolari, doti toniche e terapeutiche. Nel 1859, in segno di riconoscenza, i frati decisero di consegnare a Salvatore la ricetta dell’infuso e nel 1868  iniziò la produzione per gli ospiti di casa Averna.Fu Francesco Averna, figlio di Salvatore, che prese l’iniziativa di promuovere l’amaro, partecipando a diverse fiere, in Italia e all’estero. Durante una visita privata del re Umberto I, nel 1895, l’amaro siciliano era già molto conosciuto, e Francesco ricevette una spilla d’oro con le insegne di casa Savoia. Dopo altri successi, nel 1912 Vittorio Emanuele III  concesse alla Società Averna di apporre lo stemma reale con la scritta “Brevetto della Real Casa” sulla etichetta del proprio liquore. La Società Averna divenne così Fornitrice della Real Casa. Tutti questi riconoscimenti, nel corso degli anni, portarono Francesco a ridisegnare l’etichetta iniziale dell’Amaro arricchendola di tutti questi attestati e riconoscimenti. Alla morte prematura di Francesco, la moglie, Anna Maria, prese le redini dell’azienda. Anche se presto fu aiutata dai giovani figli, lei rappresentò un esempio più unico che raro di imprenditrice, donna, nel cuore della Sicilia di inizio novecento.La terza generazione, cioè i figli di Francesco (Salvatore, Paolo, Emilio e Michele) consolidarono il successo dell’amaro e contribuirono all’evoluzione aziendale anche attraverso le difficoltà dei due conflitti mondiali, tant’è che l’azienda continuò la produzione senza mai fermarsi, trovando anzi il modo di avviare l’attività di esportazione in America. Nel 1958 l’Azienda Averna divenne una società per azioni (la Fratelli Averna S.p.a) e qualche anno dopo fu anche costruito un nuovo stabilimento.Il 1978 è stato un anno molto significativo nella storia dell’azienda perché dopo 110 anni e tre generazioni si riuscì a trasformare quello che era nato come un prodotto artigianale di famiglia in una azienda importante del mercato italiano. Dal 1978 la quarta generazione degli Averna ha mantenuto tale posizione sul mercato, consolidandola ulteriormente attraverso una gestione basata anche sulla diversificazione dei prodotti. Il “Gruppo Averna” comprende infatti anche l’azienda vinicola Villa Frattina (vini e spumanti). Nell’ultimo decennio, al consolidamento sul mercato nazionale si è affiancato un intenso lavoro di internazionalizzazione che ha visto un crescente sviluppo anche sui mercati esteri.Nel 2014 il Gruppo Campari  acquisisce il 100% di Fratelli Averna. Il controvalore dell’operazione è di 103,75 milioni di euro, composto da un prezzo di 98 milioni e da un debito finanziario netto di 5,75 milioni di euro.Si presenta di colore scuro ( caramello  scuro), con un sapore non eccessivamente amaro e una gradazione alcolica pari a 29°, la ricetta originale prevedeva una gradazione  pari a 34° diventati, negli anni 2000, 32°. Il liquore si beve liscio o con ghiaccio , come digestivo o bevanda estiva (con molto ghiaccio) o a temperatura di frigorifero. Un altro pezzo del nostro passato.

VOV

VOV .  Vov è un liquore a base di uova . Per antonomasia  il medesimo nome  è comunemente impiegato anche per indicare preparati casalinghi di zabajone  liquoroso ed anche gli analoghi prodotti della concorrenza . Il prodotto è venduto sin dagli inizi in una caratteristica bottiglia cilindrica in vetro bianco è considerata un’icona del mondo dei liquori italiani. Il liquore poi denominato Vov fu ideato nel 1845 da Gian Battista Pezziol , un pasticciere di Padova  specializzato nella produzione del torrone , alimento per la cui confezione s’impiega il solo albume delle uova. Pezziol decise d’usare i restanti tuorli , in unione a vino marsala, alcol e zucchero , per avviare la produzione di un zabajone liquoroso ,bevanda energetica  assai in voga a quel tempo  anche come ricostituente. Il nome deriva dal termine veneto VOVI vovi, indicante le uova . Nel 1856 il successo commerciale del nuovo liquore è già notevole e Pezziol riceve una medaglia d’argento, per la qualità della sua bevanda. Lo stesso anno Vov viene presentato alla corte di Vienna  ove gli arciduchi d’Austria , apprezzatone il buon gusto, rilasciano un brevetto con aquila a due teste . Nel corso della 2° guerra mondiale , per le sue riconosciute proprietà energizzanti, Vov viene fornito alle truppe impegnate in combattimento col nome di VAV2, acronimo di Vino Alimento Vigoroso. Fra gli anni sessanta e settanta raggiunge la massima diffusione generando la nascita di imitazioni e concorrenti come lo Zabov della Moccia . Mentre, paradossalmente, il Vov veniva distribuito ed apprezzato all’estero], negli anni ottanta e novanta, soprattutto a causa dell’esasperata attenzione alle mode  ed alla spiccata esterofilia anche nelle abitudini alimentari da parte dei consumatori giovani del periodo, unite alla comparsa delle prime bevande energetiche gassate straniere, Vov conobbe un periodo di declino, sopravvivendo però grazie alla sempre consistente richiesta nelle località di montagna, in particolare nei bar delle stazioni di sport invernali. Negli anni 2000  è prodotto e distribuito dalla Sil, la Società Italiana Liquori  che ne spostò la produzione a Pozzilli , per poi passare nel 2012 al gruppo Molinari , che l’ha rilevato dalla Sil spostando la produzione a Moncalieri . Negli anni recenti Vov ha conosciuto una nuova fortuna grazie soprattutto al cocktail bombardino , di cui è il componente fondamentale, tornato di moda soprattutto sulle piste da sci . Vov si giova inoltre di una generale tendenza a rivalutare i prodotti eno-gastronomici storici della tradizione italiana.La bottiglia cilindrica in vetro bianco di Vov, presente fin dagli esordi commerciali, è progressivamente divenuta un’icona della liquoristica italiana. Durante il secondo conflitto mondiale, periodo in cui la produzione di Vov fu destinata quasi esclusivamente all’esercito come VAV2, per praticità di trasporto il liquore venne confezionato in contenitori di cartone impermeabilizzato. Negli anni sessanta fu proposta la confezione in flacone di vetro ambrato zigrinato , che non ebbe particolare fortuna e che restituì in seguito il testimone alla classica bottiglia in vetro bianco. Attualmente il prodotto è confezionato in una bottiglia di comune vetro trasparente ricoperto da un foglio di plastica bianca, la quale imita la tradizionale bottiglia in vetro bianco e risulta essere  di minor pregio rispetto a questa .  In etichetta, di stampo molto tradizionale ed immutata da decenni, troneggia l’altrettanto iconica scritta tridimensionale Vov gialla su sfondo blu, sovrapposta ad una stilizzazione della Basilica di Sant’Antonio di Padova . Il prodotto è descritto come zabajone confortante. In etichetta e nelle pubblicita’ è consigliato il consumo di Vov sia come cordiale  liscio, sia caldo come corroborante, sia refrigerato o addirittura congelato come granita .  Il suo sapore sostanzialmente assimilabile allo zabajone, di cui è però più liquido e con una percentuale alcolica più alta, lo rende adatto ad accompagnare molte tipologie di dessert .  Compare spesso nelle ricette del gelato affogato allo zabajone .

 

Varnelli

Varnelli . Varnelli è il marchio di fabbrica che identifica un noto mistra’ , liquore secco all’anice, prodotto dalla omonima distilleria  , con sede a Muccia ( Macerata ) . Il mistra’  Varnelli è una bevanda alcolica secca, ottenuta da alcol di grano, distillato di anice e zucchero (inferiore al 2%).Si presenta limpido e dal gusto secco, con gradazione alcolica del 46%.Il mistra’ Varnelli è utilizzato per correggere il caffè, ma si beve anche liscio e si presta nella preparazione di diversi cocktail. È utilizzato anche in cucina in ricette di primi e secondi piatti, nei dessert e in abbinamento con il cioccolato fondente.Da alcuni anni a Cingoli  è stato intitolato il locale Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri della Ristorazione e Turistici a Girolamo Varnelli unica struttura didattica nelle Marche intitolata all’illustre erborista.PS Il mistra’ e’ un liquore  tipico delle marche  ottenuto con l’impiego di distillati naturali di piante aromatiche come l’anice verde e l’anice badiana (ha una gradazione di 42%).

Trottola

Trottola . La trottola è un giocattolo, solitamente fatto di legno duro , a forma di cono , con una punta di ferro ad una estremità. La trottola era un giocattolo diffuso tra i Greci e Romani: è nominata ad esempio da Callimaco , e anche Catone , il noto Censore romano, la consigliava come passatempo per bambini che, a suo parere, avrebbero invece dovuto evitare il gioco dei dadi. I Romani la chiamavano “turbo” e il gioco all’epoca era particolare: pare che si disegnasse per terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerali, ad ognuno dei quali corrispondeva un punteggio. Lo scopo del gioco consisteva nel far roteare la trottola nel centro, raggiungendo così il massimo punteggio.Attorno al XIV secolo si ha la massima diffusione della trottola, specie in Inghilterra  dove era abbinata addirittura a certe cerimonie religiose. Il Martedi’ Grasso  si organizzavano corse di trottole lungo le strade delle parrocchie e, quando una trottola smetteva di girare, veniva riposta fino all’anno successivo. Le trottole erano diffuse anche tra gli indiani del Nord e del Sud America  da molto prima dell’arrivo di Colombo . Gli Inuit , una popolazione del Nord, cercavano di far fare alle trottole un giro completo delle loro abitazioni soprattutto in inverno. Particolarmente in Giappone  è diffusa la produzione artigianale di questo giocattolo. Molti artigiani di questo paese sanno creare trottole “partorienti”, ovvero che ne liberano altre più piccole durante il loro giro. Nel Borneo e nella Nuova Guinea  dopo la semina i contadini fanno girare le trottole per stimolare la crescita dei germogli. In Italia le ricordiamo in altro materiale : plastica o latta. Ha tenuto compagnia ai bambini piccoli , facendoli giocare per tanto tempo e con tante varianti. E ancora oggi, nelle versioni piu’ moderne..e’ sempre presente negli scaffali dedicati ai giochi.

 

 

Piastrelle del passato

Piastrelle del passato . Chi di noi era presente in quel periodo storico che va tra gli anni ’50 agli ’80 compresi, non puo’ non ricordarsi questa tipologia di pavimenti ,  che adornavano alcune case dell’epoca e che erano presenti anche in molte piccole chiese parrocchiali. Pavimenti in graniglia , dal curioso effetto un po’ futuristico , che vi riporteranno indietro di parecchi anni. Parliamo di piastrelle principalmente di abitazioni ma anche di edifici pubblici, fatte in ceramica , di forma esagonale , decorate con dei cubi visti in prospettiva .  Vediamo tre cubi in negativo e tre in positivo, compressi in una forma esagonale ,   e disposti a piramide (due sotto e uno sopra), tre con un orientamento e tre con orientamento opposto Inoltre e’ possibile vedere una stella a sei punte, con i raggi (o petali, se la si interpreta come fiore) alternativamente grigi, neri e bianchi. e si possono anche vedere 4 rombetti bianchi inframmezzati da forme a fisarmonica, grigie e nere. Un pezzo del nostro passato.

Il gabbiano infelice

Il gabbiano infelice . Il gabbiano infelice/Oceano è un 45  giri del Guardiano del faro ,  uscito nel 1972. Il gabbiano infelice è il lato A del discoed e’ una  rivisitazione del brano Amazing Grace di John Newton . Il brano del lato B è intitolato Oceano. I due brani sono stati realizzati suonando il moog ,  ovvero un sistema di suoni sintetizzati. Ad un primo ascolto i due brani sembrano diversi ma il lato B non è altro che il lato A registrato al contrario. Non esistendo all’epoca mezzi digitali, con molta probabilità il brano venne realizzato riproducendo al contrario la bobina di registrazione.Il singolo fu un autentico successo nell’autunno del 1972, piazzandosi sesto nella classifica di fine anno.