Varnelli

Varnelli . Varnelli è il marchio di fabbrica che identifica un noto mistra’ , liquore secco all’anice, prodotto dalla omonima distilleria  , con sede a Muccia ( Macerata ) . Il mistra’  Varnelli è una bevanda alcolica secca, ottenuta da alcol di grano, distillato di anice e zucchero (inferiore al 2%).Si presenta limpido e dal gusto secco, con gradazione alcolica del 46%.Il mistra’ Varnelli è utilizzato per correggere il caffè, ma si beve anche liscio e si presta nella preparazione di diversi cocktail. È utilizzato anche in cucina in ricette di primi e secondi piatti, nei dessert e in abbinamento con il cioccolato fondente.Da alcuni anni a Cingoli  è stato intitolato il locale Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri della Ristorazione e Turistici a Girolamo Varnelli unica struttura didattica nelle Marche intitolata all’illustre erborista.PS Il mistra’ e’ un liquore  tipico delle marche  ottenuto con l’impiego di distillati naturali di piante aromatiche come l’anice verde e l’anice badiana (ha una gradazione di 42%).

Trottola

Trottola . La trottola è un giocattolo, solitamente fatto di legno duro , a forma di cono , con una punta di ferro ad una estremità. La trottola era un giocattolo diffuso tra i Greci e Romani: è nominata ad esempio da Callimaco , e anche Catone , il noto Censore romano, la consigliava come passatempo per bambini che, a suo parere, avrebbero invece dovuto evitare il gioco dei dadi. I Romani la chiamavano “turbo” e il gioco all’epoca era particolare: pare che si disegnasse per terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerali, ad ognuno dei quali corrispondeva un punteggio. Lo scopo del gioco consisteva nel far roteare la trottola nel centro, raggiungendo così il massimo punteggio.Attorno al XIV secolo si ha la massima diffusione della trottola, specie in Inghilterra  dove era abbinata addirittura a certe cerimonie religiose. Il Martedi’ Grasso  si organizzavano corse di trottole lungo le strade delle parrocchie e, quando una trottola smetteva di girare, veniva riposta fino all’anno successivo. Le trottole erano diffuse anche tra gli indiani del Nord e del Sud America  da molto prima dell’arrivo di Colombo . Gli Inuit , una popolazione del Nord, cercavano di far fare alle trottole un giro completo delle loro abitazioni soprattutto in inverno. Particolarmente in Giappone  è diffusa la produzione artigianale di questo giocattolo. Molti artigiani di questo paese sanno creare trottole “partorienti”, ovvero che ne liberano altre più piccole durante il loro giro. Nel Borneo e nella Nuova Guinea  dopo la semina i contadini fanno girare le trottole per stimolare la crescita dei germogli. In Italia le ricordiamo in altro materiale : plastica o latta. Ha tenuto compagnia ai bambini piccoli , facendoli giocare per tanto tempo e con tante varianti. E ancora oggi, nelle versioni piu’ moderne..e’ sempre presente negli scaffali dedicati ai giochi.

 

 

Piastrelle del passato

Piastrelle del passato . Chi di noi era presente in quel periodo storico che va tra gli anni ’50 agli ’80 compresi, non puo’ non ricordarsi questa tipologia di pavimenti ,  che adornavano alcune case dell’epoca e che erano presenti anche in molte piccole chiese parrocchiali. Pavimenti in graniglia , dal curioso effetto un po’ futuristico , che vi riporteranno indietro di parecchi anni. Parliamo di piastrelle principalmente di abitazioni ma anche di edifici pubblici, fatte in ceramica , di forma esagonale , decorate con dei cubi visti in prospettiva .  Vediamo tre cubi in negativo e tre in positivo, compressi in una forma esagonale ,   e disposti a piramide (due sotto e uno sopra), tre con un orientamento e tre con orientamento opposto Inoltre e’ possibile vedere una stella a sei punte, con i raggi (o petali, se la si interpreta come fiore) alternativamente grigi, neri e bianchi. e si possono anche vedere 4 rombetti bianchi inframmezzati da forme a fisarmonica, grigie e nere. Un pezzo del nostro passato.

Brillantina ( Grease )

Brillantina . La brillantina è un prodotto per il fissaggio della capigliatura a base di cera vergine , oli minerali ed acqua. Il precursore della brillantina fu l’olio di Makassar ,  che era utilizzato anche da Rodolfo Valentino .Nel 1900 E. Pinaud presenta un prodotto chiamato “brillantina” all’expo del 1900 di Parigi. La brillantina fu prodotta per la prima volta il 16 aprile 1928 con il marchio “Brylcreem ” dalla County Chemical Company di Birningham ( Inghilterra )  .Nel 1939  i piloti della Royal Air Force venivano chiamati scherzosamente i “Brylcreem Boys”, a causa del loro look.Al 1957 risale lo spettacolo del Carosello , chiamato  “L’infallibile ispettore Rock”, interpretato da Cesare Polacco , che reclamizzava  la brillantina Linetti  usando la celebre frase “Anch’io ho commesso un errore: non ho mai usato la brillantina Linetti”.Alla brillantina si ispirano il film Grease del 1978 e la serie tv del 1990 chiamata Brillantina .

 

Amaro Medicinale Giuliani

L’Amaro Medicinale Giuliani è un medicinale per automedicazione , venduto in farmacia.  L’amaro è composto sia da principi attivi ( Rabarbaro, Cascara, Genziana, Boldo )  sia da eccipienti  ( glicerina, caramello, bicarbonato di sodio, alcoll etilico, saccarosio ed acqua ) È indicato come stimolante dell’appetito e della digestione , ma anche come lassativo .  Essendo un medicinale (categoria ATC A06AB57), il consumo non può essere equiparato a quello di un liquore e deve essere limitato a brevi periodi.  Famoso negli anni 60 e per un ventennio abbondante….aveva la capacita’ di affascinare la gente con i suoi spot : ci si poteva abbuffare…mangiare di tutto…ingozzarsi …che tanto dopo c’era il mito Amaro Medicinale Giuliani. Ancora in produzione.

appuntamenti Vintage

appuntamenti Vintage . Ogni tanto pubblicizzo anche le mie serate vintage affinche’ possiamo avere anche sul campo…un riscontro musicale a questo spazio internet. Il 21-04-2018 saro’ al Volo di caselle con la mia miscela di anni 60 70 80 90 2000 afro funky latino e tanto altro ancora.  Serata simile il 12-05-2018 al Bridi di Zevio.  La piu’ bella musica di sempre…tutta in una sera. Il 30-06–2018 sara’ la volta del Bridi Summer Contest …un bellissimo concorso canoro ( iscrizione gratuita) che si svolgera’ all’aperto.  Siete i benvenuti e …divertiamoci insieme…che fa sempre bene. Da me non trovate TUTTO…ma trovate .. DI TUTTO.  Venni…vidi…vintage.

 

Shirley Jones

Shirley Jones.  Shirley Mae Jones (Charleroi, 31 marzo 1934) è una cantante e attrice statunitense. Vinse il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista nel 1961 per la sua interpretazione ne Il figlio di Giuda. Nella sua lunga carriera, iniziata nel 1950, Shirley Jones ha interpretato oltre 50 pellicole, per la maggior parte di grande successo commerciale. Impossibile dimenticarla nel film Il figlio di Giuda (1960), che le valse il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista. Tra gli altri titoli, sono da ricordare il western Cavalcarono insieme (1961) di John Ford, la commedia Una fidanzata per papà (1963) di Vincente Minnelli, e molti altri. La Jones è ricordata anche per la sua attività in campo televisivo, in particolare per essere stata tra i protagonisti del telefilm La famiglia Partridge (19701974), ruolo che le valse ben due nomination ai Golden Globe come miglior attrice. Recitò poi come guest star in numerose serie, tra le quali Sabrina, vita da strega (1999), in cui interpretò la nonna paterna di Sabrina. Nel 1983, una sua azione legale contro Iain Calder, direttore del National Enquirer, relativa ad un caso di diffamazione per la pubblicazione di un articolo che la riguardava, fu discussa dinanzi alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. La sentenza, pubblicata il 20 marzo 1984, nota come Calder vs. Jones, è tuttora una pietra miliare del diritto statunitense sulla personal jurisdiction. . Nel 2006 recitò nel film televisivo La vera eredità, ruolo che le valse una nomination all’Emmy Award. Per i suoi contributi al cinema ha una stella sull’Hollywood Walk of Fame.

La piazza dei giochi

La piazza dei giochi . La piazza dei giochi ….. In ogni citta’ o paese…esisteva una piazza dove al pomeriggio i bambini potevano giocare e divertirsi. Di solito avevano un monumento commemorativo che dava il nome alla piazza ( es. Piazza Garibaldi…). Non mancava una fontanella dove i bambini andavano ad abbeverarsi nelle calde giornate primaverili ed estive…dopo aver giocato…..e aver disperso tanti liquidi . A quei tempi esisteva piu’ verde e quindi la piazza…disponeva senza dubbio di aiuole verdi con alberi . Nella stessa piazza confluivano diverse fasce di eta’. Dai piu’ piccoli…sino ai ragazzini di 12-14 anni . Ognuno aveva la proprie esigenze : i piu’ piccoli avevano necessita’ piu’ soft . Se giocavano a palla..lo facevano con tanta delicatezza e tanta imprecisione nei lanci ( con la palla che andava di conseguenza…ovunque). Di solito erano confinati nelle aiuole…perchè la parte centrale della piazza era riservata ai piu’ grandicelli…che si sfidavano con interminabili partite di pallone. La partita finiva solo quando il pallone andava in un punto non piu’ recuperabile…oppure quando si bucava ( i mitici super tele avevano la resistenza di una carta velina…) . Non esisteva nessun richiamo da parte di nessuno…che potesse far finire la partita prima.  Esisteva anche chi si dilettava ad andare in bicicletta : la piu’ gettonata era la Graziella ( a seguire….arrivarono anche quelle finto cross ) . Immaginate quanto fosse difficile coniugare tutte queste realta’….in una sola piazza. I grandi non volevano i piccoli..le mamme dei piccoli erano preoccupate che non arrivassero pallonate ai figli e a chi stava andando in bicicletta. Aiutava il momento merenda…che diradava di fatto la densita’ della piazza…..! La merenda o la si portava da casa ( classico : merendina e succo di frutta…) oppure si attingeva al baracchino…immancabile …che stazionava appena fuori della piazza. I bambini volevano il baracchino e le mamme no ( altro classico). A parte le merendine il baracchino aveva come caratteristica la vendita di dolcissime e coloratissime gomme da masticare vendute singolarmente , che erano ambitissime dai bambini. Ad una certa ora..tutti a casa : la mamma doveva iniziare a preparare la cena 🙂 . Quanti ricordi…quanti pomeriggi…..!

Amedeo Nazzari

Amedeo Nazzari . Amedeo Nazzari, nome d’arte di Amedeo Carlo Leone Buffa (Cagliari, 10 dicembre 1907Roma, 5 novembre 1979[1]), è stato un attore italiano. Figlio di Salvatore Buffa, proprietario di un pastificio e di Argenide Nazzari, il futuro attore prenderà il suo nome d’arte dal nonno materno, Amedeo Nazzari, già presidente della Corte d’appello di Vicenza, trasferito poi a Cagliari. Amedeo Buffa ha solo sei anni quando suo padre muore e la madre si trasferisce con lui e le sorelle a Roma. Qui compie gli studi presso un collegio di padri salesiani dove matura la sua vocazione artistica fin dalle prime recite scolastiche, per poi passare ai palcoscenici delle filodrammatiche e arrivare infine, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria, al teatro vero e proprio. L’esordio da professionista avviene nel 1927 con la compagnia di Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, di Memo Benassi e di Marta Abba. Nel 1935 è notato da Elsa Merlini che gli offre una parte nel film che sta per girare, Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro. Ancora una volta sarà un’attrice, Anna Magnani, a intuire le sue doti: giovane artista allora emergente e moglie del regista Goffredo Alessandrini, la Magnani insiste con suo marito affinché Amedeo faccia parte del cast di Cavalleria. La sua prestanza fisica, arricchita dal fascino della divisa, diventa la principale attrazione del film che, presentato a Venezia alla Mostra del Cinema diventerà uno dei maggiori incassi i del 1936. Ancora un film in divisa sarà nel 1938 il suo secondo successo di pubblico: Luciano Serra pilota, sempre con la regia di Alessandrini. Ormai Nazzari è un volto conosciuto e sono molte le offerte di lavoro, ma le sue continue discussioni con i produttori per intervenire sui dialoghi dei film che interpreta e per suggerire cambi di sceneggiatura non previsti nei copioni, gli creano una fama di personaggio scomodo e indocile. Nazzari riceve la coppa del Ministero della Cultura Popolare per il film Caravaggio, il pittore maledetto, si riconoscono il conte Giuseppe Volpi e il ministro Pavolini (1941). Sempre nel  1941 alla IX Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il conte Giuseppe Volpi gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto, diretto sempre da Alessandrini, e l’anno dopo, il celebre La cena delle beffe lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, diretto da Alessandro Blasetti, è un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici. Tratto dall’omonimo poema di Sem Benelli, riscuote un enorme successo di pubblico e rimane nella memoria storica degli spettatori italiani per una serie di motivi: innanzitutto perché contiene la prima scena di nudo femminile (un’inquadratura di pochi secondi di Clara Calamai a seno nudo che varrà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche)[2], poi perché riunisce nel cast due giovani amanti, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida che di lì a pochi anni andranno incontro ad un tragico destino accusati dai partigiani di collaborazionismo; infine per l’interpretazione intensa, e oggi diremmo anche un po’ gigionesca, di Nazzari, che in questo film recita la sua battuta più celebre: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!». Ripetuta da tutti esasperando l’accento sardo del protagonista, diventerà col tempo un tormentone. Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dopo il 1945 tornano i ruoli importanti con Un giorno nella vita di Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini, in cui affiancò Irasema Dilian. Richiestissimo anche all’estero, si reca prima in Spagna per interpretare tre film, poi in Argentina dove però gli propongono di recitare la parte di un italiano criminale e corrotto. All’idea di dover diffamare il suo paese, Nazzari rifiuta di adempiere al contratto e la notizia arriva addirittura a Evita Perón che, dopo essersi fatta illustrare il copione, prende le difese dell’artista e gli offre di rimanere comunque in Argentina per visitare il paese e per conoscere personalmente le molte famiglie di italiani emigrati. Tornato in Italia nel 1949, recita accanto agli emergenti Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Jacques Sernas ne Il lupo della Sila. Nel 1949 recita, accanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson, nel dramma popolare Catene. Catene fu premiato al botteghino da un enorme successo di pubblico (fu infatti il maggiore incasso della stagione cinematografica 194950), ed aprirà per Nazzari un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: tale film fu infatti il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che appassionarono il pubblico italiano per tutta la prima metà degli anni cinquanta, rivitalizzando un genere, il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto e che negli anni settanta fu rivalutato anche dalla critica cinematografica (che invece all’epoca lo bistrattò e biasimò, descrivendo questi film come dei banali fotoromanzi cinematografici). Di questa serie di film, tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, ricordiamo Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), L’angelo bianco (1955) e Malinconico autunno (1958), l’ultimo film dove Matarazzo diresse la coppia Yvonne Sanson-Amedeo Nazzari. Non mancano tuttavia i ruoli “impegnati”: in Processo alla città (1952) tratteggia la figura di un coraggioso magistrato napoletano che si oppone alla camorra del primo Novecento mentre ne Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, interpreta il ruolo di un militare impegnato, nell’Italia post-unitaria, a combattere il brigantaggio lucano. In Proibito (1955) avrà per la prima volta l’opportunità di interpretare un personaggio sardo in una storia di faide familiari. Nel 1957 viene scelto da un Federico Fellini ormai affermato, per recitare in Le notti di Cabiria un ruolo di divo in decadenza facendo ironicamente il verso a se stesso. Sempre nel 1957 Nazzari sposa Irene Genna, attrice italo-greca, da cui un anno più tardi nascerà Maria Evelina, oggi anch’essa attrice di teatro. Negli anni sessanta comincia ad arrivare qualche delusione: il ruolo del principe Salina nel Gattopardo di Visconti, proposto a lui, va a Burt Lancaster per ottenere finanziamenti da una casa di produzione americana; nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev che era stato suo viene assegnato a Van Heflin. Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta, per la difficoltà di recitare in inglese e per il timore di cadere nel ridicolo nelle scene di canto e di ballo (il film, Facciamo l’amore sarà poi effettivamente realizzato con Yves Montand). Nel 1968 ottiene una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena, con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi. In Italia si apre la stagione d’oro della commedia all’italiana, ma salvo qualche sporadica eccezione, Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni, dirà poi, per una questione di gusto e di rispetto verso se stesso e verso il pubblico. Così, mentre attori più giovani saranno sommersi da proposte di lavoro, Nazzari apparirà sempre più raramente sul grande schermo, limitandosi a ruoli cameo in produzioni internazionali, come in Il papavero è anche un fiore, Il clan dei Siciliani e Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra. Qualche soddisfazione arriva invece dalla televisione, dove è protagonista dei rifacimenti televisivi di due dei suoi film più celebri: La cena delle beffe e La figlia del capitano e compare come ospite d’onore in trasmissioni celebri quali Il Musichiere, Studio Uno e Settevoci. Nel 1963 si cimenta pure nella conduzione televisiva prendendo parte al varietà del sabato sera Gran Premio abbinato alla Lotteria di Capodanno e gira alcuni famosi caroselli per un noto aperitivo, ripetendo come slogan la sua più celebre battuta: «… e chi non beve con me …». Nel 1969 la RAI gli dedica ben otto prime serate per trasmettere una retrospettiva dei suoi film più celebri. Il ciclo, che ottiene altissimi indici di ascolto e di gradimento, è curato da Gian Luigi Rondi. Nello stesso anno l’attore è impegnato nella miniserie televisiva La donna di cuori, diretta da Leonardo Cortese per Rai 1 (allora chiamato Programma Nazionale), affiancato da Ubaldo Lay e Sandra Mondaini. A partire dagli anni settanta, dirada sempre più gli impegni televisivi e cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Partecipa anche nel 1975 ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino e trasmesso da Rai 2 nel 1979; la scena principale in soggettiva fu girata, in lingua italiana, a Portofino. Negli ultimi due film, Nina di Vincente Minnelli e Melodrammore di Maurizio Costanzo, lo si vede apparire in piccole partecipazioni. Muore nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979[4], pochi mesi prima che la figlia Maria Evelina gli desse il primo nipotino, Leonardo. Col nome di Amedeo Nazzari Buffa, è sepolto al cimitero monumentale del Verano di Roma.

Amaro Diesus

Amaro Diesus . Diesus è l’amaro del frate. Sia per l’inconfondibile forma della sua bottiglia, che per il tradizionale gusto dell’amaro, tipico dei liquori storicamente prodotti nei conventi. Un amaro tradizionale, frutto dell’infusione in vini pregiati ed erbe aromatiche quali china, genziana e timo. Diesus nasce negli anni Sessanta. Da sempre è uno dei prodotti di punta della Barbero 1891, azienda nata alla fine dell’Ottocento nel basso Piemonte, entrata a far parte del Gruppo Campari nel 2003. “L’amaro del frate” è uno dei primi claim pubblicitari diventato “d’uso comune” nell’Italia del dopoguerra.  Il suo picco di popolarita’ lo raggiunge negli anni settanta dove era sempre in bella vista in qualsiasi bar o ristorante. Ve lo ricordavate ?